Tecnica

Pieghe estreme

Una neve così, come abbiamo trovato a Stubai nella full immersion Jam Session del 1° novembre, è stata quanto di meglio ci si potesse augurare per un’anteprima inverno veramente speciale! Neve nuova e compatta, ma non dura, l’ideale per tirare curve enfatizzando le «pieghe» in totale sicurezza. Una sciata tutta da gustare, senza esasperazione agonistica, ma con quei contenuti tecnici di alto livello che possono essere alla portata di tutti gli sciatori con un po’ di «manico». Sciatori con il senso dei tempi dell’azione, con un buon feeling nel rapporto piedi-spigoli ed una buona percezione degli spazi, della velocità, dell’intensità delle tensioni muscolari. Anche con un po’ di coraggio. Nel sommario ho fatto riferimento ad alcune parole chiave che ora andiamo a riprendere una per una, creandoci un modo di immaginare la nostra successione di curve «di piega in piega». Quando siamo in cima ad un pendio da favola, come nelle sequenze di questo servizio, dobbiamo sapere in un attimo organizzare le idee e pregustare il piacere di una discesa in sintonia con spigoli e centrifughe! Le curve di cui stiamo parlando, quelle che ci possono dare un gran gusto nel passaggio da piega a piega, sono curve medio-ampie che possono prendere la larghezza di un corridoio pari a due, tre, anche quattro larghezze del gatto delle nevi, con un’andatura decisa, senza tentennamenti. Tempismo è il primo termine importante. Lo si impara prima di tutto guardando gli altri e seguendone il tempo dell’azione, ad esempio in una gara di gigante. Osservando le grandi inclinazioni laterali, notando la progressiva intensità dell’azione che sfocia nella fase di ribaltamento e nel cambio di inclinazione; immaginando la determinazione nella fase di ingresso e attacco-curva e notando che la tenuta e la potenza dell’azione sono sempre determinate dal voler uscire dalla curva e non dal voler assumere una posizione. è importante immedesimarsi nell’atleta. Osservare gli atleti in un gigante vuol dire non solo guardarli di fronte, dalla telecamera, che scendono verso di noi; vuol dire ancora di più mettersi dentro di loro, nei loro occhi che valutano in anticipo gli spazi e le traiettorie, sentire i piedi inclinare da una parte e dall’altra, le caviglie forti, sentire super-tosta la parte del corpo esterna alla curva e l’interna più rilassata e che sale, ma con il piede sempre presente, inclinato e tagliente. Il tempismo è sempre legato alla buona percezione degli spazi e delle velocità, al sapere immaginare e programmare in anticipo lo sviluppo dell’azione. Passiamo ai piedi: sono la chiave della riuscita. Imprescindibili. Ovvio diranno in molti. Sì, ovvio… Ma quanti sanno usare e sentire i piedi ed usarli per «comandare» l’equilibrio del corpo che gli sta sopra? Claudio Ravetto rende bene l’idea quando afferma: «lo sciatore buono sta in equilibrio con i piedi; lo sciatore scarso cerca di stare in equilibrio sui piedi». E quando siamo in pista fa un esempio chiaro: prende un bastoncino da sci, lo capovolge in verticale con la punta in alto e la manopola in basso appoggiata al palmo della mano o al solo polpastrello dell’indice, lo sostiene muovendo la mano alla base per tenerlo sempre in equilibrio. è con i movimenti della base che si prevengono e correggono i disequilibri ottenendo quindi l’equilibrio.

 

