All’inizio c’è il ghiaccio. Quello vivo, che vibra sotto la lama. Tina prova a spingere, scopre che la velocità non è mai solo una questione di forza. Milo ascolta il rumore secco delle pattinate, misura gli spazi, capisce che l’equilibrio è un dialogo continuo tra equilibrio e superficie. L’hockey e il pattinaggio di figura aprono il viaggio così: con una lezione immediata. Qui non si scivola per caso.

Poi arriva la neve: biathlon, sci di fondo, combinata nordica per cominciare. Tina fatica a tenere il ritmo, impara che la tecnica non serve a nulla senza gestione del respiro. Milo osserva la precisione del poligono, il silenzio che precede ogni colpo. Scoprono che la resistenza è una forma di intelligenza, e che lo sport non perdona l’improvvisazione.

Nello sci alpino il tempo si accorcia. Discesa, superG, gigante, slalom. Tina sente la traiettoria prima ancora di vederla. Milo studia la linea, capisce che ogni curva nasce molto prima del palo. La montagna italiana — Cortina e Bormio con le loro pendenze, la loro luce.
Sul ghiaccio tornano, ma in un altro modo. Curling. Il gesto è minimo, il pensiero lungo. Tina scopre che la forza serve a poco senza lettura. Milo guida la pietra, usa la coda per spazzare, trova soluzioni dove sembrano non essercene. Nessuna fretta. Solo precisione.
Il salto arriva senza avviso. Trampolino, freestyle, snowboard. L’aria diventa materia. Tina capisce che il vuoto va rispettato, non sfidato. Milo misura l’atterraggio, trasforma un limite in assetto. Qui l’equilibrio è tutt’altro che statico, bensì adattamento continuo.
Quando incontrano lo skeleton, il bob e lo slittino, tutto accelera di nuovo. Il ghiaccio scorre sotto, le pareti si avvicinano. Tina sente la forza della gravità come una spinta netta. Milo si affida alla sensibilità, al controllo fine, al dialogo con il mezzo. La velocità diventa una responsabilità.
Quindici sport, quindici modi diversi di abitare l’inverno. Alla fine del percorso Tina e Milo non hanno vinto nulla, eppure hanno capito tutto: che lo sport invernale è un sistema complesso fatto di tecnica, territorio e persone. Ed è qui che il loro ruolo prende forma.
Sono ermellini, animali capaci di cambiare colore con le stagioni. Adattamento puro. Tina, bianca come la neve, porta con sé l’idea olimpica della visione e dell’innovazione. Milo, dal manto marrone, rappresenta il mondo paralimpico con una storia che parla chiaro: nato senza una zampetta, affronta ogni disciplina trovando soluzioni alternative, usando la coda, l’equilibrio, l’ingegno. La diversità come forza operativa, non come eccezione.
Dietro di loro c’è una manifattura che conosce il valore del gesto. Trudi, storico brand italiano, ha trasformato un segno grafico nato nelle scuole in una forma tridimensionale capace di restare fedele all’idea originale e di aggiungere materia, tattilità, durata. Linee pulite, proporzioni studiate, una palette che unisce la purezza della neve ai toni caldi della terra. Non estetica fine a sé stessa, ma narrazione visiva.
Tina e Milo diventano il punto di contatto tra Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali, tra Milano e Cortina d’Ampezzo, tra competizione e inclusione. Raccontano un Paese che sa accogliere, innovare, misurarsi.
Alla fine dell’inverno restano loro, testimoni di un’esperienza condivisa. In quattro formati, in una fascia premium, distribuiti nei luoghi di passaggio dei Giochi: store ufficiali, stazioni, aeroporti, località di gara. Oggetti che tengono memoria.
Quindici sport dopo, Tina e Milo non sono più semplici personaggi.
Hanno attraversato il ghiaccio, la neve, la velocità, la fatica. Hanno scoperto che ogni disciplina ha un lessico proprio, un ritmo, una difficoltà specifica. Ed è proprio in questa pluralità che il loro racconto prende forma.
Dietro di loro c’è un progetto industriale e culturale preciso. Trudi ha trasformato un disegno nato nelle scuole in un oggetto tridimensionale capace di mantenere l’anima del bozzetto originale e di aggiungere materia, durata, tattilità. Linee pulite, proporzioni studiate, una scelta cromatica che richiama la purezza della neve e i toni caldi della terra. Non decorazione, ma narrazione visiva.
«Realizzare Tina e Milo per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 è stata una sfida accolta con immenso orgoglio», spiega Dario Berté, Amministratore Delegato di Trudi. «Abbiamo voluto dare forma a mascotte che incarnassero la nostra filosofia: l’unione tra innovazione del design contemporaneo e rispetto profondo per il territorio italiano. Tina e Milo non sono semplici peluche, ma ambasciatori di sostenibilità e inclusione».
Il messaggio diventa ancora più chiaro quando il racconto passa dalle Olimpiadi alle Paralimpiadi.
Milo nasce senza una zampetta. Non viene corretto, non viene compensato. Trova soluzioni. Usa la coda, riorganizza l’equilibrio, cambia punto di vista. La diversità diventa una risorsa funzionale, non un elemento narrativo accessorio.
«Ogni dettaglio è stato curato per riflettere l’eccellenza del saper fare italiano», continua Berté, «trasformando un’idea grafica in un simbolo tangibile di speranza e determinazione. Partecipare a questo viaggio significa per Trudi celebrare lo spirito olimpico attraverso la morbidezza e l’emozione».
Tina e Milo, così, smettono di spiegare i Giochi. Li raccontano e li rendono comprensibili!






Add Comment