Analisi micrometeorologica della Combinata a Squadre: perché la “doppia anima” di Cortina deciderà la sfida tra velociste e slalomiste.
Alla Olympia delle Tofane, nella Combinata a Squadre femminile di oggi, il fattore ambientale non sarà un semplice sfondo. Sarà una variabile attiva, capace di modificare radicalmente la percezione visiva, il comportamento del manto nevoso e la qualità del gesto tecnico tra la Discesa del mattino (10:30) e lo Slalom del pomeriggio (14:00).
L’analisi incrociata dei dati micrometeorologici sui 10 punti chiave della pista rivela una giornata che non evolve in modo lineare, ma per transizioni. Ed è in queste transizioni che si annida la differenza tra un podio e una prestazione anonima.
1. La morfologia: una pista, due regimi
L’Olympia presenta una caratteristica peculiare: la quasi totalità del tracciato è esposta a Est/Sud-Est (91° – 134°), fatta eccezione per il Punto 5 (quota 1891m), che vira bruscamente verso Nord-Est (Aspect 34°).
Il significato tecnico: Questa non è una “trappola”, ma una variazione di identità. Mentre la maggior parte della pista riceve radiazione solare diretta già dalle prime ore del mattino, il settore NE rimane riparato e sensibilmente più freddo. Per l’atleta, questo si traduce in una transizione di grip: la neve passa da una risposta elastica a una risposta più “secca” e aggressiva. Chi non saprà assecondare questo cambio di tenuta con un carico progressivo rischia di subire la neve, perdendo la linea ideale.
2. Ore 10:30 – Discesa: Quando vince chi perde meno energia
La prova di velocità si corre in condizioni di radiazione solare elevata, ma sotto un regime termico rigido (circa -5°C). Il dato chiave è il Dew Point (punto di rugiada), attestato intorno ai -8°C.
La fisica della velocità: Un Dew Point così basso, unito a un contenuto assoluto di vapore acqueo estremamente ridotto, limita la formazione di un film d’acqua continuo sulla superficie del cristallo. La neve resta dura e abrasiva.
In questo scenario, la velocità non si “costruisce”: si conserva. In aria fredda e densa, il drag (resistenza aerodinamica) aumenta; non vince chi spinge di più, ma chi non dissipa energia. Ogni micro-correzione o instabilità d’assetto viene amplificata dall’attrito di una neve secca. La stabilità aerodinamica sarà il primo filtro selettivo della giornata.
3. La variabile Luce: dal contrasto all'”Inseguimento”
Se il mattino è dominato dalla stabilità del fondo, il pomeriggio introduce la sfida della qualità visiva. Le proiezioni indicano un aumento della copertura nuvolosa fino al 98-100% per lo Slalom.
Il ritardo percettivo: Il passaggio dalla radiazione diretta alla luce piatta (flat light) riduce drasticamente la percezione del micro-rilievo. Nello Slalom, questo è critico: l’atleta smette di sciare in anticipo e inizia a sciare in “inseguimento della porta”. Senza ombre a definire i solchi, il cervello processa la posizione del palo con un ritardo di millisecondi, portando a linee più difensive e a una perdita di continuità nel ritmo.
4. Ore 14:00 – Slalom: La “Neve Viva” e il feedback aptico
Al via della seconda manche, l’Olympia non sarà più uniforme. Mentre l’aria in basso sfiora i -1°C, il suolo mantiene una temperatura leggermente superiore, creando un gradiente termico verticale all’interno dello strato nevoso.
Meccanica del carico: La superficie resta dura, ma la base diventa dinamicamente instabile, generando micro-vibrazioni ad alta frequenza (chatter). Qui la differenza la farà lo stile di sciata:
- Gli impulsi bruschi amplificheranno le vibrazioni, portando lo sci a “saltare” sul ghiaccio.
- Una distribuzione del carico fluida e progressiva permetterà di smorzare la risonanza del manto.
In questa fase, il feedback tattile (aptico) sarà l’unico riferimento affidabile per le atlete, dato che la luce piatta avrà cancellato ogni informazione visiva sulla texture del terreno.






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