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Nel “Salotto” di Casa Max: i podcast diventano virali!

Le sfide per Max Blardone non finiscono mai. Quella intrapresa quest’anno dal campione Azzurro non è un gigante sulla Gran Risa e nemmeno una squadra di giovani da allenare, questo ormai è routine professionale. Quella dove si è messo totalmente in gioco, senza avere minimamente idea di come sarebbe andata, è tutt’altra cosa. Si chiama «Casa Max», ovvio, un inedito programma podcast dove Max passa dall’altra parte della barricata: da intervistato a conduttore!

Proprio così, seduto in un accogliente studio, per l’occasione trasformato in un «salotto sciistico», microfono alla mano, intervista alcuni personaggi del mondo della neve. Il termine intervista forse è un po’ fuorviante, perché il suo ruolo è del tutto inedito, per non dire speciale. Per farla semplice, Max non veste l’abito del classico giornalista perché non è questo il suo mestiere.

Max fa sì che la persona che ha difronte si racconti con sfumature che nessun professionista della stampa riuscirebbe a tirar fuori. Perché Max è Max!

Al cancelletto di partenza lo ricordiamo feroce, con quell’espressione spietata nei confronti di una pista che doveva essere domata e vinta! Ma con un paio di jeans e in un contesto di vita quotidiana, diventa l’opposto, soprattutto con gli amici. E solo Dio sa quanti ne ha!

Il segreto è questo: gli atleti che invita non entrano in uno studio di registrazione ma hanno la sensazione di trovarsi con un vecchio (si fa per dire) compagno di merende, nel salotto di casa. Casa Max, appunto. Quello che ne viene fuori, tecnicamente si chiama podcast, episodi audio caricati online che possono essere ascoltati grazie a un client, come Spotify.

In realtà le sei puntate finora prodotte, sono disponibile anche in video e si trovano su un canale youtube dedicato (basta cercare «Casa Max»).

Il via è stato dato a inizio inverno con uno degli sciatori più amati dal popolo degli sciatori, Kristian Ghedina, seguito da Christian Innerhofer, Nadia Fanchini, Giuliano Razzoli, Simone Origone e… il sesto è una sorpresa!

Senza poter avere minimamente idea di come il pubblico avrebbe accolto questa operazione, Max si è buttato senza paracadute, ma gli occhi non li ha chiusi, li ha sgranati come se si trovasse dinnanzi alle porte della Gran Risa e l’atterraggio è stato perfetto!

Un successo insperato, sugellato da indici di ascolto andati oltre ogni previsione, con centinaia di migliaia di visite! Insomma, Max ha spaccato!

La domanda che ci sorge spontanea è:

Max, come ti è venuto in mente di inventarti questa cosa?
Forte vero? Cosa vuoi che ti dica, ho voluto provare a stare dall’altra parte della barricata per scoprire se anche questo ruolo avrebbe potuto regalarmi nuove emozioni mai provate prima“.

E…?
E accidenti se le sto vivendo! Un mix di sensazioni che si intrecciano tra loro ma che devo tenere sempre sotto controllo. Mi sono reso conto che esiste un alto grado di responsabilità sia nei confronti dei personaggi che incontro che verso il team della produzione, abituati ad avere a che fare con grandi professionisti della comunicazione. Hanno creduto in me al buio e la volontà di non deluderli mi ha messo difronte a una sfida personale non da ridere. 

Fai tutto da solo?
C’è un gruppo di collaboratori al mio fianco, oltre a mia moglie Simona, con cui costruisco la trasmissione. Poi,. Come ho fatto per tanti anni, mi avvicino alla partenza da solo e via! Trovare le parole giuste, rivolgere le domande in modo chiaro e semplice, tenere un certo autocontrollo per regolare le emozioni, mantenere una forma espressiva corretta… per chi lo fa di mestiere è tutto semplice, ma tutte queste cose io le ho dovute apprendere e scoprire strada facendo!

Quali argomenti toccate?
Quasi tutto a parte i risultati, o meglio ciò che gli appassionati non possono sapere. Dalla giornata tipo, all’alimentazione, a come si è determinata una gara nel bene o nel male. Pensa che col Ghedo, dovevamo parlare per 40 minuti, invece, siamo andati avanti un’ora e mezza! Per fermarci hanno dovuto spegnere le luci!

L’aspetto più complicato?
Individuare il confine da non superare quando si va sul personale. Sono tutti miei amici di lunga data, con alcuni di loro ho passato metà della mia vita, tuttavia, non sai mai quale grado di confidenza ti puoi prendere quando entri nel cuore della vita delle persone. Poi, un conto è parlare one to one, ma quando sai che tutto ciò che viene fuori dallo speach è visto da migliaia di persone, qualche scrupolo te lo fai. Tieni conto che per non perdere la spontaneità del dialogo nulla è preparato prima, gli atleti non conoscono a priori le domande che gli rivolgerò.

La cosa più impegnativa rimane quella di riuscire a controllare le emozioni che mi piombano addosso! Sai, parlare con Nadia Fanchini della povera Elena… O con Ghedo che mi racconta della sua mamma… ti lascio immaginare! Quando si ricordano medaglie e vittorie è un momento gioioso facile da portare avanti, ma quando si esce dal contesto agonistico e si entra nella sfera personale, capita di affrontare momenti tristi e bui. Un giornalista probabilmente in questi casi riesce a rimanere freddo, io no! Non ho mica seguito corsi di formazione! Diciamo che mi sono messo alla prova, perché le sfide non devono mai finire!

