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Lo slalom: anatomia di una “Kill Zone” Olimpica

Perché il microclima ha battuto i giganti dei rapid gates: l’analisi tecnica tra umidità e collasso del manto.

Lo Slalom Olimpico sulla Stelvio oltre che una prova di forza  si è rivelato un test di resistenza dei materiali. Grazie all’incrocio dei dati tra i 13 punti di rilevamento sulla pista e i tempi intermedi, siamo in grado di mappare con precisione chirurgica come l’ambiente abbia condizionato il gesto atletico, creando una vera e propria “trappola” invisibile per i favoriti.

Il “Giallo” della Prima Manche: L’Attrito Chimico

Alle ore 10:00, la Stelvio ha giocato la carta dell’umidità estrema (95%). Mentre la temperatura dell’aria a 1.500m segnava un rassicurante -6° C, il velo di neve fresca caduto sul fondo barrato ha innescato un fenomeno noto agli skiman più esperti: l’effetto ventosa.

I primi a scendere hanno affrontato una neve “aggressiva” che, unita a una visibilità piatta (Visual Comfort 6/100), ha impedito lo scivolamento fluido. In questo contesto, abbiamo assistito al primo atto del dramma: la Kill Zone del Punto 12.

Analisi Tecnica: La “Kill Zone” (1569m – 1366m)

È qui, tra il primo e il secondo intermedio, che la Stelvio ha presentato il conto. In questo tratto l’esposizione vira da Nord pieno (350°) a Nord-Ovest (335°).

Atleta Posizione al 1° Int. Esito Punto di Caduta
L. P. Braathen 1° (15.43) DNF Uscita Muro / Punto 12
M. Feller 9° (15.85) DNF Cambio Pendenza / Punto 12
P. Rassat 11° (15.96) DNF Inizio Diagonale / Punto 11

Cosa è successo? Non sono stati errori di linea. I dati mostrano un collasso meccanico della neve. L’umidità satura ha impedito al cristallo di neve fresca di legarsi al ghiaccio sottostante. Quando atleti con carichi laterali devastanti come Braathen hanno cercato il supporto della lamina, il manto è “esploso”. Lo sci non ha trovato resistenza, ma un vuoto molecolare, portando allo scivolamento immediato dello scarpone interno.

Seconda Manche: Il Paradosso della Visibilità

Alle 13:30 lo scenario è cambiato. Cielo terso, visibilità al 100%. Ma con il sole è arrivato il nemico invisibile: il calore dal suolo +2° C.

Mentre i leader della prima manche, come Atle Lie McGrath e Clement Noel, scendevano con la massima aggressività attirati dalla visibilità perfetta, la pista stava “tremando”. Il rialzo termico, seppur minimo nell’aria, ha cambiato la frequenza di vibrazione del ghiaccio.

  • McGrath è uscito perché ha trovato un ghiaccio “nervoso”, che invece di assorbire l’energia della curva, la restituiva come una molla, disarcionandolo.
  • Al contrario, Loic Meillard (Oro) ha vinto perché ha saputo sciare “sopra” la neve nel finale, evitando di incidere troppo in quel parterre dove il terreno a +2° C stava rendendo la neve saponosa.

Il Verdetto dei Dati

Oggi a Bormio abbiamo dimostrato che la performance non è un dato isolato. Il distacco tra l’Oro e il DNF è stato deciso da una manciata di gradi e punti di umidità:

  1. Run 1: Vinta da chi ha saputo gestire l’attrito chimico in assenza di visibilità.
  2. Run 2: Decisa dalla capacità di non sovraccaricare un ghiaccio reso instabile dal calore del terreno.

La Stelvio si conferma una pista per scienziati del gesto atletico: qui, se non rispetti l’ambiente, l’ambiente ti sbatte fuori.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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