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Quando la cartilagine del ginocchio se ne va troppo presto

Il dott. Fabio Verdoni ci spiega, nella sua ormai storica rubrica, cosa accade quando la cartilagine del ginocchio se ne va troppo presto. Le patologie degenerative a carico della cartilagine articolare non sono infatti, solo legate solo agli adulti. Anche il bambino/adolescente può soffrire di lesioni del tessuto cartilagineo.

Se non diagnosticate precocemente e trattate adeguatamente, possono avere delle conseguenze importanti.
L’osteocondrite dissecante di ginocchio (alcune volte di caviglia), è causata da una sofferenza vascolare della cartilagine che, in alcuni casi, può estendersi a livello dell’osso subcondrale (tra la cartilagine e il tessuto osseo).

Possono esserne colpiti i condili femorali, tibiali e, raramente, anche la rotula.

Patologia
Questa patologia colpisce tipicamente soggetti sportivi tra i 10 e 17 anni. I sovraccarichi articolari sono tipici di sport come il calcio, basket e lo sci che sono caratterizzati da flessioni e torsioni dell’articolazione. Questi movimenti sono la causa tipica dell’osteocondrite dissecante.

Inizialmente il danno è circoscritto alla sola cartilagine che si «rammollisce» mentre successivamente viene delineata da una sorta di solco.

L’evoluzione consiste nel propagarsi del danno vascolare all’osso sottostante e al possibile distacco della zona interessata dalla sofferenza vascolare.

L’esito di questo processo è che il profilo dell’articolazione diventi irregolare a causa della mancanza di una sua parte. Inoltre c’è la possibilità che il frammento possa vagare nell’articolazione con conseguenze importanti.

Sintomi
La sintomatologia è all’inizio subdola, caratterizzata da dolori saltuari e non acuti, che diventa sempre più importante, sino a provocare dolore continuo, zoppia e alla fine anche blocchi articolari. Non devono mai essere sottovalutati i sintomi sopra descritti al fine di poter fare una diagnosi precoce che prevenga danni irreversibili.

Diagnosi
La diagnosi si deve avvalere necessariamente di un esame RMN che visualizzi la lesione osteocartilaginea, indicandone le dimensioni e la profondità.

 

Il monitoraggio con esame RMN è anche fondamentale da un punto di vista prognostico in quanto la progressiva risoluzione dell’edema, stato infiammatorio dell’osso, indica la progressiva risoluzione del danno vascolare.

Trattamento
Il trattamento nelle prime fasi, caratterizzate dalla sofferenza superficiale cartilaginea, consiste nell’astensione dall’attività sportiva. Quindi anche nell’uso di stampelle per scaricare l’arto colpito e nell’uso di campi magnetici pulsati (terapia elettromagnetica che favorisce la rivascolarizzazione della zona colpita).

Differente è il trattamento nelle fasi avanzate, quanto la patologia arriva all’osso al di sotto della cartilagine (sub condrale).

Nel caso in cui la zona si demarca ma rimane in sede, il trattamento consiste in perforazioni con fili di metallo o nella cruentazione con punte metalliche (microfratture), in artroscopia.

Lo scopo di questo trattamento è di provocare un sanguinamento che porti a guarigione il danno osteocondrale. Se è presente un «corpo libero» endoarticolare, questo deve essere necessariamente rimosso in artroscopia.

Alla procedura chirurgica seguirà un periodo di scarico di 40 giorni, la mobilizzazione assistita attiva e passiva, il rinforzo della muscolatura, i campi magnetici pulsati. Nei casi importanti l’uso di fattori di crescita è indicato.

Da un punto di vista prognostico sono da individuare dismorfismi articolari come il ginocchio varo o valgo che possano portare ad un sovraccarico posturale.

Si tratta comunque di una patologia a esordio insidioso e che spesso si manifesta in soggetti sportivi ad alto livello. Se non riconosciuta precocemente può portare a conseguenze irreversibili in soggetti in piena evoluzione scheletrica.

IL DOTTOR FABIO VERDONI
Nasce a Trescore Balneario (BG) nel ‘57. Si laurea in Medicina e Chirurgia nell’85 presso l’Università Statale di Milano. Consegue nella stessa sede universitaria le specializzazioni in Ortopedia e Traumatologia, in Chirurgia della mano e il Master in Ortopedia pediatrica.

È stato Dirigente medico presso l’Istituto G. Pini di Milano ricoprendo il ruolo di responsabile della Struttura Divisionale di allungamento e fissazione esterna degli arti.

È Responsabile Unità Operativa Istituto Ortopedico Galeazzi Milano. È membro di Società ortopediche nazionali e internazionali.

Diventa Maestro di sci nel 1976, con un trascorso agonistico a livello provinciale e zonale. Frequenta l’ambiente agonistico dello sci seguendo i propri figli Davide (anche lui maestro) e Benedetta.
È sempre aggiornato sull’evoluzione dello sci e dei materiali dal continuo confronto con i colleghi maestri, allenatori e istruttori.

 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.