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I piedi sono i lettori dell’equilibrio e da loro parte la richiesta al corpo di prevenire i problemi e di ristabilirlo continuamente. Basta salire su una tavoletta propriocettiva o provare a stare in equilibrio su un materasso con un piede e lo si capisce immediatamente. E cosa si intende per «sentire» i piedi? Avere la percezione della qualità dell’appoggio e delle azioni di adattamento dell’equilibrio, rendendosi conto che dai piedi partono in modo coordinato i comandi ai muscoli degli arti inferiori ed a tutti i meccanismi stabilizzatori della parte superiore del corpo. Nello specifico dello sci i piedi servono in primis a sviluppare con continuità la quantità necessaria di inclinazione ed a gestire la qualità della presa di spigolo, quindi inclinazioni in crescendo e decrescendo, abbinate all’inclinazione di tutto il corpo e al comando delle tensioni muscolari per gestire la trasmissione di energia dal corpo in movimento al terreno. Si parla pochissimo, anche tra i tecnici dello sci, dei movimenti di pronazione e di supinazione dei piedi (movimenti di inclinazione «laterale», indipendenti dall’inclinazione delle tibie), del rapporto tra questi e le tibie, in termini di direzioni e di forze, e ancora meno si parla dell’importanza delle tensioni tra piede e interno degli scarponi per creare equilibrio e forze utili. Se il tempismo è il senso dello sviluppo e dell’intensità dell’azione ad una certa velocità ed in certi spazi, i piedi sono i sensori dai quali dipende la gestione della meccanica ai fini dell’equilibrio dinamico, nei macro-movimenti come nei micro-adattamenti per l’ottimizzazione dell’azione in tempo reale, istante per istante. La direzione dello sguardo: molto, troppo trascurata l’importanza dello sguardo, di importanza enorme per capire gli spazi e le dimensioni della curva, per il progetto dell’azione (tempismi e sviluppo dell’azione meccanica). In auto non faremmo mai una curva verso destra guardando fuori dal finestrino alla nostra sinistra! Perché si vedono sciatori che guardano fuori dal finestrino dalla parte opposta a dove vogliono andare? Lo sguardo deve darsi l’obiettivo dell’uscita curva, individuandone la zona e perfezionando la mira sin da prima dell’ingresso in quella curva… È l’elemento che determina l’impostazione e l’affinamento della traiettoria, induce alla facile e giusta inclinazione del corpo e al buon progetto dei tempismi esecutivi. Imparare a sciare bene sarà molto più facile ed immediato ottimizzando la direzione dello sguardo. Intensità e scioltezza: devono coesistere per un’azione forte e al tempo stesso plastica. è importantissimo imparare ad immaginare e poi a gestire le tensioni muscolari che crescono in modo esponenziale durante lo sviluppo della curva per poi diminuire nel cambio e tornare nuovamente a crescere nella curva successiva. Queste devono sempre essere coordinate con l’andata e ritorno da un’inclinazione all’altra eseguita con estrema scioltezza, senza alcuna fatica e forzatura. L’espressione di potenza scaricata a terra e la scioltezza nelle pieghe di qua e di là devono essere due percezioni distinte, opposte e contemporanee per fare della sciata un’opera d’arte con pieghe al limite dell’equilibrio eseguite in estrema scioltezza e libertà di movimento a dare l’impressione di una danza facile, potente e leggera al tempo stesso. Coraggio: per la sciata in campo libero ce ne vuole meno che non tra i pali dove si rischia tutto. Ma ce ne vuole comunque una discreta dose, soprattutto quando la pendenza aumenta, quando il terreno è duro e si devono sviluppare carichi e tensioni muscolari notevoli senza perdere scioltezza nello sviluppo e nell’alternanza delle inclinazioni. La pendenza della pista esige una forte proiezione avanti e laterale che richiede coraggio. Qui è importantissimo fidarsi dei piedi e della loro capacità di cercare e sentire la presa. È importantissimo immaginare in anticipo i tempismi esecutivi, le intensità di sforzo per tenere e nello stesso tempo venir via dalla curva, con coraggio, rilanciando ad ogni curva con un bel po’ di pelo sullo stomaco. Ed è utilissimo avere un’idea guida che attivi i piedi e che ci farà sentire sicuri al di là di ogni aspettativa. Anche qui il mitico Claudio ci dà un consiglio che potrebbe sembrare di una banalità esagerata, quasi una presa in giro: «prima che le code scappino via… tienile dentro»! «Ma fallo in anticipo, pensalo già mentre vieni via dai vecchi spigoli per essere sicuro di farlo dal primo centimetro della nuova curva e… fregare… le code prima che scappino via»! Troverai presa, inclinazione, deformazione dello sci e starai già facendo un’azione per risolvere la curva che sta iniziando e raddrizzare per la successiva. Di piega in piega!

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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