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Roda col 57,88% non raggiunge il quorum. Noris al 35,97%, Bortoluzzi al 2,52%

La Federazione Italiana Sport Invernali resta senza presidente. All’assemblea elettiva di Veronafiere nessuno dei tre candidati ha raggiunto la soglia necessaria. Flavio Roda, in carica dal 2012 e alla ricerca del quarto mandato, si è fermato al 57,88% dei voti validi (48.015), sotto il 66,7% richiesto. Antonio Noris ha ottenuto il 35,97% (29.838), Roberto Bortoluzzi il 2,52% (2.087). Nessuno ha superato nemmeno il 50% più uno, la soglia valida per Antonio Noris e Roberto Bortoluzzi . Quindi, statuto alla mano, la nuova assemblea dovrà essere convocata entro 90 giorni, questa volta senza Flavio Roda in quanti il regolamento glielo impedisce. Nel frattempo il direttivo prosegue con l’ordinaria amministrazione, come una sorta dia. Un vero commissario potrebbe essere nominato qualora Roda decidesse di rassegnare le dimissioni.

Schede scrutinate 1.391
Voti presenti 83.160
Voti validamente Espressi 82.950
Voti schede bianche 3.010 

Così Flavio Roda dopo il risultato:

“Ho notato in questi due mesi di campagna questa cattiveria nei miei confronti. Non è stata una campagna con degli argomenti, è stata solo una cattiveria, e utilizzare anche dei momenti molto difficili anche per me, tipo la scomparsa di queste due ragazzi (Franzoso e Lorenzi -ndr) solo a fine campagna elettorale, questo è sciacallaggio puro.”

“Io so bene quello che ho fatto, so che alla federazione ho dato tutto quello che potevo dare, assieme a tante persone. Io spero solo che arrivi qualcuno che ha a cuore gli atleti, che non abbandoni gli atleti, perché questo è il patrimonio più importante della federazione.”

“Il bilancio è quello che ho espresso anche stamattina: è un bilancio positivo, innanzitutto per l’attività dei nostri atleti. Dal punto di vista finanziario abbiamo lavorato bene in questi anni, siamo riusciti a rimediare alle carenze.”

“Oggi non ho raggiunto quel quorum che era più importante. Però sono molto sereno, perché so quello che ho fatto e so tutte le persone che hanno lavorato assieme a me, dal primo all’ultimo, da chi lavora in federazione ai tecnici. Tutto questo mondo, secondo me, è cresciuto tanto. È una cosa fenomenale, gli atleti che abbiamo sono veramente il massimo.”

“L’unica cosa che può dispiacere è forse non essere più al fianco di questi atleti. Quello sì che mi mancherà.”

Il bilancio delle emozioni?
“Ci sono momenti positivi e anche negativi, però forse in questo momento sono un po’ assente, quindi faccio fatica ad avere emozioni, devo dire la verità. Sono sereno, accetto. Alla fine ho avuto una buona maggioranza ugualmente, quindi vuol dire che la maggioranza di questa assemblea, meno male, riconosce un qualcosa.”

Cosa succederà adesso?
“Questo è l’unica cosa che un po’ mi preoccupa. Farò un consiglio a breve, perché abbiamo interrotto tutta la programmazione. Consulterò tutti i consiglieri per capire qual è la cosa migliore: se mi dimetto e quindi viene commissariata la federazione, oppure traghettare. Onestamente faccio fatica a pensare di traghettare la federazione in questi mesi, perché diventa un po’ limitativo. Forse un commissario potrebbe essere anche una buona soluzione.”

Quattordici anni di presidenza: la cosa più bella e un errore commesso?
“Gli errori tanti, forse non saprei elencarli. Ne ho fatti tanti, dall’inesperienza all’inizio. Però devo dire che tutti gli errori che ho fatto, forse non avevo la volontà di creare danno a qualcosa.”

“Le gioie sono tante, sono quelle degli atleti, ma non solo del risultato. Secondo me è l’immagine che hanno i nostri atleti nel mondo oggi, che è fenomenale. Noi forse questo lo sottovalutiamo, ma parlando con le aziende, con le persone, anche con le federazioni nostre competitrici, Austria e Svizzera, sono loro i primi a dire: come fai ad avere dei ragazzi così? Questa forse è la soddisfazione maggiore. Vuol dire che ho fatto bene. Ripeto, assieme a me hanno lavorato tante persone, e penso che tutti abbiano messo un impegno grandissimo in questa federazione.”

Così le parole dei tre candidati prima del voto:

Flavio Roda: “Memoria e serietà”

Flavio Roda, presidente dal 2012, ha respinto “con fermezza” l’idea di essere un uomo solo al comando. “Non mi ritengo un genio, mi ritengo una persona comune”, ha detto, rivendicando di non avere interessi personali né vincoli con nessuno. Ai delegati ha chiesto di ricordare lo stato in cui la federazione fu trovata nel 2012, sottolineando che tra chi oggi lo critica c’è chi allora era vicepresidente vicario. Ha messo in guardia dai “grandi proclami”, difficili da mantenere, e ha difeso un sistema che “funziona” e che altri copiano, con club di una forza che “non ce l’ha nessuno”. Ha ammesso che l’abbandono giovanile da noi è un po’ più marcato che negli altri sport e che il bilancio, pur positivo, non è “tutte rose e fiori”: gli anni a venire saranno difficili. Sui paralimpici ha rivendicato la scelta dell’inclusione senza strutture separate: “Sono come gli altri”. Ha chiuso mettendosi a disposizione: “A voi la scelta”.

Antonio Noris: “Un cambiamento, non uno strappo”

Antonio Noris ha proposto “un’evoluzione”. Ha definito la Fisi “la nostra mamma”, ma ha insistito sui quattordici anni con la stessa guida: “Un’era glaciale”. Ha criticato gli anni passati tra ricorsi e sentenze dopo le ultime elezioni, tempo “tolto alla neve”, e la burocrazia che grava sui club, con chi apre la sede alle 6 del mattino che dovrebbe pensare ai ragazzi e non ai moduli. Il suo modello è la staffetta: non un altro uomo solo al comando, ma “una squadra che guida”, in cui la responsabilità passa di mano in mano. Ha ricordato il programma di 170 pagine elaborato dal suo gruppo e si è impegnato a farsi misurare per primo. Ha concluso chiedendo di andare al voto “liberi da ogni condizionamento, liberi da ogni paura”.

Roberto Bortoluzzi: “Il presidente di tutti”

Roberto Bortoluzzi, per 26 anni presidente del Comitato Veneto, fino al 2022, ha impostato l’intervento sulla governance: “Non è più tempo di un uomo solo al comando”. Si è definito “un presidente contro il presidenzialismo”, pronto ad assegnare ai consiglieri deleghe e ampi margini di manovra, perché non siano più “semplici comparse”. Ha riconosciuto che la presidenza in carica ha ottenuto “risultati sportivi ed economici importanti”, ma ha spostato il confronto sul “metodo” e sul “modello”. Ha promesso una federazione “snella, trasparente, partecipata” e ha avvertito che non può più “vivere di rendita”. Ha ringraziato gli atleti paralimpici per le Olimpiadi di Cortina e ha ricordato i giovani atleti scomparsi, Matilde Lorenzi e Matteo Franzoso. Il presidente dell’assemblea lo ha invitato a concludere, avendo superato di molto il tempo concesso.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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