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Stefano Longo, la regia di Cortina guarda alla FISI

Si può dire “Un padovano con il cuore ad Ampezzo?“. Lasciamolo scritto così poi ognuna decida. Di fatto Stefano Longo parla di Cortina con il passo di chi ha appena chiuso un cantiere e ne sta già aprendo un altro. Padovano di nascita, ampezzano per scelta, vicepresidente della Federazione italiana sport invernali e presidente di Fondazione Cortina, si ripresenta alle imminenti elezioni FISI come candidato consigliere federale.

Nello zaino porta un inverno olimpico appena archiviato e una visione precisa, raccolta da Il Gazzettino durante il confronto pubblico “Cortina future talks. Impresa ad alta quota“, dedicato al futuro economico della montagna. La frase d’apertura suona già come un programma: «Dobbiamo essere così bravi da cogliere le opportunità» lasciate in dote da Olimpiadi e Paralimpiadi 2026.

Il patrimonio ha un volto

Per Longo l’eredità dei Giochi cammina sulle gambe di chi li ha fatti girare. Tecnici, addetti, volontari, ragazzi della valle: persone che in quei giorni hanno messo in tasca un’esperienza capace di arricchire qualsiasi curriculum. Le opere contano, certo. Il presidente però sposta il riflettore sul capitale umano e chiede continuità, convinto che gran parte del lavoro si giochi adesso e nei prossimi due anni.

Gli esempi arrivano dalla vita quotidiana di Cortina. Il presidente delle guide alpine, per coprire le richieste, ha dovuto chiamare sette colleghi da fuori; il prossimo corso di formazione conta 22 iscritti del territorio, in gran parte ampezzani. Stessa musica negli alberghi, aperti a una clientela straniera sempre più numerosa e affamata di professionalità nuove. All’istituto alberghiero siedono già molti ragazzi arrivati dall’estero.

Due bersagli: il 2028 e il budello della Monti

Fondazione Cortina mira a due traguardi dichiarati. Il primo porta la data delle Olimpiadi giovanili invernali 2028, con Cortina protagonista nelle discipline del ghiaccio: la Fondazione vuole sedere accanto al comitato organizzatore come partner, replicando il ruolo avuto per Milano Cortina 2026, dove ha dimostrato una forte capacità di integrazione tra molte realtà diverse.

Il secondo riguarda lo sliding centre olimpico, la pista Eugenio Monti, casa di bob, skeleton e slittino. Longo punta alla gestione operativa e sportiva dell’impianto e la descrive come una responsabilità, più che un lascito. Prende in prestito il linguaggio dell’impresa: la Monti funziona come una start up, con l’infrastruttura pronta e un utilizzo da consolidare nei prossimi ventiquattro, trentasei mesi.

La rotta è tracciata. Con le federazioni internazionali la Fondazione ha già definito un piano fino al 2030, per portare squadre e atleti ad allenarsi anche fuori stagione e trasformare il budello in un’esperienza aperta ai turisti. «Una nuova sfida che Cortina può e deve vincere», chiude il presidente.

Dieci mesi su dodici

Sul turismo Longo annuncia «una profonda revisione della stagionalità» e la misura con un numero secco: Cortina vive ormai una decina di mesi all’anno. Il motore? Grandi eventi sportivi e culturali, uniti a un’internazionalizzazione galoppante. In certi periodi gli stranieri superano nettamente gli italiani, e il lavoro guadagna una continuità sconosciuta ai decenni passati.

La Fondazione, comitato organizzatore di Coppa del Mondo in più discipline, ha già scritto il prossimo inverno sulla lavagna. Il presidente sogna una Cortina capace di riempire anche estate e autunno, sfruttando gli eventi come calamita per atleti, appassionati e turisti nei mesi più tranquilli.

23 ragazzi, 12 maglie azzurre

Il capitolo più vicino alla narrazione di Sciare parla di atleti. Con il Progetto Giovani, Fondazione Cortina ha scommesso sui talenti del territorio: su ventitré iscritti, dodici hanno indossato la maglia azzurra tra Olimpiadi e Paralimpiadi. Longo lo definisce un successo enorme, sportivo e morale insieme, e garantisce che il progetto andrà avanti. Al suo fianco corrono il Progetto Scuole, che accompagna ai grandi eventi gli studenti di Cortina, della provincia di Belluno e del Veneto, e il Progetto Volontari. Tre gambe dello stesso tavolo, nella sua lettura, per far riuscire ogni appuntamento sportivo.

Ecco il bagaglio con cui Longo si avvicina al voto federale: una valle diventata laboratorio di grandi eventi, una pista olimpica da far vivere tutto l’anno, un vivaio capace di vestire d’azzurro oltre metà dei suoi ragazzi. L’assemblea FISI dirà se questa esperienza ampezzana potrà diventare patrimonio dell’intera Federazione.

Fonte: Dichiarazioni e dati tratti dall’articolo di Marco Dibona «Cortina, la lezione delle Olimpiadi tra turismo e grandi eventi», Il Gazzettino, edizione Venezia Mestre, 30 settembre 2026, pagina 89.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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