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STF: sci, sport e scuola

La Scuola Tecnici Federali si impegna ad archiviare i numeri della pratica sportiva in Italia così come a monitorare l’ambiente legato all’istruzione scolastica. I dati raccolti, una volta analizzati, servono in primis a comprendere a fondo le dinamiche socio-culturali-sportive nel nostro paese per poi condividerle in maniera critica con i diversi attori del fenomeno sportivo.
Ma andiamo a scoprire insieme alcune delle fonti più autorevoli dalle quali si possono evincere dati e numeri utili alla mano.
Il Centro Studi e Osservatori Statistici per lo Sport di CONI Servizi si propone di fornire un quadro sintetico del movimento sportivo organizzato e regolamentato dalle 45 Federazioni Sportive Nazionali (FSN) e dalle 19 Discipline Sportive Associate (DSA) riconosciute dal CONI.
Lo studio nel quale vengono illustrati analiticamente «i numeri dello sport» italiano, con i relativi confronti temporali e gli approfondimenti sulla diffusione del fenomeno sportivo, viene effettuato annualmente dal 2007.
Nel report «I numeri dello sport 2016», il movimento sportivo federale è caratterizzato dalla crescita di quasi tutte le categorie di tesseramento. Tra i tesserati delle Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline Sportive Associate si contano 4.580.434 Atleti, 918 mila Operatori sportivi (Dirigenti societari, Tecnici, Ufficiali di gara) e quasi 63 mila Società sportive affiliate alle FSN e alle DSA.
Dallo studio emerge inoltre che lo sport più praticato in Italia all’interno del mondo federale, con 1.062.294 atleti, è il calcio. Al secondo posto si posiziona la pallavolo con quasi 350 mila atleti (8%). Sale sul podio il tennis (7,7%), federazione che nel 2016 supera la pallacanestro (7,3%), storicamente stabile in terza posizione. A seguire l’atletica leggera (5,4%). Queste prime cinque federazioni insieme costituiscono oltre la metà del tesseramento nazionale degli atleti, mentre le prime dodici hanno un’incidenza del 75%.
Rispetto al seguente ranking la Federazione Italiana Sport invernali si colloca al 19° posto.
La prima indagine Istat sulla pratica sportiva degli italiani risale al 1959, alla vigilia dei Giochi Olimpici di Roma del 1960. Allora lo sport era un’attività per pochi (circa 1 milione 230 mila persone), praticata soprattutto da maschi (il 90,8% dei praticanti) e da adulti (solo l’1% aveva meno di 14 anni). Al primo posto fra gli sport c’era la caccia (33%), seguita, neanche a dirlo, dal calcio (22,3%).
In occasione degli Stati Generali dello Sport Italiano del 20-21 novembre 2017, il Presidente dell’ISTAT, Giorgio Alleva, ha presentato i numeri della pratica sportiva in Italia, emersi dall’indagine «I Cittadini e il Tempo Libero» condotta nel 2015.
Oggi gli italiani che praticano sport nel tempo libero sono oltre 20 milioni, un terzo della popolazione di 3 anni e più. Sono ancora in maggioranza i maschi, ma la quota di femmine è cresciuta in misura significativa, raggiungendo oltre il 40% dei praticanti. I bambini al di sotto dei 14 anni rappresentano un quinto degli sportivi, ma ormai 6 ragazzi su 10 e 1 ragazza su 2 praticano sport in modo continuativo.
è così diminuita l’età media di inizio della pratica sportiva, con le nuove generazioni che mostrano livelli di attività superiori a quelli delle generazioni precedenti. Allo stesso tempo, è aumentato il numero di praticanti nelle età più avanzate, soprattutto fra le donne, grazie a stili di vita più salutari e condizioni fisiche migliori.
Oltre il 70% degli sportivi pratica sport in modo continuativo. Il 38,6% pratica più di uno sport, quota che risulta in forte aumento negli ultimi venti anni. Il nuoto, oltre a essere uno degli sport più praticati, è anche quello che più comunemente si associa ad altre discipline.
I dati più aggiornati sulla pratica sportiva degli italiani sono riferiti al 2016 e sono tratti dall’«Indagine Aspetti della Vita Quotidiana».
