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Quando ti facevano il “terzo grado!”

Il pensiero di un maestro di sci di oggi si intitola: “Quando ti facevano il “terzo Grado!”

Premessa: tantissimi i commenti “amarcord” sul pensiero del maestro di ieri dal titolo “C‘è chi scende e c’è chi scia” dedicato ai due ex grandissimi DT della Scuola Italiana Sci, Fink e Bosoni. L’articolo ha stuzzicato l’appetito di Roberto Tomatis che ci ha invitato alla sua tavola tecnica inviandoci il suo pensiero. Ovvero, uno dei suoi piatti preferiti: la storia dell’insegnamento di quegli anni. Per tanti maestri un ritornare indietro nel tempo, per i giovani l’occasione per conoscere la storia di questo mezzo secolo di sci.

La storia recente della Scuola Italiana Sci è imperniata su due personaggi che l’anno fatta grande e che vale sempre la pena ricordare. Dopo il secondo conflitto mondiale, le scuole sci ed i relativi maestri hanno operato, per decenni, a livello regionale, se non addirittura a livello individuale, senza un reale collegamento ed una base comune nella pratica dell’insegnamento.

La rivoluzione avviene negli anni70’ per merito di Hubert Fink (nella foto di copertina assieme all’attuale presidente Amsi Maurizio Bonelli nel 2013) , professore di Bressanone, che, in qualità di direttore tecnico della COSCUMA (Commissione della Federazione incaricata della formazione professionale dei maestri) rivoluziona il testo tecnico-didattico e soprattutto istituisce una totale uniformità nelle metodologie dell’insegnamento su tutto il territorio nazionale.

Hubert Fink ha un forte carisma e compie una straordinaria operazione di marketing,

rendendo visibile la figura del maestro di sci nel momento esatto nel quale gli italiani, unitamente al boom economico, scoprono il piacere di praticare questo sport.

Le selezioni per accedere al corso di formazione sono molto selettive, altrettanto si può dire degli esami di fine corso. Il corso di formazione è in realtà diviso in tre tappe, con la prima si consegue il titolo di maestro di sci di terzo grado, e con le due successive si aggiungono i titoli di secondo e primo grado.

Anche se da un punto di vista puramente professionale con il terzo grado era già possibile insegnare, lo scopo dei tre gradi era quello di stimolare gli aspiranti maestri e i maestri stessi a raggiungere il più alto grado di professionalità. Mi ricordo che mentre frequentavo il terzo grado, si stava tenendo in contemporanea il corso di primo grado, e tra i vari allievi c’era anche un certo Gustavo Thoeni.

Hubert Fink è stato capace di far conoscere lo sci al grande pubblico attraverso la figura del maestro. Attraverso il gruppo Istruttori Nazionali (i maestri a più alto livello scelti come docenti ed esaminatori nei corsi di formazione) Hubert Fink ha fatto conoscere la via italiana allo sci, fatta soprattutto di stile.

Nelle varie competizioni internazionali (Interski) il team di istruttori italiani ha ottenuto numerose vittorie e riconoscimenti da parte delle federazioni degli altri paesi. In sintesi, Hubert Fink è stato capace di inquadrare tutti i maestri di sci sotto un’unica bandiera, quella italiana dando altresì un fondamentale impulso al turismo invernale.

Il secondo personaggio del quale vorrei parlare è Maurizio Bosoni, succeduto a Hubert Fink quale direttore tecnico della COSCUMA. Credo che un primo merito di Maurizio sia stato quello di raccogliere la pesante eredità di Fink, considerandola come punto di partenza per un ulteriore passo avanti della Scuola Italiana Sci.

Mentre si è sempre cercato in passato di esaminare il gesto tecnico degli atleti per trarne indicazioni utili ad elaborare un testo tecnico e didattico per l’apprendimento dello sci, con Maurizio Bosoni il gesto stesso viene analizzato sfruttando i principi della biomeccanica, ovvero le leggi matematiche e fisiche che sottintendono al movimento del corpo umano. Nasce così la “supertecnica” dove i movimenti sono spiegati in modo scientifico e funzionali al risultato che si vuole conseguire.

Anche lo sci, inteso come attrezzo, subisce una profonda trasformazione con l’avvento del “carving”, ovvero dello sci sciancrato, nato anch’esso da un esame scientifico finalizzato a definire la migliore geometria dello sci utile al mantenimento sugli spigoli, da parte dello sciatore, di una determinata traiettoria.

Sotto la direzione di Maurizio Bosoni, si raggiunge la sintesi tra nuova tecnica e nuovi attrezzi, ed il suo merito sta proprio nel fatto di avere anticipato i tempi nei quali il modo di sciare sarebbe stato così profondamente trasformato.

Ricordare i personaggi che hanno fatto grande lo sci italiano è importante anche per capire i tempi attuali.

Il Covid ha pesantemente condizionato e azzerato il lavoro di tantissimi Maestri di sci. Il messaggio che possiamo trarre dal lavoro svolto da Hubert Fink e Maurizio Bosoni è quello di sentirsi più che mai appartenenti alla stessa categoria. Quella dei Maestri di sci italiani. Solo così potremo far valere i nostri diritti e superare questo momento così difficile. Quando ti facevano il Quando ti facevano il Quando ti facevano il

Roberto Tomatis 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.