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Simone Deromedis, a 21 anni le Olimpiadi nel mirino

Simone Deromedis, a 21 anni le Olimpiadi nel mirino.
Simone Deromedis, 21 anni, trentino della Valle di Non, nel comune di Predaia, risultati alla mano, è il numero uno dello Skicross Azzurro.

Quarto in Coppa del mondo lo scorso anno a Idre, argento ai Mondiali Juniores, conquistato anche  nella prova a squadre. Poi in Coppa Europa una vittoria e due terzi posti. Una carriera agonistica, dunque che sta entrando in un’altra dimensione. Che è quella della scena internazionale, dove le luci iniziano a inseguirti. Sempre che l’occhio di bue riesca a stare dietro a Simone, perché anno dopo anno, gara dopo gara, va sempre più veloce.

Tutto è iniziato per gioco, quando anche Simone, atleta di sci alpino dello sci club Anaune, ultimo anno Allievi, si presenta in partenza dello skicross al Trofeo Topolino a Folgaria (2016). Format mai provato prima, un po’ come tutti gli altri. “Non ricordo nemmeno più come andò, mi sembra arrivai terzo al nazionale e decimo all’internazionale, ma non era il risultato che mi colpì

Dunque che cosa?
Il gomito a gomito con l’avversario. La grossa differenza con le specialità dello sci alpino è soprattutto questa. A livello di testa mi sprona veramente tanto a dare il massimo di me stesso. Insomma preferisco sfidare i tre avversari che mi ritrovo in pista piuttosto che il solo cronometro!

E hai salutato lo sci alpino…
Esattamente. Complice anche Dario Dell’Antonio, tecnico della Nazionale. Mi disse: “Dai, vieni su in ghiacciaio con noi per provare, vedi come va e poi decidi”. Non ci ho messo tanto a capire che mi piaceva un sacco. L’anno successivo ero già aggregato alla squadra, l’anno dopo  in Comitato e l’ultima stagione la convocazione in squadra nazionale.

Aspetta, vai troppo veloce. Rewind! Portami al giorno in cui hai parlato di questo in famiglia
A mio papà (Luca, vice presidente dell’Anaune) è piaciuto subito! Lui è un tipo molto aperto alle novità, spirito giovanile diciamo. Dunque non ha mai tentennato dicendomi: “Se pensi di avere un futuro con lo skicross buttati, vai e divertiti”. Anche lui aveva capito che questo era il mio sport, così la mia famiglia mi ha aiutato fin dall’inizio, specie a livello economico.

E tua mamma? In genere si preoccupano un po’ di più…
Ho avuto il vantaggio che secondo me non aveva capito subito che cosa andavo a fare. Scherzi a parte, forse un tempo c’era un po’ da preoccuparsi, ma nelle ultime stagioni lo skicross si è modificato molto, specie a livello di sicurezza. Un minimo di pericolo c’è ovviamente, ma non maggiore rispetto a un gigante o a uno speciale. Con discesa e superG non si può nemmeno azzardare un paragone.

Lo skicross dev’essere amore a prima vista o il feeling può crescere col tempo?
Come in tutte le cose, credo si debba essere portati. In linea generale le caratteristiche di un buon skicrossista sono simili a quelle di un buon velocista. Quindi, scorrevolezza, buona massa muscolare e quel pizzico di istinto in più che fa la differenza. Poi ci sono tanti aspetti diversi dallo sci alpino puro. Non c’è solo la curva a destra e quella a sinistra. Ti trovi magari a dover calcolare quel determinato sorpasso, ma per riuscirci devi improvvisare. Senza contare che la tattica presa, magari avvantaggia te ma anche l’avversario che ti è dietro. Insomma, ti trovi sempre a dover combattere la variabile degli altri. La vittoria dipende spesso dalle scelte che prendi.

L’istinto di cui parli si può allenare o se non ce l’hai puoi anche cambiare sport?
È uno degli aspetti che ovviamente curiamo durante gli allenamenti. Più che altro i tecnici ci aiutano a non commettere errori e a capire, nel corso della gara, quali sono i punti migliori per superare. Un po’ come la Formula uno quando il pilota deve scegliere se passare all’interno o all’esterno. Dopo di che quello che fa la differenza è senza dubbio l’esperienza, la conoscenza degli avversari, delle piste e di te stesso!

Quando facevi sci alpino simpatizzavi di più con il superG?
Esatto, mi piacevano le curve veloci, i salti… Mi allenava Massimo Menapace e devo dire che anche lui mi ha aiutato a passare allo skicross. Inizialmente era un po’ scettico, poi però si è informato meglio sulla specialità e non ha posto alcun ostacolo. Anzi mi ha anche invitato a contattarlo qualora mi servissero allenamenti specifici. E fino allo scorso anno ho continuato a fare con lui qualche discesa nei pali. Essendo poi anche Istruttore nazionale non si è risparmiato con la tecnica. Dunque gli sono molto grato, perché mi ha sempre dato un grandissimo aiuto.

