Tecnica

Sciare Campus: tutto sull’uso del bastoncino, preparazione, appoggio…

Sciare Campus: tutto sull’uso del bastoncino, preparazione, appoggio….
Mettetevi comodi perché la faccenda non si può liquidare in poche righe. ma seguendo questi consigli si potrà comprendere ogni sfumatura legata a questa fase tecnica fondamentale. Prima di tutto: bastone o racchetta? Questo «nodo» è opportuno scioglierlo all’istante.

Ricordo perfettamente le parole di un istruttore che ho avuto come docente al corso di formazione, quando spese del tempo per sottolineare quanto fosse importante definire il materiale tecnico in modo preciso e corretto.

Chiamare racchetta il bastoncino, è come confondere la maschera da sci con gli occhialini da nuoto, o definire corda la cima di una barca. Ci sono infiniti esempi ma non mi dilungo: il concetto che vorrei trasmettere è che la terminologia sta alla base di un linguaggio tecnico appropriato. Anche questo che sa distinguere il professionista o l’esperto di uno sport da chi invece ha una semplice passione poco approfondita. Quindi non ci sono dubbi, si chiama bastone, se si vuole bastoncino, ma escluderei, racchetta!

Con una panoramica generale, questo articolo vi fornirà le informazioni che personalmente ritengo utili ed essenziali al fine di comprendere l’importanza del suo utilizzo all’interno di una serie di curve di archi differenti.

Nelle prima immagine si illustra la corretta forma e sagoma del lacciolo del bastone. Nella seconda immagine si può notare come il lacciolo si apre in maniera anatomica per la giusta impugnatura. Nella terza immagine invece si dimostra infine, l’impugnatura corretta e come il lacciolo avvolge il polso in modo da poter favorire il giusto movimento durante la sciata.

Tale argomento viene a volte sottovalutato in quanto molti ritengono che questo attrezzo non sia poi così indispensabile per eseguire una curva nel modo migliore.

Sbagliatissimo, anche se una parte di ragione c’è. In effetti, l’appoggio del bastoncino non è un movimento classificato come fondamentale. Questo però non significa che non debba recitare un ruolo importante nel contesto di una qualsiasi serie di curve. Posso assicurare che se non impariamo bene a utilizzarlo sarà ben difficile avanzare nella nostra progressione tecnica.

Prima di analizzare il gesto tecnico e capire come il bastoncino può aiutarci nella progressione tecnica senza che diventi un impedimento, è fondamentale dare alcune indicazioni riguardo alla scelta del materiale. Ok il bastoncino, ma quale scegliere? Sono tutti uguali? Di quale misura?

Giustamente, in fase di acquisto, si è soliti prestare la massima attenzione allo scarpone e allo sci, mentre il bastoncino è considerato un accessorio secondario, della serie, uno vale l’altro. Non è ovviamente così.

Nell’immagine si può notare che l’asse trasversale delle spalle sia perfettamente parallelo al pendio. nel dettaglio si dimostra l’esercizio in cui, il nostro Luigi tacchini che interpreta l’allievo,  ricerca, con la rondella, il contatto con la neve durante la seconda parte di curva, utilizzando un bastone leggermente più corto così da esasperare lo spostamento dell’asse trasversale delle spalle, verso l’esterno della curva.

Partiamo con la valutazione della misura corretta. Il sistema più classico, quello che i «vecchi» ci hanno insegnato, è molto semplice. Giriamo il bastone a testa in giù, ovvero con la manopola che appoggia per terra e impugniamolo appena sotto la rondella. La misura corretta si ottiene quando tra braccio e avambraccio si crea un angolo retto. su questa modalità si può discutere. Quando sciamo su un piano inclinato infatti, la punta del bastoncino non affonda nella neve, se non per una piccolissima parte e in caso di terreno molto morbido. Quindi, perché escludere questa parte dalla misurazione corretta?

