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Nicola De Martin candidato presidente del Comitato Veneto: “Bortoluzzi nella mia squadra”

Nicola De Martin candidato presidente del Comitato Veneto: “Bortoluzzi nella mia squadra”.
Nicola De Martin, classe ’62 di Padola (BL), da ben 26 Presidente dell’US Padola: “Un po’ perché ammetto che non è così facile mollare, un po’ perché non è così semplice trovare gente disposta a occupare certi ruoli. Ci vuole tempo, cuore e passione, anche se siamo un piccolo club. E poi, sai, Padola è un comune di soli 800 abitanti.

Qui De Martin ha un’impresa boschiva che rimane la sua prima attività, poi è allenatore dal 1980, come lo sono i figli Ester e Alvise.

Ebbene, Nicola si candida come Presidente del Comitato: “Le ossa me le son fatte prima come consigliere dal 2000 e dal 2018 sono stato nominato vice presidente con Bortoluzzi Presidente e fino al 10 settembre dirigerò la commissione dello sci alpino”.

Da vice a Presidente il passo è lungo!
È decisamente tutta un’altra cosa. La verità è che Roberto Bortoluzzi non può più candidarsi avendo di gran lunga superato i tre mandati (è presidente da 26 anni!) ma abbiamo individuato un sistema che ci permetterebbe di proseguire il nostro cammino. Con l’obbligo del condizionale, io sarei il Presidente di un gruppo dove Roberto, che si candida come consigliere, continuerebbe ad esserci e a lui, come agli altri, verrebbero affidate diverse deleghe per portare avanti i programmi stabiliti. In definitiva la mia investitura è da leggere come responsabile di una squadra con compiti precisi.

La squadra, dunque, l’avete già delineata?
Delineata ma non ancora definita, questione di pochi giorni, fino al 26, giorno in cui scadono le candidature. Il 4 di settembre organizzeremo un’assemblea cui inviteremo tutti gli sci club veneti. Sarà l’occasione per presentare il team e per illustrare il nostro programma che certamente è rivolto alla continuità ma con nuove proposte atte a migliorare laddove ce n’è bisogno.

Qualche anticipazione?
Migliorare il rapporto con gli sci club. A me piacerebbe che l’atleta fosse sempre al centro dell’attenzione con una governance corretta, capace di dedicare la giusta attenzione anche alle piccole società che fanno tanta e troppa fatica. In generale noi vorremmo un progetto molto simile a quello della Federazione nazionale. Pensare a una squadra regionale oggi con la mente al 2026 è obiettivamente tardi ma lavorare a stretto contatto con alcuni sci club per favorire la strada alle eccellenze è d’obbligo.

Finora non c’è stata questa attenzione?
Certo che sì, è sempre stato un dogma per il Comitato, ma è anche per questo che difendiamo la continuità. Sulla carta sono tutti bravi a teorizzare, ma è solo con l’esperienza che ti rendi conto di cosa serve veramente, quali sono le reali esigenze dei club e dei rispettivi allenatori. Probabilmente qualche errore è stato anche commesso, ma è proprio da lì che bisogna ripartire perché è più semplice individuare il percorso migliore. Alla fine, l’obiettivo principale di un Comitato è quello di portare più giovani possibili nelle squadre nazionali, ma perché questo avvenga è necessario un lavoro ancora più “di fino” rispetto a quanto fatto finora.

La situazione dell’agonismo in Veneto com’è?
Quest’anno, per la prima volta a mia memoria, il Comitato veneto ha superato come numero di tesserati le Alpi Centrali. Da molti anni organizziamo il circuito Coppa Veneto-Energiapura, con 250 partecipanti di media a ogni gara. Il movimento dei Giovani si assesta sui 70/75 ragazzi e 45/50 ragazze. Non è poco. Alla nostra finale del Lattebusche abbiamo 450 tra cuccioli e baby. Questo per quanto riguarda le presenze. Sta tenendo molto bene anche la categoria children. Se poi parliamo di livello questo è un altro discorso. Attualmente grandi eccellenze non ce ne sono. Ma, come dicevo prima, è importante stare vicino anche agli sci club più piccoli. Società come il Druscié, il 18, il Cortina, lo Ski College Veneto o il Gallio che hanno bilanci superiori al Comitato, certamente devono passare da noi, ma sono totalmente autosufficienti. Il fatto è che in quelle squadre finiscono anche gli atleti top degli sci club di pianura ai quali poi manca l’ossigeno per proseguire. È uno dei punti in cima alla lista del nostro programma.

