Tecnica

L’Istruttore nazionale Thomas Vottero: la centralità dinamica

Per la tecnica di Sciare ecco l’Istruttore nazionale Thomas Vottero a spiegarci che cos’è la centralità dinamica.

Oggi la vostra fame culturale sportiva, o anche solo la vostra curiosità, si incontrerà con questo articolo sulla tecnica dello Sci italiano.

Qualcuno del mestiere racconta, con estrema convinzione, di evidenze assolute per questo magnifico sport.

Al contrario, per quanto mi riguarda, spesso sono proprio le note «certezze» ad avviare ragionamenti su quanto esiste di giusto, sbagliato o migliorabile.

Ovvero sono le sicurezze a essere messe in discussione per poter ampliare i ragionamenti, vedere le cose da nuovi punti di vista e magari arrivare ad altre soluzioni di sviluppo e trasformazione positiva.

Quindi l’obiettivo odierno, che vi propongo, non sarà solo quello di asserire che oggi “si fa così” o “non si fa così”.

Cercherò di provare a fornire una serie di informazioni che serviranno per farvi porre nuove domande ed, eventualmente, fare sperimentazioni voi stessi sulle piste.

L’argomento principale è la «Centralità Dinamica» Sembra una dicitura di qualche formula di ingegneria areo spaziale, vero?

Oltretutto non inerente con il nostro amato sport, giusto? Invece è parte costante dello scivolamento sulla la neve. E ve lo provo.

Una piccola premessa, si rende necessaria. Lo studio di questo argomento andrebbe fatto con una buona base e dati scientifici.

Conseguentemente risulta per noi molto complicato poiché nel nostro Sport esistono veramente tante variabili che cambierebbero di continuo il risultato.

Quindi proveremo a semplificarla addentrarci nel campo della fisica in punta di piedi. Partiamo con la definizione sciistica della parola CENTRALITÀ.

È la condizione che si verifica quando la risultante delle forze che si considerano applicate al baricentro dello sciatore cade entro il perimetro della base d’appoggio degli scarponi.

Queste forze sono apparenti e vengono definite cosi perché possiamo, «sentirle» solo attraverso il nostro apparato percettivo.

Semplificando abbiamo forza laterale/trasversale, forza sagittale, forza rotazionale e forza verticale. Ovviamente salendo di livello e aumentando le difficoltà si modificheranno nel numero, quantità, intensità, velocità e timing.

Quando tutte queste forze cadranno all’interno del poligono formato dalla larghezza e lunghezza dei nostri scarponi, possiamo definirci Centrali.

Ora passiamo alla seconda parola: DINAMICA
Per la Treccani, Dinamica è lo Studio dei movimenti di un sistema in relazione alle cause che li determinano, e i movimenti stessi.

Quindi dinamico vuol dire essere in movimento e sapere come agire rispetto a un fenomeno, sistema o contesto.

Diciamo che si sposa perfettamente con la nostra pratica sportiva in quanto dal momento che incominciamo a scivolare, noi siamo in movimento e, quindi, la nostra centralità non sarà più statica.

Dopo aver analizzato i due significati, possiamo applicarli a un contesto reale, partendo dagli inizi, dove proviamo a immaginare di aver appena finito la prima parte, definita approccio, sempre più importante nell’insegnamento e di stare incominciando il nostro percorso nei primi 3 livelli dello Sci italiano.

Seppur minima possiamo dire di trovarci a dover affrontare, per la prima volta, la pendenza; grazie a essa sicuramente aumenteremo la nostra velocità.

Questi due nuovi aspetti aumenteranno la difficoltà di mantenere o assumere una posizione centrale, perché entrambe creano la forza sagittale che tende a far spostare il nostro corpo o baricentro all’indietro, facendoci perdere centralità.

Riuscire a mantenere la centralità in questi livelli ci potrà servire per mantenere una posizione meno dispendiosa a livello di energia muscolare.

E sopratutto per favorire i primi impulsi o azioni motorie rotazionali, per intraprendere un moto curvilineo.

Rimanendo con la nostra immaginazione attiva, pensando di progredire di livello e quindi di trovarci in «L4 e 5» della disciplina sportiva, dove abbiamo alcuni cambiamenti.

In particolare l’aumento della velocità, l’aumento della difficoltà del terreno, l’aumento delle azioni motorie e tecniche.

In questa situazione, incominciano a intervenire, in modo considerevole, tutte le forze che abbiamo anticipato prima (sagittale, trasversale, rotazionale, verticale), lungo la nostra discesa.

La difficoltà maggiore sarà a livello muscolare, dove utilizzeremo una ingente forza muscolare per poter gestire queste forze e quindi per riuscire a fare determinate azioni motorie, con una determinata velocità e in un punto ben preciso (dosso, muro, piano). Con il fine di mantenere sempre una buona centralità e di essere efficiente rispetto all’obiettivo che ci siamo proposti.

Continuando a immaginare, proviamo a pensare a sciatori di livello 6 e 7, nonché i livelli più tecnici della nostra progressione.

Oltre a quanto detto finora, cioè alla centralità rispetto alla persona nei livelli bassi, a essere centrali rispetto al terreno nei livelli medi, in questo esempio, di livelli alti, vi propongo di analizzarlo rispetto alla curva.

Guardando una foto di una traiettoria di curva media L6, sembra che non sia centrale. Questo è quello che mi sento dire maggiormente quando si parla e si spiega questo argomento.

Invece, nella realtà, grazie a un vincolo forte tra sci e neve, in aggiunta a delle azioni motorie ben precise, la risultante delle forze mentre scendiamo applicata al baricentro, si proietta all’interno del poligono dei piedi.

Oltre a farci rimanere in piedi, ci permette di poter deformare lo sci in modo efficace rispetto all’obiettivo che abbiamo intrapreso.

Invece osservando un maestro di sci in azione, alcuni potranno dire che la sua centralità sembra essere statica.

In realtà, sta cercando di compiere azioni motorie complesse, muovendosi alla ricerca di centralità, per ogni centimetro della sua discesa, per arrivare al suo obiettivo e quella staticità verrà percepita solo a livello visivo.

In conclusione la Centralità va ricercata continuamente nella nostra discesa, bisogna modificarla in base al «dove» (neve, pendio, pista), in base alla tipologia di curva (es: L3 o L6 e corto medio ampio) e in base al segmento corporeo (superiore inferiore).

Nel nostro sport è quasi sempre considerata dinamica, a meno che non si osservi un fenomeno fermo, dato dal fatto che siamo in continuo movimento. E che dobbiamo sopperire alle variazioni sul nostro «percorso» (terreno, neve, visibilità, attrezzature tipologia di curva) ricercando fin dalle prime volte come poter fare a rimane centrali nel disegnare le curve nei più svariati pendii innevati.

L’Istruttore nazionale e testatore di Sciare Thomas Vottero. È di Sansicario

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.