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Quando la selezione diventa social

Il pensiero di un maestro di sci di oggi si intitola: “Quando la selezione diventa social”.
I social sono il termometro di commenti su fatti che accadono. Che a ben guardare, anzi a leggere, è pure bello. Perché esprimono opinioni. Faccio questa premessa poiché non sono mancati, in questi giorni sui social, pareri discordanti circa le selezioni per maestri di sci in Valle d’Aosta.

Ad alcuni tale scelta non è andata proprio giù, perché apparsa per lo più inopportuna dai tanti maestri che non hanno potuto lavorare quest’inverno.

Opinioni rispettabilissime, dettate da motivazioni contrapposte tra loro, che creano malumori e insoddisfazioni, visto il divieto di sciare e insegnare.

Non per tutti, però. Sulla neve ad alcuni è permesso allenarsi, lavorare per garantire selezioni, organizzare corsi formazione maestri e aggiornamenti. Ad altri è invece tutto vietato.

Sono i “semplici” maestri, ai quali è vietato insegnare e persino sciare da soli per mantenere una forma tecnica, se non attraverso le gare dei master.

Ma non per forza bisogna “essere atleti”. Ovvio che tutte queste differenziazioni alla lunga stiano creando dei malumori. Così come il non arrivo dei tanto annunciati ristori.

La prossima settimana il Governo dovrebbe finalmente dare il via libera. Saranno probabilmente 70 o 80 milioni di euro. Soldi che però arriveranno non prima di giugno. Facendo due conti, calcolando 15.000 maestri, la cifra pro-capite sarebbe di circa 4.000 o 5.000 euro, mal contati.

Un importo, a quanto pare, destinato a salire per coloro che hanno come unico reddito quello del maestro di sci, abbassandolo, giustamente, a chi invece ha altre attività, oltre a quella del maestro.

Nel totale dei ristori sono poi da prevedere i contributi per le singole Scuole, le cui spese fisse ci sono state, nonostante l’inattività. Con cartelle esattoriali puntualmente arrivate a destinazione. Quindi, alla luce di quanto detto, non è che stiamo parlando di grandi somme, sempre che queste cifre vengano confermate.

L’intera categoria è stata “silenziata” tutto l’inverno per non creare problemi a chi doveva, dovrà, legiferare, senza neppure conoscere il proprio futuro. Sarà permesso ritornare a insegnare già da quest’estate? E il prossimo inverno? Ci si dovrà abituare a vivere soltanto di ristori?

Dovremo diventare tutti “allenatori on-line” e trasformare le scuole in sci club, per avere così diritto al lavoro? A breve lo scopriremo. Ma non in silenzio. Quando la selezione diventa 

Walter Galli
P.S. “Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche”. Jean-Paul Sartre. Ovviamente auguri a tutti i futuri colleghi maestri. La cui unica colpa è quella di voler bene allo sci. Come tutti noi, da anni sulle piste, fino a “ieri” a insegnare.

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.