Tecnica

A Châtillon il tappeto diventa laboratorio. Lo sci alpino studia il futuro

Châtillon, Valle d’Aosta. Un tappeto inclinabile, quattro zone di lavoro, un centro che prende il nome di SKI-IN e porta la firma di Energiapura. Mercoledì 20 maggio, dentro quello spazio, qualcosa di interessante è successo davvero!

Elio Desayeux — direttore del centro — ha aperto le porte a una platea di tecnici, allenatori e professionisti della riabilitazione per una giornata di confronto coordinata dall’ingegner Stefano Maldifassi. Subito chiaro il perimetro: niente passerelle commerciali, niente dimostrazioni da fiera. Solo una domanda seria sul tavolo. Questi strumenti, usati con intelligenza, cosa possono dare davvero allo sci alpino moderno?

Gli spazi del centro raccontano già l’ambizione del progetto. Una zona per lo sci alpino col tappeto inclinabile, una per gli sport di endurance con un tappeto 4×4 ad alte prestazioni, una palestra funzionale e un’area dedicata al recupero, allo studio, alla socialità. Un ambiente integrato, non una semplice sala macchine.

Il tappeto non è la neve. E questo è esattamente il punto!

Il tecnico della Svizzera Matteo Joris ha aperto il confronto con filmati di atleti di alto livello già inseriti in percorsi di allenamento su tappeto. Il messaggio era diretto: chi pensa di replicare la neve su un tappeto si sbaglia strada. Mancano il vincolo reale della lamina, la traiettoria, la variabilità del terreno, la velocità vera di una pista. Eppure proprio partendo da questa differenza si arriva al valore dello strumento. Il tappeto permette di isolare il gesto, renderlo ripetibile, osservarlo in continuità. Postura, bacino, equilibrio, appoggi, assetto antero-posteriore: tutto diventa più leggibile. Una palestra specifica per lo sciatore, non un sostituto della montagna.

Simone Del Dio e i numerosi tecnici presenti — tra loro Alberto Schieppati, Claudio Ravetto, Simona Novara, Martina Perruchon — hanno alimentato un confronto vivace, fatto di esperienze concrete e domande vere. Già da questi scambi è emerso un dato: lo strumento interessa sia il mondo agonistico sia quello della formazione tecnica, a patto di usarlo con obiettivi chiari e competenze adeguate.

Allenamento fisico specifico: una frontiera aperta

Il secondo grande tema della giornata ha spostato il tiro sull’allenamento fisico. Il tappeto porta l’atleta in condizione di fatica dentro un gesto che, pur diverso dalla neve, conserva componenti posturali, coordinative e neuromuscolari proprie dello sci. Durata dello stimolo, numero di ripetizioni, tempi di recupero, progressione del carico: tutto diventa programmabile e misurabile.

Il professor Giorgio Ripamonti, docente e tecnico HPM coinvolto da Stefano Maldifassi, ha messo in relazione le metodiche dell’atletica leggera con le esigenze dello sci alpino. Il parallelo ha funzionato: se nell’atletica la programmazione di intensità, recuperi e obiettivi metabolici è prassi consolidata, nello sci alpino indoor quella stagione metodologica deve ancora aprirsi del tutto. Il centro SKI-IN si propone come luogo di sviluppo e validazione di protocolli nuovi. Lavori intermittenti, esercitazioni di resistenza specifica, sedute orientate alla tenuta posturale sotto fatica. Strumenti veri, da costruire con serietà.

Il return to ski: il tappeto come passaggio intermedio

Il tema più delicato della giornata — e forse il più ricco di prospettive — riguarda il rientro dall’infortunio. La dottoressa Martina Nobis, fisioterapista dello staff HPM, ha portato la propria esperienza sul recupero successivo a interventi al legamento crociato anteriore. La domanda giusta, ha spiegato, non è “quanto presto” rimettere un atleta sugli sci. La domanda è come e quando reintrodurre stimoli specifici: equilibrio, controllo dell’arto inferiore, risposta propriocettiva, fiducia nel gesto.

Il tappeto può essere quel passaggio intermedio tra la palestra e la neve. Un contesto controllabile, osservabile, modulabile, in cui il movimento torna progressivamente a somigliare allo sci prima che l’atleta affronti una vera discesa. Per una disciplina in cui il rientro all’attività richiede ben più della sola forza muscolare, questa prospettiva vale oro.

Dai Cuccioli agli agonisti: lo strumento non ha un solo padrone

Una precisazione necessaria: il tappeto non è riservato all’élite. Per i giovani — avviamento, scuole sci, sci club — rappresenta uno strumento prezioso per aumentare le ripetizioni, sviluppare equilibrio e sensibilità posturale in sicurezza, correggere precocemente alcuni errori prima che si consolidino sulla neve.

La giornata di Châtillon ha lasciato un messaggio pulito: il tappeto vale quanto chi lo usa sa farne. Richiede metodo, obiettivi, occhio esperto. Può aiutare a ripetere, correggere, affaticare, misurare, accompagnare l’atleta lungo tutto il suo percorso — dalla formazione tecnica al ritorno dopo un infortunio grave. Il centro SKI-IN si propone come punto di riferimento non solo per lo sci valdostano ma per tutto il movimento alpino. Un posto in cui tecnologia e cultura della performance possono incontrarsi. E produrre qualcosa di utile.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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