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Lindsey Vonn rompe il silenzio: “frattura complessa della tibia, ci vorranno tante operazioni”

Lindsey Vonn aggiorna il proprio quadro clinico e spiega le cause della caduta attraverso un lungo messaggio pubblico. “Il mio sogno olimpico non è finito come avevo immaginato. Non è stato un finale da libro di fiabe o una favola. È stata semplicemente la vita.” Vonn entra subito nel dettaglio tecnico dell’incidente: “Nella discesa libera la differenza tra una linea strategica e un infortunio catastrofico può essere anche solo di cinque pollici.” La dinamica è chiara e circoscritta: “Ero semplicemente cinque pollici troppo stretta sulla mia linea quando il mio braccio destro si è agganciato all’interno di una porta, mi ha fatto ruotare e ha causato la caduta.”

L’americana esclude in modo netto qualsiasi collegamento con gli infortuni precedenti: “Il mio ACL e i miei infortuni passati non hanno avuto alcun ruolo nella caduta.”
Sul piano medico, l’aggiornamento è preciso: “Purtroppo ho riportato una frattura complessa della tibia, che al momento è stabile ma richiederà più interventi chirurgici per essere sistemata correttamente.”

Nonostante l’esito, Vonn non parla di rimpianti:
“Anche se ieri non è finita come speravo, e nonostante l’intenso dolore fisico, non ho rimpianti.” E aggiunge: “Essere ieri nel cancelletto di partenza è stata una sensazione incredibile che non dimenticherò mai. Sapere di essere lì con una possibilità di vincere è stata una vittoria di per sé.”

La consapevolezza del rischio è parte integrante del messaggio: “Sapevo che gareggiare era un rischio. Lo è sempre stato e lo sarà sempre. Questo è uno sport incredibilmente pericoloso.” Il discorso si allarga poi oltre la gara: “Come nello sci, anche nella vita ci assumiamo dei rischi. Sogniamo. Amiamo. Saltiamo. E a volte cadiamo. A volte il cuore si spezza. A volte non realizziamo i sogni che sappiamo di poter raggiungere.”

E ancora: “Ma questa è anche la bellezza della vita: possiamo provarci.” La chiusura è una dichiarazione personale: “Io ci ho provato. Ho sognato. Ho saltato.” E un messaggio diretto a chi la segue: “Spero che, se porterete con voi qualcosa dal mio percorso, sia il coraggio di osare davvero. La vita è troppo breve per non scommettere su se stessi. Perché l’unico vero fallimento nella vita è non provarci.” “Io credo in voi, come voi avete creduto in me.”

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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