La stagione di Giovanni Borsotti si ferma di colpo, in allenamento. Una scivolata, una frazione di secondo per scegliere, il tentativo istintivo di evitare il palo. Da lì arrivano le conseguenze: rottura del tendine dell’adduttore e strappo addominale. È successo due giorni fa, proprio nel giorno del suo compleanno. Un dettaglio che pesa, anche se non cambia la sostanza.
Gli esami chiariscono subito il quadro. L’intervento chirurgico resta fuori dal tavolo: avrebbe significato uno stop lungo, mesi lontano dalla neve. La strada scelta è quella del percorso conservativo, con l’obiettivo dichiarato di tornare sugli sci verso metà gennaio. Non una corsa contro il tempo, ma un lavoro misurato, giorno dopo giorno, per rimettere insieme ciò che si è rotto senza forzare.
Il momento non è dei più semplici. Borsotti arrivava a questo passaggio della stagione con sensazioni buone, in crescita, e con l’idea di presentarsi sulla pista di casa nelle condizioni migliori. Per questo l’infortunio pesa anche sul piano emotivo. Fermarsi adesso non è facile, soprattutto quando il lavoro inizia a restituire risposte.
Il modo di stare dentro la situazione, però, resta quello di sempre. Nessuna scorciatoia, nessuna drammatizzazione. La consapevolezza che questi episodi fanno parte del mestiere, e che l’unica direzione possibile passa dal lavoro quotidiano, dalla riabilitazione fatta bene, dalla pazienza. Intanto il legame con la squadra resta forte: anche lontano dal cancelletto, Borsotti continua a sentirsi parte del gruppo.
Le prossime settimane serviranno per capire come reagisce il fisico e come risponde il percorso intrapreso. L’obiettivo resta chiaro: tornare operativo nella seconda parte dell’inverno. Per ora, la gara più importante si corre fuori dalla pista. E, come sempre nello sci, si affronta una curva alla volta.






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