Quanto la componente cognitiva influisce sulla sciata? Affrontiamo il tema utilizzando la terminologia scenografica per identificare due comuni denominatori, «guest star» del nostro amato sport invernale. Il primo denominatore è facilmente identificabile nel soggetto praticante lo sci alpino, il secondo, più occulto, è l’oggetto dell’odierna riflessione del metodologo, oggi in veste di Performance Coach. Quindi partiamo dal soggetto e/o principale attore: lo sciatore (appassionato, atleta, tecnico, genitore, ma in ogni caso persona che scia). Passiamo ora a tre possibili azioni con altrettante ambientazioni. Prima scena. Luogo: Località sciistica. Azione: Lezione di sci, allievo con auricolare che esegue esercizi sulla neve mentre ascolta, in tempo reale, le indicazioni che giungono dal mentore (allenatore/trice – maestro/a – istruttore/trice). Seconda scena. Luogo (virtuale): piattaforma «social».

Azione: appassionato che visiona sul dispositivo immagini e indicazioni fornite dal «creator». Terza scena. Luogo: scrivania o altro luogo atto alla fruizione di contenuti ad ampio spettro comunicativo e didattico. Azione: discente che, dopo aver «cliccato» il link, segue le indicazioni visive e sonore erogate dal docente (allenatore/trice – maestro/a – istruttore/trice). Dopo aver «cognitivizzato» le tre diverse ambientazioni dove l’unico comune denominatore era il soggetto, sorge una prima domanda: «Qual è il secondo e occulto comune denominatore di queste tre possibili scene, strettamente correlata con la trasmissione di un messaggio tecnico, in ambienti e situazioni anche notevolmente diverse?» Come prima risposta verrebbe spontaneo dire: fruizione di indicazioni tecniche riferite al movimento umano, attuato nel contesto indicato (più precisamente riferito allo sci alpino moderno), qualsiasi sia il livello (L1,2,3,5,6…7!).

A tal risposta, nasce naturalmente la seconda domanda: «Ma come possono queste tre rappresentazioni scenografiche essere associate nell’ambito dell’apprendimento di un gesto complesso come lo sci alpino?» La risposta non è per niente scontata e richiede una analisi approfondita e spesso non considerata, ma che per il metodologo è scientificamente d’obbligo. Per interpretare correttamente il significato di quanto esposto dobbiamo concepire il movimento umano come la risultante delle componenti del gesto stesso e non esimersi dal fatto che il movimento non è solo moto, ma costruzione mentale prima, ed esecuzione operativa dopo. Quest’ultima fase è principalmente a carico della componente strutturale e neuromotoria, che permettono l’attuazione della/nella modalità operativa definita, per comodità espressiva come movimento finale/tecnica sciistica.

Tale finalizzazione del gesto viene però elaborata inizialmente dalla componente cognitiva della persona, nel nostro caso la persona che scia. Il fattore cognitivo è di cruciale importanza nell’apprendimento e successiva esecuzione motoria, così come nella capacità di adattamento e trasformazione necessarie a quante nuove situazioni, possano accadere nel gesto della sciata. Cognitivizzare a priori un movimento è spesso correlato allo sviluppo della consapevolezza corporea e delle relative funzioni esecutive. Quindi la componente cognitiva del gesto motorio si riferisce alla pianificazione, comprensione e controllo mentale necessari per eseguire un movimento, includendo la rappresentazione mentale dell’azione, la scelta tattica, l’apprendimento tramite la ripetizione (fase verbale-cognitiva) e la gestione delle informazioni sensoriali e attentive per eseguire correttamente il gesto, integrando memoria, percezione e problem-solving.

Nella ricerca di evidenza scientifica «Neurocognitive Contributions to Motor Skill Learning: The Role of Working Memory» gli autori hanno dimostrato come l’adattamento sensomotorio e l’apprendimento delle tecniche sportive, situate all’interno della memoria, abbiano un ruolo importante nell’esecuzione finale del gesto, nonché predittiva nei confronti degli inaspettati eventi così comuni nella pratica, aggiungiamo noi, dello sci alpino moderno. Seppur l’aspetto cognitivo trovi maggior appeal con l’esperienza correlata all’età, è nostra opinione che anche i giovani atleti, debbano essere «sensibilizzati» alla consapevolezza del gesto, attraverso la componente cognitiva dello stesso. Ciò deve avvenire attraverso una consapevole e competente azione pedagogico-didattica attuata da: maestro di sci, allenatore, preparatore atletico, genitori e staff dello sci club/federazione, confrontandosi con il metodologo, che mira al miglioramento della performance, utilizzando gli strumenti messi in atto dalla moderna ricerca scientifica.






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