Personalmente ho adottato una formula, condivisa anche con diversi colleghi: dividiamo la nostra altezza per 1.5, valutando poi caso per caso eventuali aggiustamenti: in base all’allievo e alle caratteristiche/errori tecnici che questo presenterà, si valuterà se abbassare il bastone ulteriormente di qualche cm.

in questa immagine si mostra esattamente che, nella seconda fase di curva, la direzione della preparazione del bastone mi favorisce il mantenimento dell’asse sagittale verso la nuova traiettoria così da poter favorire l’inizio della curva successiva.

Facciamo un esempio: io sono alta 1,77 e dovrei utilizzare un bastone alto 118 cm. Questo perché 177 diviso 1,5 fa 118. Per me potrebbe essere una misura corretta anche se, per le mie caratteristiche tecniche, ho preferito togliere 3 centimetri, arrivando così a 115 cm. Stiamo parlando di finezze ma nel dubbio, meglio un bastone leggermente più corto che lungo.

Per quanto riguarda, invece, la tipologia di bastone, è preferibile optare per quello classico dritto. Alcuni presentano una sagoma curvilinea, ma sono nati per questioni aerodinamiche nell’agonismo, in particolare nelle discipline veloci. Non è finita, una considerazione serve anche per il lacciolo poiché anche l’impugnatura risulta fondamentale. Per alcuni appassionati è un vero incubo e c’è chi preferisce bypassare il problema eliminandolo del tutto. Guai, non fatelo mai! Vi rimando alla sequenza fotografica (qui a destra) che spiega meglio di tante parole.

In questa immagine si può notare perfettamente come, l’appoggio del bastone abbia favorito il movimento di antero nella direzione del corridoio immaginario della nuova curva.

Questa premessa getta le basi per riuscire a capire assieme l’utilità del bastone inserito nella progressione tecnica. In vari articoli già pubblicati o in altri che seguiranno, i colleghi di Sciare Campus hanno affrontato argomenti quali l’importanza della solidità della parte alta del corpo, introducendo il concetto di assi anatomici corporei (asse sagittale, longitudinale e trasversale delle spalle).

In particolare, l’asse trasversale, dovrebbe essere il più possibile parallelo al pendio. Nell’impostare questa posizione, il bastone dell’altezza corretta risulta di grande aiuto se inserito in un esercizio che possa far percepire al nostro allievo come si sposta l’asse trasversale, fino a raggiungere il parallelismo con il pendio. Un ottimo esercizio che aiuterebbe a sviluppare tale percezione è proprio ricercare, con la rondella, il contatto con la neve durante la seconda parte di curva, utilizzando un bastone leggermente più corto così da esasperare lo spostamento dell’asse trasversale delle spalle, verso l’esterno della curva.

Nella serie di fotogrammi 1, 2, 3, 4 si dimostra come, durante la seconda parte di curva, si abbina il movimento di preparazione del bastoncino con il movimento di piegamento in modo graduale distribuito nel tempo e spazio.

Il bastone viene inserito all’interno della nostra progressione tecnica una volta arrivati al livello 4, ossia il livello intermedio di base. L’allievo a questo punto ha la capacità di affrontare pendii facili a sci paralleli e in totale autonomia e dovrà imparare a gestire il cambio degli spigoli con tempismi esecutivi volontari e diversi in base alle situazioni. Ecco che, allora, si servirà della preparazione e dell’appoggio del bastone, che renderanno più facile il cambio dello spigolo e, quindi, l’inizio della curva successiva.

Nei fotogrammi 5, 6, 7, 8 vediamo come, a partire della diminuzione dell’angolazione il bastoncino si avvicina sempre di più al momento dell’appoggio, dettando così la direzione corretta della curva successiva.

Come avrete notato, ho specificato «preparazione» e «appoggio» del bastone; ebbene sì, questi sono due movimenti ben distinti che devono collaborare in modo coordinato e graduale assieme ad altri movimenti fondamentali che già conosciamo: alto e basso, antero-postero, inclinazioni e rotazioni.

La preparazione del bastone si innesca dal punto di massima pendenza e si distribuisce in modo graduale lungo la seconda parte di curva. È qui che entra invece in «azione» l’appoggio, ovvero a fine curva, in modo da dettare il cambio degli spigoli.