Quindi stai scoprendo anche qualcosa di te che non conoscevi?
Il problema è che mi conosco troppo bene e la sfida è proprio questa: superare quegli aspetti emotivi trasformandoli in momenti di vita da raccontare. Fuori dal salotto di Casa Max non ci riuscirei. Però ho escogitato un trucchetto. Nei giorni precedenti all’incontro, contatto amici o conoscenti stretti del personaggio dai quali mi faccio raccontare fatti, fatterelli e aneddoti che solo loro possono conoscere. Può essere il preparatore atletico come il vicino di casa, il macellaio dove va sempre a prendere la carne o il postino. Poi registriamo un loro video messaggio che l’ospite di turno vede su un ipad durante la trasmissione.  Le reazioni, in studio sono troppo divertenti!

Un po’ di scuola l’hai fatta però in Rai
In parte sì, ma è stata un’esperienza totalmente differente. Prima di entrare in cabina con Davide Labate sono andato a Roma da Ivana Vaccari negli studi Rai e mi sono trovato in mezzo a non so quanti talk show. Sì, qualcosa ho imparato ma sai, arrivare da un percorso di atleta che di fatto vive in silenzio sempre in discesa e trovarsi in mano un microfono parlando per ore… In quel caso poi dovevo descrivere la discesa degli atleti dal punto di vista tecnico. Il mio pane, insomma. Casa Max è tutt’altro. 

Che voto ti dai?
Niente voto, posso solo dire di sentirmi soddisfatto e felice del risultato. Non mi riferisco agli ascolti, che per fortuna ci sono, ma a un altro aspetto: è davvero emozionante per me vedere come, man mano che si sviluppa l’incontro, il personaggio si lascia andare e addirittura va oltre alla domanda posta. È un bel segnale, significa che si trova a pieno agio e che sente di aprirsi in un contesto favorevole. Proprio una bella atmosfera, che poi è l’obiettivo che mi ero posto prima di dare il via a questa iniziativa. Sono certo che molti appassionati hanno scoperto fatti e sentimenti di questi grandi campioni, che non conoscevano. E questa è la vittoria più bella del podcast. 

È piaciuto anche ai personaggi che hai incontrato?
Direi proprio di sì, ma sai, te ne accorgi subito se c’è qualcosa che non va. La risposta è breve, povera, non gira. Invece si è sempre arricchita di contenuti ed emozioni. Figurati che, e questa proprio non me l’aspettavo, ho ricevuto tantissimi messaggi non solo di apprezzamento, ma con la disponibilità da parte di alcuni a intervenire in una prossima puntata, come ospiti!

Tipo?
Dai, lasciamolo un po’ di sale…

Allora, occhio che adesso arriva una “porta” difficile: chi ti è piaciuto di più?
Una porta sul ghiaccio mannaggia! Sai una cosa, non avrei problemi a farti un nome, ma non sono in grado di dartelo perché finora ho intervistato personaggi troppo diversi tra loro. E ognuno con background e personalità impossibile da mettere a confronto. Lo sport è emozione e io cerco di trasmetterla agli appassionati non attraverso l’azione, cui sono abituati, ma con le parole. Se arriva a me, significa che arriva a tutti. Quando di fronte trovo una medaglia d’oro olimpica, vedi Razzoli, o un atleta che ha vinto 14 Coppe del Mondo, vedi Simone Origone, o un Domme una Nadia, un Ghedina, ho la sensazione di sentirmi piccolo, piccolo, ma loro mi portano sullo stesso piano ed io trascino il pubblico su quello stesso livello. Non è grandioso?

Come se tu non avessi mai vinto niente…
Il podcast viene bene proprio perché riesco a togliermi la tutina da gara. È l’unico modo per non dare nulla per scontato.

I tuoi amici che dicono?
Tanti messaggi di apprezzamento da Schörghofer a Sofia…
*Ti racconto l’ultima: in Badia incontro Benny Raich che mi dice: «Hey Max, ma che bella cosa che stai facendo, dovresti farla anche in inglese per accogliere nella tua casa personaggi di tutto il mondo!»

Accadrà?
Ci stiamo lavorando, ma non è tutto così semplice. Il mio livello di inglese è buono, giro il mondo da una vita, ma se non si è totalmente padroni della lingua difficilmente si ottiene lo stesso risultato. Con la traduzione simultanea bisogna verificare se si creano tempi morti. Ci penseranno i tecnici. Vedremo con la prossima edizione!

È confermata?
Sì, confermata. L’idea è di arrivare almeno fino a Milano-Cortina ma non soltanto con gli atleti. L’intenzione è di andare a pescare, frugando nello sconfinato mondo della montagna, quei personaggi riconoscibili dal grande pubblico per ciò che fanno o che hanno creato. È bello se Casa Max riesce a portare lo sci anche fuori dai tracciati di gara.


I campioni  di Casa Max
1^puntata: Kristian Ghedina
2^puntata: Christof Innerhofer
3^ puntata: Nadia Fanchini
4^ puntata: Giuliano Razzoli
5^ puntata: Simone Origone
6^ puntata: Sorpresa!

La Produzione
Casa Max è prodotta da Bentobox – Affamati Digitali, storica agenzia di comunicazione veronese specializzata in contenuti audiovisivi e podcast.
Coordinatore generale: Paolo Quagini
Project Concept & Graphic Design: Beatrice Bertagnin
Autore & copywriter: Diego Scandola
Project Manager: Irene Milani
Production Director: Giorgia Merlini
Video Production & Editing: Andrea Sonzio e Stefano Pegoraro
Sound design & Editing: Levi Facchin
Marketing Director: Pamela Faccioni
Social Media Strategist: Francesca Campagnari
Social Media Manager: Angela Paris
Adv Specialist: Sharal Albarello
Web Developer: Matteo Messina
Web Designer: Edoardo Barini
Canali social: Facebook, Instagram e Tik Tok.

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About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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