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Lettera di un maestro di sci – parte seconda

Il nostro amico maestro di sci, nostro inteso di tutti, riprende in mano la penna e – con la parte seconda – ci trasmette altri pensieri, dopo i primi espressi sul primo week end di Cervinia.

“Prima di tutto la salute. Ci mancherebbe: un diritto sancito dalla nostra Costituzione. Così come il lavoro, altro sacro principio scritto dai padri costituenti. Ma è notizia di queste ultime ore di un probabile lockdown nazionale a partire dal 15 novembre, qualora la curva epidemiologica non si attenui.

Tale decisione comporterebbe ovviamente altre forti ripercussioni sulla nostra economia, già provata dalla prima e da questa nuova seconda ondata di contagi. Parlando di montagna e di turismo, è ovvio ci si ponga alcune domande riguardo il futuro di chi lavora e vive.

Il CTS, ovvero il Comitato Tecnico Scientifico, non si è ancora espresso ufficialmente in merito alle regole da seguire quest’inverno e per molte stazioni l’attesa potrebbe rivelarsi devastante sotto il profilo economico qualora le risposte arrivassero tardi.

Chi conosce lo sci sa benissimo che molte piste sono dotate di innevamento programmato per garantire un miglior fondo e sopperire, in caso di scarse precipitazioni, alla neve naturale.

Attivare gli impianti di innevamento ha un costo e soprattutto richiede tempistiche ben precise: non è pensabile “schiacciare” il bottone il giorno prima e permettere l’indomani di sciare.

Si fa la neve (artificiale) ma poi si chiude per motivi di salute? In questo caso chi paga il conto? Soltanto le società degli impianti? Le regioni (quelle autonome, forse), lo Stato? Inoltre la neve programmata va pure, lavorata.

E ciò implica del personale addetto, nella stragrande maggioranza risorse umane “stagionali”, che hanno il diritto di conoscere il proprio futuro.

Il tempo stringe. E se per i grandi comprensori sciistici le cose possono sembrare a una prima lettura più facili rispetto a stazioni piccole o di medie dimensioni, non è così. I costi gestionali aumentano proporzionalmente con il numero di impianti e piste. E dunque il problema che si pone è uguale per tutti: piccole e grandi stazioni.

Inoltre, ad aggravare la situazione, mancano all’appello gli stranieri, così come i turisti di giornata, quelli del week-end e della settima bianca, assi portanti del turismo invernale e che non saranno gli stessi degli anni precedenti per via della crisi economica provocata dal Coronavirus.

Si è scritto (e detto, giustamente!) che occorre incentivare per la clientela l’acquisto online degli skipass, onde evitare affollamenti alle biglietterie. Occorrono altresì piattaforme che assicurino “processi” di convalida immediati, che consentano un accesso diretto ai tornelli.

Ben venga il potenziamento delle casse automatiche e la possibilità di vendere i biglietti presso gli hotel delle stazioni e, perché no, anche in appositi punti vendita in città, ad esempio nei centri commerciali, oltre che negli sci club, dove già avviene in alcuni casi.

Si è pure ipotizzato il numero chiuso, onde evitare affollamenti sulle piste. Ma come calcolarlo per non penalizzare ulteriormente le società degli impianti?

Si potrebbe, ad esempio, tenere in considerazione la portata oraria degli impianti e il numero delle piste, considerando tra i vari parametri anche le attuali restrizioni in fatto di trasporto pubblico, che prescrivono una capienza pari al 50% del normale imbarco.

Stiamo parlando di restrizioni, dunque di misure che andrebbero a incidere pesantemente sui bilanci delle società degli impianti, oltre naturalmente a tutto l’indotto che ne consegue. Dagli alberghi ai ristoranti, dai bar ai maestri di sci, ai negozi. Anche questo comparto ha, avrà, diritto ai famosi ristori o indennizzi, chiamateli come volete?

Un altro problema sono gli eventuali incidenti in pista, che possono sfortunatamente capitare. Gli ospedali al momento non sono in grado far fronte a simili esigenze, hanno altre priorità. E i centri traumatologici nelle stazioni non sono sufficienti.

Il quadro è complesso, non c’è alcun dubbio: ma se è vero che con questo virus, passata l’emergenza, bisognerà comunque convivere, almeno fino a che non ci sarà un vaccino, è necessario che gli organi competenti, CTS con Conferenza Stato-Regioni, diano al più presto risposte precise.

Solda con le gare FIS, Val Senales e Cervinia con gli impianti aperti (nel rispetto del protocollo e dunque con le limitazioni in esso contenute) consentono agli atleti dei vari team di prepararsi al meglio per la stagione agonistica, che nello sci alpino culmina con i Campionati del Mondo di Cortina.

Il messaggio di queste località, riprendendo le parole del Presidente della società impianti Cervino, Matteo Zanetti, è: “Poter garantire a tutti gli atleti un proficuo allenamento, motivo di grande soddisfazione ma anche di grande impegno, sostenuto con passione. Dare allo sport la possibilità di proseguire, è dare voce ai suoi valori e principi.

Che altro aggiungere, tanto di cappello, ricordando che FISI, Collegio Nazionale Maestri di Sci e AMSI (Associazione Maestri di Sci), hanno redatto un protocollo attento e rispettoso delle norme di sicurezza anti COVID.

L’ ANEF (Associazione degli imprenditori funiviari, aderente a Confindustria) ha presentato un suo protocollo. Attende risposte. Il mondo della neve dà lavoro a quasi ventimila persone. Numeri forse troppo bassi per essere presi in considerazione?

Walter Galli

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.