Tecnica

Max Blardone: “Vi spiego perché Marta scia leggero…”

Stare dietro a Max Blardone non è per niente facile, viaggia sempre come un treno, ma siamo riusciti a raggiungerlo, per chiedergli cosa significa dire, dal punto di vista tecnico, che Marta scia leggero.

“Marta Bassino scia leggero. Cosa significa? La mia interpretazione è questa e la dico senza troppi preamboli.

Sciare leggeri significa che la lamina ha poco angolo di incidenza sulla neve. Basta guardare l’inclinazione degli sci per capirlo.

Il punto è comprendere come Marta riesca a mettere in pratica questo indubbio vantaggio tecnico.

Ebbene, Marta scia molto sopra ai piedi col bacino, nonostante ci sia la pendenza. Se si abbina questo aspetto tecnico fondamentale alla giusta linea di attacco curva ecco che si crea un’incredibile sensazione di leggerezza. Che avviene grazie alla facilità del gesto e al tempismo esecutivo pressoché perfetto.

Marta in questo momento fa la differenza perché – e lo dico in gergo – riesce a sciare ogni metro di pista la pendenza.

Se guardiamo la punta e la coda del suo sci, puntano sempre verso il basso, o meglio verso la pendenza «intesa come direzione di percorrenza».

Non c’è mai quel «ricciolo» dal palo in poi che disegna una linea in leggera salita. È un errore che molti commettono e il cronometro mostra sempre un conto molto salato.

No, chiudere troppo la curva di sicuro non conviene quasi mai. In lei questo non esiste. Ecco perché riesce a sciare le pendenze sempre in ogni millimetro di curva.

Immaginate di mettere le due mani sullo spigolo in prossimità del palo. Ecco, quello è l’istante in cui Marta crea un movimento del corpo in avanzamento verso il nuovo attacco curva.

Tale movimento di avanzamento nasce nel momento in cui faccio partire questo gesto dai piedi e non anticipando con altre parti del copro inutilmente.

In questo modo tolgo lo spigolo riempiendo lo spazio della diagonale. In pratica, detto banalmente, sfrutta sempre le pendenze.

A tutto questo se aggiungiamo un po’ di potenza in più… Ha un piede Marta che fa davvero paura. Questo vado a predicarlo fin da quando la vidi sciare nel 2017 sulla Erta del Kronplatz.

L’anno successivo, in realtà si era un poco persa, ma ci sta quando non sei ancora formata completamente dal punto di vista fisico e tecnico. L’ultimo inverno ha messo a punto tale aspetto e si sono visti progressi notevoli.

Che ha concluso di assimilare quest’estate. L’ho vista un po’ di volte in allenamento e pur senza il conforto del cronometro mi ero accorto che aveva trovato la quadra perfetta!

In definitiva Marta è riuscita a mettere assieme a livello tecnico quei pochi elementi che le mancavano. Ora è al massimo della performance il che si traduce con una semplicità del gesto impressionante.

Questo fa sembrare la sua azione leggera, ma tecnicamente parlando si dice in un altro modo: efficace.

Nel primo gigante di Courchevel sembrava che la pista fosse perfettamente liscia quando è scesa lei. Tutte invece avevano fatto fatica. Come Petra Vlhova, atleta forte e possente.

La pupilla di Livio Magoni, nella parte centrale ha subìto, perché cercava l’attacco curva con l’inclinazione del corpo verso il palo e non verso il taglio sfruttando l’appoggio della tibia sul linguettone.

Avrebbe dovuto assumere un atteggiamento tecnico differente. Rimanere più sui piedi per sentire lo spigolo pulito che entra in curva, ovviamente rimanendo col bacino sopra.

Marta è molto diversa e mi ricorda la Shiffrin migliore, quella di due anni fa. E oggi è lei la sciatrice più elegante ed efficace.

Sciando in questo modo può puntare anche alla Classifica generale? Bisognerà vederla nelle prove veloci, ma io credo che sia meglio aspettare ancora un po’ per vederla protagonista assoluta su tutti i fronti per la Sfera di Cristallo.

Il tutto subito potrebbe anche succedere, ma non mi struggerei oggi per questo obiettivo. Meglio concentrarsi sulla Coppa di gigante. Poi, se invece le cose dovessero mettersi bene… Max Blardone vi spiego Max Blardone vi spiego

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.