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Sochi: il bilancio di Flavio Roda

 Presidente Roda, tracciamo un bilancio dei Giochi di Sochi.

Abbiamo avuto discipline che si sono dimostrate all’altezza del grande evento e che hanno fatto medaglie, vedi lo sci alpino maschile, lo slittino, il biathlon, altre dalle quali ci si poteva aspettare qualcosa in più. Io credo che, quando si tratta di sport ad alto livello, la differenza la faccia l’organizzazione di uno staff perché soprattutto di quello hanno bisogno atleti che sanno già tutto quello che devono fare a livello tecnico.

Quattro medaglie, lo stesso numero di Vancouver, e sette quarti posti.

In questi eventi contano solo le medaglie, il quarto posto è un buon piazzamento ma è anche segno di qualcosa che è mancato. Bravo Christof Innerhofer che con due medaglie ha concretizzato il valore del settore velocità maschile e si è dimostrato ancora una volta uomo da eventi. Cosa dire di Armin Zoeggeler, ancora una volta su podio olimpico, una vera colonna dello sport. Lo slittino ha dovuto ricostruirsi integralmente dopo l’addio di un tecnico la scorsa estate e Zoeggeler ha lavorato tantissimo per prendere questa medaglia, figlia del lavoro di un team molto unito. Il biathlon è la grande sorpresa positiva di questa Olimpiade. La medaglia è il premio per un lavoro che solo lo scorso anno era contestato da molti. Anche nel caso del biathlon vale lo stesso discorso dello slittino: coesione e gruppo unito.

Quali altri segnali ha mandato l’Olimpiade in Russia.

Abbiamo dei campioni o dei dei settori che dobbiamo curare particolarmente. Penso ad Alessandro Pittin, che ha dimostrato di avere un carattere di ferro e gli è mancato davvero poco per andare a medaglia. Dallo snowboard una medaglia ce la aspettavamo, comunque soprattutto nello snowboard cross abbiamo una squadra competitiva, da far crescere.

Quale è stata la delusione più grossa.

Non mi voglio nascondere, abbiamo avuto un caso di doping è questo fa male alla nostra Federazione. Sinceramente non mi sarei mai aspettato che succedesse una cosa del genere e sia come uomo di sport che come presidente condanno nel modo più deciso questo comportamento. Anzi, da presidente mi sento di chiedere scusa per quello che quel ragazzo ha fatto e posso promettere che avrà dalla Fisi la pena più severa e che certo non farà mai più parte della Federazione. La cosa peggiore è che con il suo atto, quel ragazzo ha tradito i suoi compagni, i tecnici e tutto il mondo dello sport.

 

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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