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Matteo Gudagnini esonerato: “Sono fuori perché bisognava cambiare”

Matteo Gudagnini esonerato: “Sono fuori perché bisognava cambiare”
Matteo Guadagni, 58 anni di Predazzo, per diversi periodi allenatore di varie squadre delle Nazionali Azzurre, saluta la Fisi. L’allenatore delle nostre slalomiste ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma la scelta non è di certo stata sua.

Matteo, cos’è successo?
Mi hanno detto che bisognava cambiare

Cambiare per cambiare?
Esatto, non mi hanno dato motivazioni

Nemmeno sottolineato qualcosa che non andava più?
No, nulla, mi ha chiamato Massimo Rinaldi dicendomi esattamente questo. Mi ha proposto di rimanere con altre mansioni, ma ho scansato.

Cosa ti avevano proposto?
Guarda, non lo dico nemmeno. Il fatto è che ero molto legato a questa squadra e ci credevo. Era una sfida complicata perché il momento era abbastanza difficile, ma l’avevo assunta volentieri perché confidavo di portare a casa qualcosa di buono. Non ho accettato altro, perché se non vado bene per questo progetto, significa che non vado più bene per la Fisi

A inizio della scorsa stagione sembrava la squadra del futuro…
E oggi, invece, bisogna cambiare

Mancanza di risultati?
Avevamo tracciato degli obiettivi e li stavamo conseguendo. Qualche buona qualifica, il posto fisso conquistato da Lara Della Mea in Coppa Europa… Quello che è mancato è stata la continuità, perché abbiamo avuto due rotture di legamenti a gennaio e febbraio e Martina Peterlini che da ottobre a dicembre ha sciato molto poco per il mal di schiena che la tormentava. La squadra però era solida per un futuro votato alla crescita. Sono le più giovani di Coppa del mondo e sappiamo che in squadra non abbiamo una Shiffrin. Le ragazze però sono molto valide e lavorando sodo sarei riuscito a tirar fuori qualcosa di buono.

Ci sei rimasto male?
Abbastanza, perché non ha molto senso. Abbiamo iniziato un progetto tre anni fa con una squadra di slalom femminile praticamente da ricostruire da zero. A oggi manca un anno alle Olimpiadi di Pechino e al termine del quadriennio avrei certamente compreso un’analisi sul lavoro svolto. L’avrei chiesto io stesso per capire se proseguire o fermarsi lì.

Hai qualcosa da rimproverarti?
Mah, sai la scienza infusa non ce l’ha nessuno. Il conseguimento dei risultati è la somma di diversi componenti, non è soltanto una questione tecnica. C’è in ballo anche la salute e il materiale, tutto deve girare bene. Per il resto, le ragazze sono dalla mia parte. Nel senso che ho sempre avuto un ottimo feeling e avevamo costruito un buon rapporto di fiducia e stima reciproca.

È assolutamente certa questa interruzione?
Assolutamente sì. Oggi sono tutti in Fisi a fare meeting e non mi hanno convocato, quindi…

Il tuo percorso in Fisi è tosto. Lo ripercorriamo?
Ho iniziato in federazione nel ’95 e arrivavo dal Gruppo Sportivo Fiamme Gialle. Son partito già a mille perché seguivo la mitica Italjet di Ghedina, Runggaldier, Perathoner, Vitalini… La banda di Flaviano Vidori insomma con responsabile Alberto Ghidoni.
Nel 2000 son tornato nel Gruppo Sportivo. Fu una scelta più di vita che tecnica, perché mi nasceva il secondo figlio. Poi nel 2002 mi richiamò Flavio come suo aiuto nella squadra del gigante maschile. Nel 2005 fino al 2011 responsabile della squadra di gigante maschile, Blardone, Simoncelli, Schiappati, Ploner… Periodo epico con diversi primi posti e la bellezza di tre doppiette! Nel 2011 mi chiamò Angelo Dalpez (oggi vice presidente Fisi) e mi convinse a condurre la squadra del Comitato Trentino, progetto, chiamato “Trentino Azzurro”, che ho portato avanti per ben 5 anni. Nel 2016 sono stato nominato capo allenatore del settore femminile fino al 2018. Poi mi sono staccato dall’Elite di Rulfi accettando la proposta di prendere in mano nel 2019 la squadra di slalom.

Quindi adesso Matteo Guadagnini è sul mercato…
Sono motivato a rimanere nell’ambiente. Ho già qualche proposta, ma non rimango in Coppa del Mondo. Anche se la situazione è fresca, fresca, per cui farò le valutazioni al momento giusto.

Che ragazze lasci a Devid Salvadori (Se sarà ufficializzato tale incarico al tecnico bresciano)?
Lascio 5/6 ragazze veramente valide con le quali si può lavorare davvero bene. Sono certo raggiungeranno ottime soddisfazioni. Il primo step dello scorso anno è stato entusiasmante. Quest’anno, ripeto, è mancata solo la continuità. Irene aveva iniziato molto bene poi non ha concretizzato, anche se sembrava abbastanza chiaro si sarebbe ritirata dopo i Mondiali. Martina in estate andava a mille ma in autunno si è fermata. Rossetti e Della Mea il colpo in canna ce l’hanno eccome. Lara Della Mea in Europa è andata benissimo, poi a Cortina sappiamo cos’è accaduto. Bene anche Marta. Dopo l’11esimo posto di Semmering purtroppo a metà gennaio si è rotta anche lei.

Il resto del tuo staff?
Davide Marchetti, preparatore atletico/allenatore, Alberto Arioli skiman/allenatore e  Nicola Martini Skiman. Credo che loro rimarranno, con qualche dubbio su Marchetti, ma lascio questa certezza all’ufficializzazione.

Insomma, ti dispiace…
Sì, perché ci tenevo a fare ancora un anno e magari iniziare a raccogliere a pieno quanto seminato. Perché il gruppo stava crescendo. Bisognava solo avere un po’ di pazienza.

Le “tue” ragazze le hai sentite?
Certo che sì. Sono dispiaciute e credo abbiano anche chiamato in Fisi. Ma tanto ormai la strada è stata presa. Ripeto, mi dispiace molto, ma sono tranquillo e sereno.

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.