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Max Berger, un volo da 8000 metri

Max Berger, un volo da 8000 metri di altezza con il parapendio per tornare al campo base del K2. L’obiettivo era quello di raggiungere la vetta attraverso il percorso Cesen, ma le condizioni meteo lo hanno costretto al rientro.

Non si è trattato di un fallimento, bensì di un esempio di rispetto per la montagna e per la sua vita e quella dei soccorritori. Diverse valanghe nel K2 hanno costretto gli alpinisti a non arrivare in vetta. Quindi, nessuna cima fino ad oggi al K2 per questa stagione.

Ecco il racconto di Max Berger: “Ho lasciato il campo base il 14 luglio alle 5 del mattino. Ho scelto il percorso Cesen perché è più veloce, più ripido ma più corto. Ho saltato il campo 1 e sono andato direttamente al campo 2 a circa 6300metri”.

Le previsioni erano molto buone, nonostante ci fossero 20cm di neve e circa 50km di vento durante la notte, cosa non bello a causa del pericolo delle valanghe.

“La mattina dopo il tempo era buono e il giorno successivo per le 12 arrivai al campo 3. Grazie a un americano sono riuscito ad arrivare al campo 3 a circa 7100m. Una volta arrivato lì ho capito che la mia decisione di prendere il percorso Cesen era stata sbagliata, in quel momento grande depressione”.

La notte successiva c’è stato vento forte e nevicate. Di nuovo trail break al campo 4, a 8000metri sulla spalla del k2. Causa valanghe Max Berger è dovuto stare lì per 2 notti, aspetto non molto rilassante.

“Non puoi riposarti e stava finendo il cibo. Ho iniziato la direzione per la vetta la notte dal 17 al 18. Mi sentivo abbastanza bene, ma avevo ancora le gambe a pezzi per il trail breaking. Il problema maggiore è stata la quantità di neve. Ci sono state diverse valanghe. Le persone sono state costrette a tornare indietro. Nessuna vetta per nessuno”.

La mattina ha preso quindi il parapendio a circa 8000 metri, del quale vi avevamo dato un assaggio, per tornare al campo base. Ci sono voluti circa 15 minuti.

“Il volo è stato fantastico, il migliore in assoluto, più di quello dal Broad Peak”

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Andrea Ronchi

Andrea Ronchi

Andrea Ronchi è milanese di nascita e di cuore, rigorosamente a strisce rossonere. Ama lo sport in generale e da ragazzo si è cimentato in diverse discipline. Discreto tennista e giocatore di pallone, è rimasto folgorato dalle palline con le fossette in tarda età, o meglio, troppo tardi per ambire a farne una carriera ma sufficientemente presto per poter provare il brivido e la tensione dell’handicap a una cifra. La passione lo ha portato a fare del golf un lavoro e oggi, oltre a essere nel corpo di redazione della rivista Golf & Turismo, è prima firma di Quotidiano Sportivo e ospite fisso nella trasmissione televisiva Buca 9. Quando la neve copre i fairway prende gli sci, sua altra grande passione, e gira per le Alpi “costretto” dal suo ruolo di responsabile del turismo per la Rivista Sciare. È un duro lavoro, ma qualcuno le deve pur fare...