Bolzano a gennaio non è solo una città, è un crocevia, di persone, di idee, di interessi che arrivano con linguaggi diversi, poi finiscono per parlarsi nello stesso corridoio. Prowinter si è chiusa così, dopo tre giorni intensi, con 5.400 visitatori da 35 Paesi che non fanno rumore da record, ma disegnano una mappa precisa. Qui si viene per lavorare. E per capire.

La fiera dell’outdoor e degli sport invernali ha raggiunto la sua ventiseiesima edizione senza bisogno di cambiare pelle. Ha continuato a fare quello che fa meglio: tenere insieme le cose. Stand, test, incontri, formazione. Tutto nello stesso tempo, senza compartimenti stagni. Prowinter funziona perché assomiglia al mercato vero, quello che vive di relazioni e di scelte rapide, non di slogan.

Gli espositori sono stati 230, i brand rappresentati 400. Il 30% arriva da fuori Italia. Non è una sfilata internazionale, è una presenza pensata. Qui ci sono i team europei, i responsabili prodotto, chi deve decidere davvero. Si parla di sci, di abbigliamento, di noleggio, di servizi. Si parla guardandosi negli occhi, spesso senza nemmeno sedersi.
Anche chi cammina tra i padiglioni racconta una storia coerente. Retailer, noleggiatori, buyer, tecnici. Arrivano dall’arco alpino e oltre: Germania, Austria, Scandinavia, Benelux, Europa dell’Est. Gente che sa cosa cerca. Gente che torna perché qui trova risposte pratiche, non promesse.

Quest’anno Prowinter ha allargato lo spazio. Il nuovo padiglione outdoor ha portato aria diversa. Scandinavian Village da una parte, Italian Outdoor Village dall’altra. Nord e Sud che si osservano, si confrontano, a volte si assomigliano più di quanto credano. Novanta espositori in questo settore raccontano un mercato che non separa più le stagioni, che pensa i prodotti per essere usati, non solo mostrati.
Poi c’è la neve. Quella vera.
I Test Days e le Prove Libere Retail hanno portato gli operatori a Carezza. Sci ai piedi, freddo in faccia, giudizi immediati. Le novità della stagione 2026/27 passano prima dal corpo che dalle schede tecniche. E quando torni in fiera, parli con cognizione di causa.
Il resto succede tra una cosa e l’altra. L’après-ski, le chiacchiere davanti agli stand, le strette di mano che valgono più di un catalogo. Prowinter vive anche lì, negli spazi non programmati. È forse il suo tratto più riconoscibile.
Dentro questo movimento si inserisce il Prowinter Lab.
Centoventi operatori italiani rispondono al questionario stagionale. Ne esce una fotografia sobria. Stagione avviata con prudenza. Vendite e prenotazioni stabili. Oltre il 60% guarda a un fatturato in linea o in crescita. Il segnale più interessante arriva dalle scelte operative: flotte rinnovate, nuovi servizi, nuovi marchi. Meno parole, più azioni.
La sostenibilità entra in modo concreto. Il Prowinter Award introduce un criterio ESG vero, misurato da un consulente dedicato. Non è una bandierina. È un metodo che inizia a prendere forma.
Si esce da Prowinter con una sensazione chiara: qui si costruisce.
Il prossimo appuntamento sarà il Season Finale di aprile, con numeri e bilanci. Poi si tornerà a Bolzano dal 10 al 12 gennaio 2027






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