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Ryan Cochran-Siegle, niente Cortina: “You gotta risk it for the biscuit”

Per Ryan Cochran-Siegle purtroppo niente Cortina, ma il velocista americano, infortunato a Kitzbühel, la prende con filosofia: “You gotta risk it for the biscuit”. Ovvero, per aver successo devi correre il rischio!

Lo abbiamo intervistato a Folgaria, Alpe Cimbra, la sua seconda casa in Europa, mentre facecv le valigie per tornare negli States.

Significa quindi  niente Cortina?
A questo punto tutte le mie possibilità di gareggiare a Cortina sono fuori discussione. Ho incontrato il mio medico il 26 gennaio e abbiamo deciso insieme di aspettare ancora un po’ prima di prendere una decisione sulle misure da intraprendere per il recupero.
Nel peggiore dei casi dovrò sottopormi a un intervento chirurgico per stabilizzare le vertebre. Tutto il resto del mio corpo sopra e sotto la C7 è completamente a posto. Dai sono stato fortunato!

Una vera disdetta, stavi andando alla grande, un cambiamento netto dagli anni passati. Come lo spieghi?
Credo che il mio successo quest’anno derivi dalla strategia accurata e dalle capacità che sono riuscito a sviluppare in modo sistematico e costante, sebbene lentamente, negli ultimi cinque anni circa. Dalla passata stagione ho focalizzato l’attenzione sui Mondiali con un unico obiettivo: presentarmi a Cortina da protagonista.

Solo pianificando certi traguardi riesci a ottenere la massima fiducia in te stesso, condizione indispensabile per competere ai massimi livelli. La mia crescita poi, non è venuta fuori prima anche a causa degli infortuni che ho patito, specie all’inizio della mia carriera. Penso però che la conoscenza dello sport che ho acquisito negli ultimi tre anni sia quella mi ha spinto dove sono adesso.

Già, gli infortuni,  davvero numerosi quest’anno in Coppa del Mondo. Hai qualche soluzione per correre più in sicurezza?
Avendo subito un infortunio in precedenza, aver visto alcuni dei miei compagni di squadra più stretti attraversare la stessa brutta esperienza in passato e oggi dover affrontare tutto questo di nuovo sulla mia pelle è certamente straziante. Non ci si augura mai di subire un infortunio, né per se stessi né per i più acerrimi avversari. Ma la realtà è che fa parte delle gare di sci. Fa parte del gioco al quale tutti noi dobbiamo giocare.

È difficile sapere se c’è una causa dietro così tanti infortuni in questa stagione, ma di certo sembra ce ne siano tante. Finché non sapremo le vere cause di questi infortuni non c’è modo di apportare delle modifiche in modo accurato per diminuire il tasso di infortuni in futuro.

La mia ipotesi migliore è che il livello dello sci sia in continua evoluzione e stia progredendo a tal punto che anche i rischi imprevisti siano visibili. Abbiamo un detto negli Stati Uniti: “You gotta risk it for the biscuit” “per aver successo devi correre il rischio” – e penso che questo la dica tutta sulla natura stessa di questo sport. Gli sciatori devono spingersi oltre le proprie capacità per avere successo e il costo di tutto questo è prendersi il rischio.

Quanto c’è di mamma Barbara nella tua crescita tecnica?
Mia madre mi ha insegnato a sciare all’età di 2 anni, ma poi ha preso un posto in secondo piano nel mio sviluppo nelle gare di sci. Mia zia Lindy Cochran Kelley è stata in realtà la mia forza trainante nell’affiancarmi sempre durante il mio passaggio da sciatore veloce di 12 anni nel Northern Vermont Council alla squadra nazionale di sci degli Stati Uniti all’età di 18 anni. Detto questo, quando vedo vecchi video di sci o foto di mia madre, vedo molte somiglianze nelle nostre capacità tecniche, quindi le attribuisco alla genetica.

