Analisi Meteorologica del Teatro Olimpico dello Slalom Maschile
Oggi i pali stretti si sfidano sul pendio finale del Monte Vallecetta: un teatro che non è solo una sfida di muscoli e lamine, ma una vera e propria partita a scacchi con la termodinamica.
La Sfida della Quota: Il “Microclima della Valle”
La gara si snoda in un fazzoletto di dislivello verticale che va dai 1.470 m circa del Muro di San Pietro fino ai 1.225 m del traguardo in Paese. Nonostante il dislivello contenuto, i dati raccolti dal nostro modello mostrano una pista divisa in due mondi meteorologici distinti.
- Settore Alto (Start – P10): A quota 1.569m, con una pendenza del 34% e un’esposizione a 350° (Pieno Nord), questo tratto è un vero “frigorifero”. Qui la radiazione solare è quasi nulla, e il ghiaccio mantiene una struttura cristallina secca e dura.
- Settore Basso (Schuss – P13): A 1.245m, l’esposizione vira verso Nord-Ovest. Qui la pista “sente” il calore del paese e, soprattutto, l’energia termica del terreno.
Prima Manche (Ore 10:00): Il muro di umidità e neve fresca
La prima frazione è stata segnata da condizioni di “Luce Piatta”. Con un indice di comfort visivo crollato a 6/100, gli atleti hanno dovuto sciare “a sensazione”.
La variabile chiave è stata l’Umidità Relativa al 95%, accompagnata da rovesci nevosi intermittenti. In questa situazione, la neve non è solo scivolamento, ma diventa “aggressiva”: il cristallo fresco si incastra nella struttura della soletta, richiedendo una gestione del piede millimetrica per non subire rallentamenti nelle fasi di curva. Il freddo dell’aria (-6° C in alto) ha garantito la tenuta del fondo barrato, ma la scarsa visibilità ha penalizzato chi non ha osato attaccare le irregolarità del terreno.
Seconda Manche (Ore 13:30): L’insidia del calore sotterraneo
Il contesto della seconda manche cambia radicalmente. Il cielo si apre, ma con il sole arrivano nuove complicazioni:
- L’effetto “Fornetto”: Mentre l’aria resta intorno allo zero, il dato più allarmante per gli skiman è la temperatura del suolo a +2° C nella zona dell’arrivo. Significa che il manto nevoso sta subendo un processo di scioglimento dal basso verso l’alto.
- La trasformazione del ghiaccio: Con il dewpoint (punto di rugiada) che risale, la neve nel finale della Stelvio diventerà “saponosa”. Gli atleti troveranno un ghiaccio che “scivola via” sotto il peso laterale della curva, a differenza del marmo trovato in cima.
- Il Vento di Valle: Raffiche da Nord oltre i 30 km/h potrebbero creare turbolenze proprio sui cambi di pendenza del Feleit, spostando i pali o, peggio, destabilizzando l’assetto aerodinamico degli atleti nel rush finale.
Il Verdetto della Pista
Oggi a Bormio non vincerà solo chi ha le gambe più forti, ma chi saprà interpretare il cambio di consistenza della neve tra la partenza e l’arrivo. Passare dal gelo del Muro di San Pietro (-5° C) alla neve “calda” del traguardo (0° C) richiede una sensibilità fuori dal comune.






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