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Paralimpiadi: Jack e Fabri, oro anche in slalom!

Nemmeno la più felice e commovente delle favole per bambini piccoli riesce ad essere più emozionante. Non è un’esagerazione ma se qualcuno ha un’idea diversa siamo pronti a essere smentiti. Il fatto è che Giacomo Bertagnolli e la sua Guida ormai fraterna Fabrizio Casal, dopo aver vinto il bronzo in discesa, l’argento in superG e l’oro in gigante, questa notte hanno conquistato ancora la medaglia d’oro nello slalom. Sì, avete letto bene, la medaglia d’oro in slalom. E questa volta non è stato così facile come quella di mercoledì scorso, dopo che avevano chiuso la prima manche tra le porte larghe con un vantaggio quasi incolmabile. A metà gara la coppia trentina di Cavalese, in forze alle Fiamme Gialle, si è trovata al secondo posto con un gap di 89/100 sugli slovacchi Miroslav Haraus (B2) e la guida Maros Hudik. A parte il distacco, c’è da confrontarsi con due cavalli di gran razza, oro in combinata, dove c’è lo slalom e bronzo in superG. Ma non solo, alle spalle degli Azzurri c’è una spina fastidiosa: quel Jacub Krako, slovacco anche lui, che assieme alla guida Branislav Brozman si era portato a casa l’oro in superG, l’argento in gigante e in discesa. Senza dimenticare l’esperto asso canadese Marc Marcoux, quinto dietro alla sorpresa russa Redkozubov. Insomma, la classica situazione che può mandarti a gambe all’aria se non hai nervi d’acciaio e una concentrazione da paura. Proprio quello che non ha avuto Haraus messo sotto pressione da Jack e Fabri. Una seconda manche, quella degli Azzurri a dir poco irripetibile. Una meraviglia vederli sciare anche indipendentemente dal tempo ottenuto. Sembrava di vedere uno stantuffo perfetto. Quando Fabrizio, davanti a Giacomo di due/tre metri, era giù in piegamento, Bertagnolli era su, in perfetta distensione, capace di creare il corretto anticipo. Su e giù, su e giù, su e giù… una sincronia assoluta, un’armonia che non ti aspetti, un ritmo meccanico al limite dell’umano. E’ stato così bello vederli che il traguardo è arrivato fin troppo in fretta per loro! Davvero emozionante. Il vantaggio su Krako, in testa fino a quel momento, si è rivelato subito molto importante: 1 secondo e 20 centesimi. Si era capito che la seconda manche degli Azzurri assomigliava tanto a un capolavoro tecnico praticamente inimitabile. Quelli che rimangono scolpiti nella neve eterna. Haraus sapeva che avrebbe dovuto tirare come un folle per riuscire a battere l’Azzurro. Perché anche lo slovacco ha il senso della vittoria nel dna e arrivare secondo o terzo non lo fa mai impazzire. Non ha retto però alla pressione ed è uscito dal tracciato. Bertagnolli, Krako, Redkozubov: questo l’ordine d’arrivo dello slalom paralimpico di Pyeongchang. E così Giacomo e Fabrizio chiudono la loro prima esperienza ai Giochi con 2 ori, 1 argento e 1 bronzo, con l’unico rammarico della combinata dove, ironia della sorte, correvano da stra favoriti. Non hanno commesso errori, semplicemente lo sci destro di Casal si è staccato senza alcun motivo nella prova di superG. Capita.
Vogliamo però strappare un applauso fragoroso anche per Rene De Silvestro che ha ottenuto un settimo posto tra i sitting di enorme valore. Dev’essere preso come un trampolino di lancio di una carriera che ha tutti i presupposti per coprirsi di soddisfazioni. Stesso discorso per Davide Bendotti, dodicesimo nella categoria Standing.
E così, il presidentissimo Fisip Tiziana Nasi può tornare nella sua amata Torino senza quel broncio che ha tenuto per 4 sonori anni, da quando cioè si spense la fiaccola di Sochi 2014, dove non riuscimmo a raccogliere nulla se non grandi delusioni. E conoscendola un pochino, queste medaglie non serviranno per completare un lavoro durato un quadriennio, perché in realtà, il lavoro che ha impostato il giorno dopo essere tornata dalla Russia, vede come obiettivo Pechino 2022, con Pyeongchang vista solo come transito. Va beh, Tiziana può anche correre quanto vuole e tirare dritto come un treno, noi ci fermiamo un attimo perché non vogliamo perderci nemmeno un istante di questa emozione che ricorderemo per tanto, tanto, tanto tempo!

 

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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