Non sarebbe un po’ ingombrante per te presidente avere una figura come quella di Bortoluzzi in Consiglio?
Ma ben venga! Guarda, togliamoci subito dall’imbarazzo perché qualcuno qui sospetta che di fatto De Martin sia soltanto un prestanome. Chi mi conosce sa ben che non sono di primo pelo. So riconoscere però molto bene le mie competenze così come i miei limiti. E so individuare altrettanto bene i plus dei membri di un possibile Consiglio. È evidente che se non mi affidassi per molti aspetti all’esperienza di Bortoluzzi sarei da ricoverare! Ripeto, sarebbe un gioco di squadra e non mio. Il Comitato regionale dovrebbe essere l’espressione massima di ciò che sa produrre un determinato territorio, non il sapere di un singolo uomo.

Chi ha fatto il Presidente per un periodo così lungo, difficilmente accetta di fare un passo indietro collocandosi su una sedia di consigliere. Se Roberto ha deciso ugualmente di optare per questa strada significa soltanto una cosa: amore per ciò che fa, passione infinita per gli sport invernali, devozione per la sua terra! Per me è una fortuna che voglia comunque rimanere e sfruttare il suo sapere è solo un grande vantaggio per il Comitato veneto. E credo anche per l’Italia intera, considerando che è un punto di riferimento anche per i “colleghi” delle altre Regioni.

Te la vedrai con Roberto Visentin…
Se cerchi di tirarmi fuori qualcosa contro quella squadra non ci riuscirai. Fino a due mesi fa andavamo tutti d’amore e d’accordo e non sarà una differenza di vedute a portarci a uno scontro. Ci giochiamo solo una partita su un territorio che tutti amiamo allo stesso modo. La squadra di Visentin si propone come “il cambiamento”, ed è sostenuta dai presidente provinciali. I quali, è bene ricordarlo, sono presenti ai consigli o alle decisioni importanti che prende il Comitato, quindi, anche tra loro c’è chi partecipa alle attività da un sacco di anni. Detto questo, un conto è il pensiero dei Presidenti, altro quello degli sci club che poi sono quelli che decideranno esprimendo il loro voto.

Intendi che sarebbe un cambiare tanto per cambiare?
Intendo che le rivoluzioni vanno fatte dinnanzi a un problema grave. Non mi sembra sia il caso del Comitato veneto che finora ha lavorato bene sotto tutti i punti di vista, compreso quello finanziario. Non mi permetto di criticare la cordata avversaria, dico solo che non è per niente semplice fare meglio rispetto a oggi, soprattutto se non si conosce in maniera approfondita cosa c’è dietro a determinati risultati. Aggiungo un’ultima considerazione sotto forma di domanda: come mai Roberto Bortoluzzi è presidente da 26 anni? Non si spiega forse perché la base apprezza il suo operato? Sotto questo punto di vista, se dovessimo perdere, mi sentirei anche un po’ in colpa. Questo perché sono certo che se potesse candidarsi ancora, stravincerebbe. Sottolineo poi, che come persona ha un cuore d’oro!

Tu invece?
Dicono abbia, come molti allenatori, un certo caratterino. Purtroppo, ho il difetto di essere sempre molto diretto e di dire ciò che penso senza girare troppo attorno alle questioni. Col ruolo di Presidente, chissà, potrei diventare un po’ più diplomatico. Ma non lo posso promettere! (ilarità). Se non dovessi vincere nessun dramma. Avrei più tempo da dedicare al mio sci club.

Da dove nasce questa tua predisposizione all’attività politico-sportiva?
14 anni fa ho subito un grave incidente e ho perso l’avambraccio destro. Allenavo dal 1980 ma da quel giorno ho dovuto rallentare un po’ per alcuni impedimenti abbastanza ovvi. A esempio non riesco a preparare gli sci. Tale situazione mi ha portato a coinvolgermi sempre più all’aspetto tecnico-organizzativo. Da otto anni sono presidente della commissione di sci alpino del Comitato, studio i regolamenti, non mi perdo mai un incontro e dal punto di vista tecnico non è semplice mettermi in tasca. Ma solo perché mi piace da morire questo aspetto dello sport. Poi torno a casa e mia moglie mi dice: “Ma dove vuoi andare ancora dopo così tanti anni!”. Anche lei però sa benissimo che soffocare una passione è come togliere il respiro. In più ci si mettono gli amici a spronarti, Quando è così, è difficile tirarsi indietro. Nicola De Martin candidato presidente Nicola De Martin candidato presidente

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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