Anche per via della diffusione delle nuove discipline, lo sport è oggi un’attività meno strutturata di quanto fosse in passato. Solo 1 sportivo su 2 è seguito da un allenatore o un istruttore; tale quota diminuisce al crescere dell’età, passando da oltre l’89% fra i 3 e i 14 anni, a meno di un terzo dai 45 anni in poi. Più di quattro persone su dieci, soprattutto fra i meno giovani, praticano sport in piena autonomia, preferendo spazi all’aperto e non attrezzati, rispetto a impianti sportivi al chiuso.
Chi fa sport, lo pratica soprattutto per passione e per mantenersi in forma.
Per i più giovani, prevale l’aspetto ludico, ma gioca un ruolo anche la possibilità di socializzare e l’importanza dei valori che lo sport riesce a trasmettere.
La mancanza di tempo e di interesse rappresentano i motivi principali per cui, invece, non si pratica sport (rispettivamente il 38,6% e il 32,8% dei non praticanti), mentre il 13,8% adduce la presenza di problemi economici.
Non sempre, infatti, l’attività sportiva è accessibile a tutti. Nelle famiglie, le situazioni economiche più svantaggiate si associano spesso a comportamenti sedentari dei figli e, fra gli adulti, la pratica sportiva è sensibilmente più diffusa fra chi svolge professioni più qualificate.
I dati sulla propensione alla pratica sportiva per classe di età sembrano indicare che l’età critica di abbandono per i maschi sia intorno ai 20 e i 24 anni, quando la quota di praticanti comincia a scendere rapidamente; per le femmine questo sembra accadere prima, intorno ai 18 e i 19.
Interessante e utile sottolineare uno studio ISTAT del 2012 svolto in alcune città che ha evidenziato due principali motivi di abbandono nel mondo giovanile, uno legato all’eccessivo impegno richiesto dallo studio (56,5%) e l’altro riconducibile alle modalità di svolgimento dell’attività fisica perché «fare sport è venuto a noia» (65,4%), «costa troppa fatica» (24,4%), e gli «istruttori sono troppo esigenti» (19,4%). Nonostante i progressi registrati, restiamo infatti ancora al di sotto della media europea nella percentuale di popolazione di 15 anni e più che pratica sport, attività di fitness o attività ricreative nel tempo libero per almeno 150 minuti a settimana, i livelli minimi secondo le raccomandazioni dell’OMS di pratica di un’idonea attività fisica per la salute. Si tratta di un ritardo che dovremmo colmare. Sono ormai numerosi, infatti, gli studi che mettono in relazione gli effetti protettivi per la salute di una pratica sportiva regolare e moderata. Rileviamo inoltre un’associazione molto significativa tra l’inattività fisica dei figli e quella dei genitori. In questo campo, dunque, la responsabilizzazione della famiglia è indispensabile perché è lì che si trasmettono i primi modelli di comportamento e gli stili di vita.
L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) è un’organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati aventi in comune un’economia di mercato. L’OCSE conta 35 paesi membri e ha sede a Parigi. In un recente report del 2013 si evince che l’Italia ha stanziato solo il 7% della spesa pubblica complessiva per l’insieme dei cicli d’istruzione contro l’11% della media OCSE ed è la percentuale più bassa dopo l’Ungheria.
L’OCSE nota poi che il corpo insegnante italiano è il più anziano di tutti i Paesi dell’area e registra, tra l’altro, una delle quote più basse d’insegnanti di sesso maschile. Dai sei ai sette insegnanti su dieci sono ultra-cinquantenni, mentre otto insegnanti su dieci sono donne.
Il programma per la valutazione internazionale dell’allievo (Programme for International Student Assessment, meglio noto con l’acronimo PISA) è una indagine internazionale promossa dall’OCSE nata con lo scopo di valutare con periodicità triennale il livello di istruzione degli adolescenti dei principali paesi industrializzati.
L’indagine valuta in che misura gli allievi prossimi alla conclusione dell’obbligo scolastico hanno acquisito alcune delle conoscenze e delle abilità essenziali del loro corso di studi.
In questa speciale classifica l’Italia risulta solamente al 35° posto. Eppure i ragazzi italiani studiano più degli altri; quasi 50 ore a settimana passate sui libri, contro una media OCSE di 44 ore. In moltissimi altri Paesi, tuttavia, i ragazzi ottengono performance superiori con un impegno decisamente più basso.
Alla luce dei dati e numeri archiviati si possono fare alcune riflessioni rispetto agli ambienti sport e scuola e la loro sinergia, utili ed essenziali per attuare nuove linee guida da parte di tutti gli attori che gravano intorno al fenomeno sportivo.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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