Phil Mahre, Bill Johnson, Bode Miller, chi è il tuo preferito e chi ti ha ispirato di più?
Bode è stato il primo fenomeno delle gare di sci a cui sono stato presentato. La sua ascesa alla fama nei primi anni 2000 è avvenuta più o meno nello stesso periodo in cui io ho iniziato a gareggiare, quindi naturalmente è stato probabilmente il mio più grande idolo delle gare di sci da bambino, proprio come ogni altro ragazzo sciatore negli Stati Uniti della mia età. Ho sempre pensato che Bode e io avessimo un’educazione simile proveniente dalla costa orientale, essenzialmente essendo cresciuti nei boschi e quant’altro, e questo mi ha fatto credere che un giorno avrei potuto essere come lui.

Oltre a te, il team USA DH è cresciuto molto quest’anno. Sono personali coincidenze o esiste un particolare tipo di lavoro tecnico svolto all’interno della squadra?
Il nostro successo quest’anno deriva principalmente dalla nostra grande squadra dinamica, da uno staff di allenatori stellare e da una programmazione sistematica e costante che si è andata a costruire negli anni. Quando vedi la nostra squadra, ti rendi conto che siamo tutti tipi di sciatori diversi. Queste differenze sono diventate i nostri punti di forza, dove ognuno di noi ha le proprie prospettive da portare e mettere insieme a quelle degli altri e che ci rendono tutti degli sciatori più forti alla fine. Inoltre avendo accesso ad ottime basi di allenamento come l’Alpe Cimbra (che rappresenta la nostra sede di preparazione in Europa) e la Copper Mountain, siamo stati in grado di allenarci continuamente ad un livello molto alto.

Stai crescendo anche in gigante, riuscirai a raggiungere i top player anche in questa specialità?
Il livello del gigante oggi è altissimo, non sarà facile per me.  Negli ultimi anni ho dedicato molto lavoro a questa specialità e non sono ancora neanche lontanamente vicino al livello dei migliori sciatori in questo momento. Ovvero Alexis Pinturault, Marco Odermatt e Filip Zubcic. Vorrei essere competitivo a quel livello, ma per riuscirci dovrò trovare il modo di dare la stessa attenzione che dedico allo sci di velocità. Ci proviamo!

Che tipo di assistenza e collaborazione ti offre Folgaria – Trentino?
Hai detto bene, collaborazione, perché non si tratta della classica partnership o sponsorizzazione. Soprattutto in una stagione dove tutte le gare sono solo in Europa, per gli americani è necessario trovare una “seconda” casa. E stare qui, a Folgaria, in Trentino, i vantaggi sono notevoli.  Il primo è il noto supporto della comunità che ha fiducia in me e che mi spinge a sforzarmi sempre di più per migliorare e continuare a crescere. Il secondo vantaggio è quello di potermi allenare in una ski area che si presenta sempre in condizioni di altissima qualità, anche nella mid season. Questo mi permette di continuare a crescere tecnicamente durante tutto l’anno. Infine, un terzo vantaggio, è avere l’opportunità di portare visibilità al Trentino e formare un legame duraturo tra la Coppa del mMondo e la sua gente.

 

Visto che a Cortina non potrai esserci puoi sbilanciarti su un pronostico: chi vincerà la discesa?
Non sono mai stato a Cortina, quindi non so esattamente come sarà la pista. Da quanto ho saputo mi sembra sarà bella tosta! E in questo caso punterei tutto sul campione del mondo del 2017 Beat Feuz.

Ti ho conosciuto ai Mondiali Juniores 2012 di Roccaraso dove hai vinto 2 ori. Eri piuttosto timido e riservato. Sei ancora così?
Penso di essere meno timido ora, ma sono ancora riservato. Sono sempre stato introspettivo, ma essere uno degli attori della Coppa del Mondo quindi di un palcoscenico internazionale  mi ha aiutato a uscire dal mio guscio. Mi piace anche pensare che ho radici forti e apprezzo da dove vengo. Non mi sono mai sentito come se dovessi fingere di essere qualcuno che non sono.

Ryan ai Mondiali Junior del 2012 visibilmente emozionato per la conquista di due ori ma soprattutto per la conoscenza di Alberto

Qual è l’obiettivo massimo che ti sei prefissato come atleta?
Il mio obiettivo più alto è quello di avere sempre un obiettivo da raggiungere e di continuare ad amare questo sport. Ryan Cochran-Siegle niente Cortina Ryan Cochran-Siegle niente Cortina Ryan Cochran-Siegle niente Cortina

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.