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Livio Magoni e lo spionaggio sportivo

Livio Magoni replica alle accuse di spionaggio sportivo. Il tecnico di Petra Vlhova si riferisce a un’intervista pubblicata da un giornale americano dove si sostiene che Livio abbia filmato furtivamente Mikaela Shiffrin durante gli  allenamenti. A queste accuse, Livio risponde così.

Sono stato attaccato pesantemente dal Team Shiffrin e si sono inventati questa cosa… Come se gli altri non filmassero mai nessuno! In più non c’è nessuna regola ufficiale riguardo alla possibilità di filmare gli atleti o altro.

Quindi non è stato fatto nulla di quello che ho letto o che si dice.  Solo cose che tutti fanno ogni giorno in pista. Mi piacerebbe vedere quante avversarie o team hanno visto le due manche di Petra a Zagabria.

D’altra parte, americani sorrisi falsi, come diciamo noi… Anche in riunione oggi a Zauchensee tanti erano dalla mia parte (Francia, Norvegia, Germania, Canada, Svizzera, Svezia, e i paesi piccoli, tutti che si sono messi a ridere! Gli americani invece non mi ha nemmeno salutato, Italia non pervenuta!”

Il tutto è venuto fuori dall’intervista…

Non  ho veramente capito riguardo a questa intervista totalmente falsa che mi ha fatto la giornalista americana a Zagabria. Ha estrapolato le sole frasi che servivano per inventare lo spionaggio industriale non corretto del team Vlhova e di Magoni.

Ricordo per correttezza che io non ho mai inviato nessun allenatore in località diverse da quelle dove siamo per filmare altri team. E non solo americani. Ricordo anche che abbiamo fatto video quando siamo tutti sulle stesse piste come fanno tutti i team, non solo il nostro.

Tra l’altro anche Petra è filmata da altri team. E ricordo che non esiste nessuna regola riguardo ai video.
Se la memoria non mi inganna regolarmente vengono filmate le prime 15 in partenza da tutti i team.

Sempre nella riunione di ieri  si sono messi a ridere riguardo a questa faccenda, perché tutti conoscono bene il team Shiffrin! Gli americani dovrebbero imparare a perdere come sappiamo perdere tutti.

Ricordo a questo paese che non sono sempre loro i migliori. Mi sa che hanno preso un bel granchio e sono fuori strada. Noi abbiamo vinto dopo 18.000 curve di slalom, 14.000 di gigante finora e non certo per il video!”

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.