Ti contattano mai ragazzi per chiederti come iniziare?
Eh sì, mi scrivono su instagram: “Sai, vorrei venire a provare”… e ovviamente gli indico la strada. Li mando sempre al Passo San Pellegrino dove c’è una pista di allenamento permanente. Spesso in concomitanza con una seduta della squadra in modo che possano farsi un’idea più completa possibile. Gli allenatori poi sono sempre aperti ad aprire le porte a nuovi atleti.

Ora torniamo un attimo al 23 gennaio 2021, in quel di Idre, in Svezia…
Eh accidenti, ci ritorno volentieri! Quando ti capitano magie di quel tipo fai quasi fatica a ricordarti la gara. Una situazione stranissima. Non hai bisogno di ragionare, senti che è la tua giornata e vai! Mi ero qualificato bene, segnale inequivocabile che la pista mi piaceva.

Ho superato gli ottavi senza troppa fatica e a quel punto mi son detto: “Cavoli io la mia gara l’ho già fatta, mal che vada sono nei top 16, dunque quel che arriva da qua in poi è una vittoria!

Dunque ora me la godo! Da lì mi sono ritrovato in semifinali superando quarti e semifinale volando!

Ma ti è sfuggito il podio…
Ce l’avevo quasi in pungo, poi proprio alla fine mi ha fregato il tedesco (Niklas Bachsleitner), ma posso dirti, è stato una gara incredibile! Me la sono giocata con un mito come il canadese Reece Howden. Capisci che è stata una cosa incredibile?

Allora già che ci siamo facciamo un “saltino” anche in Russia…
Ecco, ai Mondiali Juniores di Krasnoyarsk l’atteggiamento è stato proprio differenze. Ha avuto gioco quel minimo di esperienza di cui parlavo prima.

È scattato un cambio di mentalità differente. Per tradurre, sono partito con la consapevolezza di poter vincere. Sono arrivato in finale conquistando tutte le fasi preliminari. Sembravo una macchinetta!

Nell’ultima discesa poi, vuoi l’emozione, vuoi un pizzico di sfortuna, ho commesso un errore piuttosto grave in partenza e mi sono ritrovato sulle code degli altri tre. Ma sono riuscito a mantenere alta la concentrazione e a rimanere sul pezzo con la testa, evitando altre cavolate.

In una sola curva sono passato da quarto a secondo e la vittoria è sfuggita per due dita! Però dai, un argento mondiale va benissimo!

Quindi la partenza diventa il momento fondamentale della gara?
Dipende dalle piste. A Idre conta un po’ meno perché nella parte conclusiva c’è un dritto che non finisce più e lì le cose possono cambiare.

In altri casi il sorpasso risulta difficile e allora lo start conta per l’80-90%. In linea di massima partire primo ti può regalare un 50% di possibilità di tagliare il traguardo davanti a tutti.

Dunque anche il materiale sui dritti è capace di fare la differenza?
Assolutamente sì. Guarda, devi pensare che per noi l’attrezzo conta come per i discesisti. Passiamo molto tempo con lo sci piatto dunque un buono sci e un abile skiman fanno la differenza.

E tu ti affidi agli Elan…
È stata una delle prime ditte a credere nello skicross e penso ci abbia investito parecchio. Noi usiamo sci da gigante, ma Elan ha realizzato modelli un poco più studiati per la disciplina.

Io uso un 191 raggio 27, che poi è il vecchio sci da gigante, ma non sono tante le aziende che producono ancora sci di quella taglia. Io mi sono subito trovato bene e sai come vanno le cose, quando hai un buon feeling fin dal primo colpo…

Ti offrono una buona assistenza?
Guardando i miei compagni di squadra che usano altre marche devo dire che Elan offre un’assistenza eccezionale e con me dimostrano una disponibilità incredibile. Per quanto ho avuto modo di constatare io, il loro reparto racing è ottimamente organizzato.

Elan però non è più nel Pool e se lo skicross passa allo sci alpino…
Guarda la questione è molto calda non da poco tempo. Già un paio d’anni fa sembrava che in freestyle dovesse entrare nel Pool. Ora vediamo come sarà inquadrato il tutto e speriamo si trovi una soluzione. Se lo skicross sarà considerata disciplina sotto il cappello del consorzio in seno alla Fisi non ci sono molte scappatoie: Elan dovrà rientrare nel Pool, se no…

Chi te li prepara?
Fino allo scorso anno Alberto Morandini, ma ora il quadro è cambiato. È tornato dopo due anni Alessandro Leso

Parlando di squadra, che rapporto hai col “capitano” Siegmar Klotz, 12 anni di differenza?
Sighi ha 33 anni ma quando è con noi diventa un ventenne! Cosa dire… un mito!

Ora difendi i colori dell’Esercito?
Mi hanno contattato quest’anno e ora sono con loro.

