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Quando gli Eroi diventano Dei

Nemmeno il calcio è riuscito nella storia a creare un’icona così rievocativa e sempre attuale come la Valanga Azzurra. I cronisti del pallone scrivono «goal a valanga» perché sono condizionati da questo fenomeno. Persino i bambini credono che la valanga sia solo azzurra e che quella che crolla dalle montagne si chiami unicamente slavina. Anche oggi, quando i nostri atleti riescono a occupare il vertice delle classifiche si titola «La Valanga Azzurra è tornata» e se avviciniamo il podio «È quasi Valanga». Per il mondo dello sci questo è un tesoro che ogni anno sembra assumere sempre più valore, perché sa mantenersi integro nel tempo. Eppure sono passati più di 40 anni. Quasi tutti i protagonisti di quel magico periodo li abbiamo incontrati alla festa «Scivolando con Stile» organizzata nella romantica sala Hofer dell’Hotel Des Alpes a Madonna di Campiglio. Il patron della gara Lorenzo Conci ha infatti voluto rievocare il podio tutto italiano del 19

Pienino Gros, Elena Matous e Gustav Thöni
Pienino Gros, Elena Matous e Gustav Thöni

dicembre 1976, quando vinse Fausto Radici davanti a Pierino Gros e a Gustav Thöni. Li ha accolti sul palco assieme a Mario Cotelli, Oreste Peccedi, Sepp Messner, Marco Vidi, Alfons Thoma. La mancanza di Fausto si è sentita solo a metà, perché la dolcezza e la grazia della moglie Elena Matous ce l’ha riportato lì con un susseguirsi di emozioni ad ogni sua parola, con la complicità di Pierino e di Gustavo. Gli anni scorrono, ma i tecnici della Valanga Azzurra sono identici agli anni ’70. I quaranta e passa inverni passati hanno congelato il tempo. Mario e Oreste hanno sempre reso elettrica l’atmosfera che ruotava attorno alla squadra e questo si è avvertito anche sul palco dell’Hofer. Due personalità di immenso spessore, umile ma decisa quella di Peccedi, piacevolmente cattedratica quella di Cotelli, che ricorda tutto di quel periodo, anche gli episodi più insignificanti. Pierino Gros ha rivisto le immagini Rai proiettate in sala di quell’indimentcabile 19 dicembre ‘76. Non si era dimenticato di quel bastoncino sbattuto ripetutamente a forza sulla neve, arrabbiato per aver concluso al secondo posto, ma rivedere quella scenetta lo ha sia divertito che imbarazzato un po’, ritenendola lui stesso antisportiva. «Datemi subito quella cassetta» ha detto con una recita struggente, dinnanzi al sorriso di una platea delle grandi occasioni. Tra gli oltre duecento invitati anche Silvana Spadafora, cavaliere del lavoro, neo laureata alla Cattolica di Milano (a più di 80 anni!), ma soprattutto fondatrice della Silvy Tricot, famosa per quel maglione con le protezioni sulle braccia che utilizzarono per molti anni tutti gli slalomisti. Silvana è salita sul palco assieme alle figlie Alessandra e Francesca che non hanno evitato di ricordare come quel marchio famoso in tutto il mondo era solo lei, mamma Silvana. La storia di quel maglione che ha raccontato è curiosa: «Ero allo Stelvio quel giorno e rimasi stupita dai lividi anche un po’ impressionanti che segnavano le braccia dei ragazzi. Colpa dei pali di legno. Mi sono detta, ma possibile che debbano farsi così male. Tornata a casa provai a infilare dei pezzi di poliuretano espanso nelle maniche. Diedi un prototipo a Carletto Senoner ma avevo sbagliato a inserirli. Li avevo messi in senso orizzontale, invece andavano collocati verticalmente. Il resto è venuto da solo». Silvana poi si è alzata, si è soffermata dinnanzi al mega screen dove risplendeva un’immagine della squadra con indosso quei famosi maglioni. Gli ha sorriso e ha fatto ciao con la mano. Quella serata, voluta anche dall’ispiratrice di Scivolando con Stile, Roberta Bonazza, ha trasmesso a tutti una gran voglia di vivere. Raccontare ciò che è stato in maniera così elegante e senza sprofondare nella malinconia o cadere nel vizio un po’ insopportabile che spesso ti porta  a dire «Non è più come una volta», è stato meraviglioso. Il quadro della 3-Tre 2016 poi è proseguito sul Canalone Miramonti. Un altro capolavoro. La Fis è sempre in cerca di nuove formule possibilmente magiche, per aumentare il pubblico degli appassionati. Le combinate alpine, i giganti paralleli, regole per la scelta dei pettorali nella velocità… Queste cose non spostano nulla, anzi forse provocano l’effetto opposto. Ma l’idea giusta la Fis ce l’ha sotto il naso: si chiama slalom notturno da compiersi in stadi di grande fascino, come quello della 3-Tre sul Canalone Miramonti o quello della Night Race sulla Planai di Schladming. Investendo qualche soldo è possibile allestire scenografie simili. Lo spettacolo offerto da attori come Kristoffersen e Hirscher merita qualsiasi investimento. Per inchiodare la gente dinnanzi alla Tv o portarli a bordo pista, non esiste una gara migliore di queste. Anzi no, una è imbattibile, si chiama Streif e si celebra a Kitzbühel. Ma se ci fosse uno slalom in notturna ogni weekend, gli eroi dello slalom diventerebbero Dei e le piste probabilmente accoglierebbero

Ski World Cup 2016-2017. Giorgio Rocca (ITA). Madonna di Campiglio 22 dec. 2017 Photo (Marco Trovati Pentaphoto-Mateimage)

più appassionati. Ce n’è uno tra loro che non è più atleta, ma non sembra. Giorgio Rocca ha aperto le danze sulla 3-Tre con il piglio del 2005. Indossava l’antica Ceffa della Colmar, la divisa dei gigantisti della Valanga, semicoperta dal pettorale numero 55 di quell’epoca. È stata la sintesi di un evento unico: lo show dello slalom di oggi, l’eleganza dello slalom di ieri. Indimenticabile.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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