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Sofia Goggia, il lungo sfogo tra emozioni, paure e il sorriso ritrovato

Dopo aver conquistato la Coppa del Mondo di Super-G e aver chiuso in trionfo anche l’ultima gara di Kvitfjell, Sofia Goggia ha raccontato così, al microfono Rai di Benzoni, le sue emozioni e la sua stagione:

“Ho avuto dei momenti di forte pressione in questi giorni, soprattutto dentro la mia testa. Ho avuto anche paura di non farcela, magari di commettere un errore o di fare tre quarti di gara bene e poi uscire, come mi era già capitato. Quel dubbio c’era, era insito nella mia testa. Però, quando sono andata al cancelletto, ho respirato e mi sono ricordata mentalmente di tutte le buone qualità che ho. La pista l’avevo studiata molto bene, le linee erano confermate, quindi stava solo a me fare una bella gara.

Mi sono presa due rischi, non pensavo che sarei andata così lunga in due passaggi.

Però quando ho visto la luce verde al traguardo ho pensato che con sei decimi di vantaggio e cinque atlete ancora da scendere oggi non mi avrebbero più superata. È stata una liberazione, anche perché, tirando le somme, con questo Super-G si è conclusa la stagione di Coppa del Mondo in velocità. Non è stata una stagione che ha rispecchiato le aspettative che avevamo, soprattutto in discesa: è stata deludente. È vero che ho portato a casa il bronzo, un bronzo a Cortina, però non sono mai riuscita a vincere e ho avuto tanta difficoltà a sentirmi davvero a mio agio in questa disciplina.

Il Super-G invece è andato bene. Anche senza questa gara sarebbe stata la mia migliore stagione di sempre: questo l’ho pensato anche in partenza e mi ha tolto un po’ di peso. Questa è la mia prima Coppa in Super-G, che metterò accanto alle altre quattro che ho già in discesa. Una velocista completa deve avere sia il globo in discesa sia quello in Super-G, ed è quello che sono riuscita a raggiungere oggi. Tutto il lavoro di una squadra in una stagione è qualcosa di grandioso. Mi scuso anche con le persone a casa con cui in questi giorni sono stata un po’ scorbutica, ma quando la pressione è tanta è difficile gestire le proprie emozioni.

Questa è la mia ventinovesima vittoria in Coppa del Mondo. Quando ti contendi il globo per pochi punti e riesci anche a vincere la gara decisiva, la soddisfazione è all’ennesima potenza.

Non è stato facile. Il weekend della Val di Fassa, dopo le Olimpiadi, è stato molto complicato. Arrivavo con 84 punti di vantaggio su Robinson, ma non stavo in piedi sugli sci: ogni volta che entravo nel muro era una lotta e pregavo di arrivare alla porta successiva. La mia aspettativa era ottenere i punti necessari per arrivare qui avendo già vinto la Coppa, invece ho faticato come non mai su quella neve e ho dovuto rimandare tutto ad oggi. Sono state due settimane mentalmente molto intense, dopo una stagione estremamente stressante, anche per il carico emotivo delle Olimpiadi disputate in Italia. In questi giorni ero mentalmente molto provata, al limite, ho avuto momenti di down importanti. Però ho detto a me stessa che quello che avevo lo avrei messo in pista.

Lo sci è uno sport individuale. Sei abituata a vincere, a stravincere, poi vedi le tue compagne fare grandi risultati: è bello perché fai parte di un gruppo, ma dentro di te ti chiedi dove sia il tuo momento. Oggi la festa è mia ed è completa, bellissima. Per le italiane la Coppa di Super-G l’aveva vinta solo Federica una volta nella storia: è qualcosa di rarissimo.

La discesa è una disciplina che si costruisce giorno dopo giorno, con le prove, mentre il Super-G è “one shot, one kill”: fai la ricognizione la mattina, guardi magari due o tre atlete prima di te per capire le velocità, poi vai al cancelletto ed è tutto in un attimo. È bello anche per questo, perché è una manche secca e a me le cose così piacciono. Però la discesa libera per me è sempre stata un’arte.

Il Super-G è un mix di tecnica, velocità, istinto e strategia: sai più o meno a che velocità arrivi e puoi cambiare linee anche mentre scendi. È una disciplina molto complessa, molto bella e molto intensa.

Sono molto felice, ma sono anche molto provata.

Non è stata una stagione semplice, perché quando senti che il tuo livello di sci è molto alto e poi in gara non riesci sempre a raccogliere quanto vali, è difficile conviverci. Forse quest’anno è stata la prima volta in cui mi sono scontrata con questa realtà.

Ci sono state tre vittorie, la medaglia di bronzo in discesa libera, questa coppa, sette podi: è stata una stagione con picchi molto alti, ma è mancata un po’ la base, cioè la costanza, soprattutto in discesa. Mi è mancata tantissimo: ho fatto ventesima, undicesima, quattordicesima, due volte ottava e poi alcuni podi. È stata una stagione incostante. Però il Super-G è andato bene e questo mi rende orgogliosa.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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