Sulla Pista Stelvio di Bormio oggi il SuperG non si correrà su una pista uniforme. Si correrà dentro un gradiente ambientale che cambia lungo il tracciato.
Analizzando tredici punti distribuiti per quota, esposizione e morfologia, emerge un quadro chiaro: tra le 11:00 e le 14:00 la Stelvio presenterà condizioni differenti non solo dall’alto verso il basso, ma anche nella risposta meccanica della neve.
Nella parte alta, dalla partenza fino al Canalino Sertorelli, la temperatura resta prossima allo zero o leggermente negativa nella prima parte di gara. Qui la struttura del manto rimane compatta, con una buona restituzione elastica. È il settore dove l’energia potenziale si trasforma in velocità in modo più diretto: la neve non “mangia” velocità, la restituisce. Le eventuali raffiche in quota, più che la temperatura, potrebbero essere la variabile capace di incidere sull’assetto in volo o nella stabilità sulle diagonali veloci.
Scendendo verso Fontana Lunga e soprattutto verso la Carcentina, il contesto cambia. Qui si attraversa progressivamente lo zero termico durante la finestra di gara. È una soglia fisica importante: non perché la pista diventi improvvisamente morbida, ma perché la micro-struttura superficiale del manto inizia a modificarsi. Con umidità elevata e temperatura in risalita, la neve può perdere parte della sua rigidità superficiale. In un tratto tecnico e in contropendenza come la Carcentina, questo significa maggiore sensibilità agli appoggi, minore margine di errore e necessità di timing perfetto nella gestione della pressione. È il settore dove la finezza tecnica può amplificare le differenze.
Sotto i 1600 metri, tra i Prati del Ciuk, il Muro di San Pietro e lo schuss finale, il segnale è ancora più netto: temperatura positiva e in graduale aumento durante la gara. Qui entra in gioco un altro fattore, meno evidente ma decisivo: l’aumento dell’attrito superficiale. Anche senza una neve “molle”, una struttura più calda e più umida dissipa più energia. Questo significa che la velocità guadagnata nella parte alta può essere progressivamente erosa nel finale, soprattutto se la linea non è pulita o se lo sci non scorre perfettamente.
La Stelvio di oggi, quindi, non è semplicemente “più fredda in alto e più calda in basso”. È un sistema dinamico in cui l’energia viene conservata nella prima parte, modulata nel settore centrale e progressivamente dissipata nel finale.
Se questo modello è corretto, ci aspettiamo una gara con differenze relativamente contenute nel primo intermedio, un possibile ampliamento dei distacchi nel settore centrale e una selezione definitiva nel tratto finale, dove la capacità di mantenere scorrevolezza e pulizia tecnica diventerà determinante.






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