Ti hanno anche arruolato?
Non ancora e speriamo arrivi presto questo giorno. Sai per un atleta è una bella sicurezza. Poi considera che lo skicross non è così popolare in Italia e di conseguenza anche gli sponsor non sono tanti.

Tu ne hai uno?
Melinda! E ne sono fiero, sai qui in Val di Non bene o mali quasi tutti hanno un po’ di mele. Senza andare troppo lontani, anche mio papà fa il contadino. Ho lo sponsor in casa!

Scia anche lui?
A livello amatoriale, sempre stato un grande appassionato di sci. È che non ha mai digerito tanto il fatto di non essere riuscito a passare le selezioni di maestro di sci. È sempre stato lì, lì, ma niente!

Per concludere, ti rendi conto che a febbraio rischi di andare alle Olimpiadi?
Diavolo se me ne rendo conto. Un sogno difficile da realizzare. Da un lato mi sembra quasi assurdo anche parlarne. Sarebbe proprio un bel traguardo e diciamo che se tutto andrà come deve andare ci sarò. Devo essere nei primi 32 del ranking mondiale. Non è come nello sci alpino che prevede la presenza di quattro atleti per nazione. Attualmente sono 29esimo, ma da oggi alla qualifica ci sono 4 o 5 gare di mezzo.

Dai, non puoi che migliorare…
Non nasce tutto per caso. L’obiettivo qualifica Pechino 2022 lo abbiamo iniziato a scrivere già tre anni fa. Intendiamoci, non è che se in questo percorso si fosse messo qualcosa di traverso avrei smesso di sciare, ma è pur sempre tutto da iscrivere sul libretto dei sogni. Per il momento ci siamo. Con la qualifica sicura poi si è aperti a qualsiasi risultato. Puoi arrivare 32esimo come vincere la medaglia d’oro. Non è una frase buttata lì, perché davvero tutti quelli che partecipano possono vincere.

A tal proposito, quanto gioca la componente fortuna nello skicross?
Non te lo so dire con precisione. Ho l’impressione che abbiamo fortuna sempre gli stessi! Io penso che con la fortuna non vai tanto avanti, o almeno non ci puoi contare. Magari ti cadono i due davanti, ma poi nella batteria successiva può capitare a te. Piuttosto bisogna preoccuparsi della sfortuna. Ricordo quest’inverno, in una gara ero secondo ma quello davanti a me è caduto e gli sono finito addosso, uguale, turno non superato! Insomma, bisogna saper cogliere le occasioni.

Ora Stelvio?
Sto tornando dal raduno atletico organizzato alle terme di Merano e settimana prossima, da martedì rimettiamo gli sci ai piedi allo Stelvio. Bravissimi là, ci creano sempre una pista attrezzata. È veramente un lusso perché non ci sono molti posti in Europa dove allenarsi in Estate con tracciati dedicati.

Magari ora che lo skicross fa parte dello sci alpino le cose cambieranno…
Per questo devi chiedere all’esperto, il nostro responsabile Bartolomeo Pala!

Dunque Bartolomeo, lo avevamo già preannunciato questo inverno, al congresso Fis la cosa è passata?
Sì è andata in porto il 4 giugno scorso e si chiamerà semplicemente Ski Alpine Skicross. Significa che non facciamo più parte del freestyle e dello snowboard, ma non è che andiamo a rompere le scatole a qualcuno, perché lo Skicross non è la quinta specialità dello sci alpino. Diciamo che siamo autonomi. Facciamo il nostro calendario, Mondiali e Olimpiadi saranno sempre uniti allo snowboardcross. E non andrà a toccare le quote dell’Alpino alle Olimpiadi.

E per la Fisi?
Praticamente la stessa cosa, siamo diventati piuttosto autonomi e indipendenti, quindi non facciamo più parte del freestyle, tanto meno del freestyle snowboard. Che poi era quello cui auspicavamo noi.

Ci sarà un adeguamento dell’abbigliamento, quindi tute da gara intere e non più due pezzi e l’ingresso nei punteggi Fis per facilitare l’avvicinamento di atleti della categoria Giovani. È tutto in fase di costruzione ovviamente perché il via è stato dato da pochissimi giorni.

Senti ma… questo Simone?
È proprio un bell’atleta, soprattutto di testa e capita proprio nel momento giusto. Ora che sono coordinatore ora posso dedicarmi con maggior forza allo sviluppo del settore giovanile.

Sollecitando, ad esempio, anche gli altri Comitati regionali oltre al Tentino. È fondamentale soprattutto in previsione di Olimpiadi Milano Cortina 2026. Ho già avvertito anche più disponibilità, ora che siamo nello sci alpino, da parte dei Gruppi Sportivi militari. Per lo Skicross inizia decisamente una nuova epoca! Simone Deromedis a 21 Simone Deromedis a 21 Simone Deromedis a 21 Simone Deromedis a 21 Simone Deromedis a 21

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.