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Mike Bongiorno, la sci non lo dimenticherà mai

Tristezza assoluta, oggi, per il mondo dello sci in particolare, ma certamente per l’Italia intera, perché è venuto a mancare il grande Mike Bongiorno, che all’età di 85 anni stava per lanciare su Sky Tv, il suo ultimo super Quiz: Rischiatutto.

Sciaremag non è certo il sito per far cronaca di questo tipo, ma certamente è il luogo adatto di tutti gli amici dello sci per rendere omaggio a un grandissimo personaggio che ha aiutato moltissimo il nostro mondo e della montagna in genere per le sue parole e la sua immane passione che ha sempre dimostrato.

Era legatissimo a Cervinia, una sua vera seconda casa. Non molti anni fa un serio incidente proprio sugli sci l’aveva costretto a limitare le sue escursioni sulle piste di Cieloalto e del Ventina, ma l’attenzione per la neve non l’aveva mai perduta. SI ricorda anche quella pazza per non dire folle avventura che lo vide protagonista nel raggiungimento del Polo Nord, accompagnato da Lino Zani, grande esperto di montagna.

Mike è stato più volte autore di articoli anche su Sciare in passato e non mancheremo di mostrare il suo entusiasmo nella descrizione di eventi e di fatti legati allo sci. Sicuramente lo sci italiano ha perduto forse uno dei suoi più importanti ambasciatori. E amici.

Ecco il ricordo di Roberto Della Torre (Vice direttore Sciare)

Un pizzico di Mike Bongiorno appartiene allo sport, in particolare allo sci. E vogliamo tenerlo per noi. Quel pezzo di storia del costume italiano, il monumento della televisione, il re del quiz, il principe delle gaffes, l’uomo qualunque che sapeva parlare a tutti, l’emblema  della «mediocrità» secondo il celeberrimo ritratto di Umberto Eco, se  n’è andato all’improvviso l’8 settembre.

E’ successo a 85 anni in un albergo di Montecarlo, quando stava avviando la sua terza avventura televisiva dopo la storica epoca archeologica della RAI in bianco e nero e quella postmoderna della TV commerciale berlusconiana.

Dopo il divorzio amaro dal Biscione, era venuto il tempo del satellite, di Sky, degli spot astratti e lunari con Fiorello, lui a ironizzare su se stesso come un bambino ma con la voglia ancora (alla sua venerabile età) di lavorare e combattere, con lo spirito agonistico di quello sportivo vero che è sempre stato.

Negli anni, dietro e attorno a «Arrivi e partenze», «Lascia e raddoppia» (un mito dell’Italia del boom), «Rischiatutto»  (25 milioni di spettatori), «La ruota della fortuna», gli 11 festival di Sanremo (l’ultimo nel 1997), i Marianini, le signore Longari, i dottor Inardi, quelli laureati («Pensate ehh! Il signore è laureato!») e i Papi «Piox» e «Paolovi », c’era tanto sport: a parte il tifo sfegatato per la Juve,  il  tennis, la subacquea, l’equitazione (era driver di trotto) e lo sci, tanto sci.

Lo sci lo aveva conosciuto ragazzo a Torino con il fondo fatto con attrezzi da discesa; l’aveva coltivato tra le montagne durante l’esperienza partigiana e in America, dove si sobbarcava quattro ore di macchina per raggiungere le piste del Vermont da New York e dove, come corrispondente della RAI, aveva intervistato Zeno Colò e Celina Seghi. Lo sci è stato un grande amore della sua vita. Sempre, finché ha potuto praticarlo.

Ne ho parlato con lui quando l’ho intervistato nel gennaio del 1981 a Livigno , dove si svolgeva, la «3 dì», tappa italiana della neonata Coppa del Mondo di Freestyle. Era lì per Gino Tessari, livignasco e barbuto «campione» di «Flash», l’ultimo quiz di Mike in RAI prima del trasloco a Mediaset.

Non aveva sciato molto in quei giorni perché il tempo era brutto «e non ci si vedeva bene». Ero stato introdotto a lui da un biglietto di Massimo Di Marco: Mike su Sciare ha tenuto per una stagione una rubrica che si chiamava «Rischianeve». Non ci credete? Andate a sfogliare l’«annata 1975» e vedrete… Non era un «cannibale», Mike: sciava da dio; e aveva cultura tecnica: con lui si poteva parlare del wedeln di Stefan Kruckenhauser e del metodo francese di Emile Allais.

Mi aveva raccontato di quando la sua passione era diventata un incendio e, negli anni ’60, si allenava come un matto, sulle piste di Cervinia, dove aveva casa, e dovunque capitasse. Una volta avrebbe anche dovuto partecipare a un Campionato Mondiale dei giornalisti in Cecoslovacchia ma, sciando, si era rotto un femore. «Sono una frattura ambulante – mi aveva detto – Sono così fratturato che ormai marco il tempo con precisione infallibile.

Ma la passione è troppa. È troppo bello sciare, da soli, in mezzo alle neve e alle montagne. Si assapora la sensazione dell’infinito». Rileggo oggi, 29 anni dopo, quell’intervista (Sciare, nr. 223/224 del 15 febbraio 1981): questo, tra tante altre cose («Io so che la gente semplice vuole le cose semplici»; «Un quiz per i nostri politici? Non verrebbero mai: non sono degli sportivi»), mi aveva detto il grande Mike Bongiorno. Ma oggi è impossibile urlare  «Allegriaaaa!»

 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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