Nei fotogrammi 9 e 10 invece vediamo come, simultaneamente all’appoggio del bastone si affetti il cambio dello spigolo andando a determinare una direzione del movimento verso il corridoio dettato dal bastoncino.

La preparazione del bastone è un movimento che si esegue assumendo una posizione base della parte alta del corpo (braccia semiflesse davanti al busto con le mani che rimangono all’interno del campo visivo) e si focalizza sul movimento del polso sull’avambraccio e dell’avambraccio sul braccio. Se prestiamo attenzione alla posizione base delle braccia, tenendo la spalla, il gomito e il polso sulla stessa linea immaginaria, il movimento di preparazione del bastone porterà a un naturale e corretto avanzamento della rondella del bastone fino al punto ideale di appoggio.

L’appoggio del bastone, infatti, si esegue nel punto di fine curva, verso l’esterno della curva appena conclusa idealmente tra la spatola dello sci e l’attacco spostato verso l’esterno.

Immaginiamo di disegnare sulla neve un triangolo: il primo vertice è la spatola dello sci, il secondo è l’attacco mentre il terzo è quello più esterno e sarà il punto dove avverrà l’appoggio del bastone.

Il punto di appoggio è importante poiché si creano i presupposti ideali per facilitare l’inizio della nuova curva. Infatti, prestando attenzione al movimento corretto di avanzamento del bastone durante la fase di preparazione e alla posizione ideale dell’appoggio, l’asse sagittale del busto rimane orientato verso la nuova traiettoria di curva così da favorirne l’inizio di quella successiva.

La preparazione e il punto di appoggio del bastone segnano esattamente un corridoio immaginario verso il quale il bacino e tutto l’asse longitudinale del corpo (asse testa-piedi) si muovono nella nuova traiettoria di curva, dettando così la corretta direzione dei movimenti.

Possiamo dire quindi che la preparazione del bastone si abbina e si coordina al movimento di «piegamento» distribuito nella seconda parte di curva. Analogamente, l’appoggio del bastone può favorire e sviluppare il movimento di «antero» che si ricerca a inizio curva per riuscire a mantenere la posizione centrale.

Una volta chiariti questi concetti generali vediamo come i differenti archi di curva influiscono sui tempismi e sulla posizione dell’appoggio. Ebbene sì, non avremo un unico tempismo e un unico punto di appoggio ma, in base all’arco che andremo ad eseguire, avremo dei movimenti con ritmi di diversa intensità, ma anche con direzioni differenti.

Mettiamo a confronto due archi nei quali è possibile notare le differenze in maniera chiara, ossia: l’arco corto e l’arco ampio.

Il movimento di avanzamento del bastone per creare il corridoio immaginario di spostamento del bacino, nell’arco corto ha una direzione molto più verso la massima pendenza. Si andrà, quindi ad appoggiare il bastone non più tra spatola e attacco ma all’altezza dell’attacco stesso verso l’esterno della curva. Questo permette di mantenere l’asse sagittale in direzione della nuova traiettoria di curva che, in questo caso, risulta essere immediata verso valle.

Nell’arco ampio invece, i movimenti hanno una direzione più graduale e fluida verso la massima pendenza e quindi l’appoggio si sposterà automaticamente più vicino alla spatola dello sci sempre verso l’esterno. Così facendo a fine curva, l’asse sagittale, rimane leggermente più in linea con la traiettoria che si sta eseguendo.

Visivamente, la posizione del bastone influisce molto sull’estetica del busto. Se ci mettiamo a fondo pista per osservare l’esecuzione di un arco corto, si noterà chiaramente come il busto rimarrà molto fermo e orientato verso di noi. Nell’arco ampio lo stesso sciatore tenderà a ruotare il busto verso la direzione della curva, condizionato dal fatto che il bastone verrà appoggiato più vicino alla punta dello sci. I segmenti corporei nell’arco corto sono nettamente visibili, la parte bassa del corpo segue la direzione degli sci mentre la parte alta guarda perfettamente la massima pendenza. Questa netta differenza dei segmenti corporei, nell’arco ampio non è così evidente ma in ogni caso corretta e dovuta a una direzione dei movimenti differente.

Anche i tempismi come abbiamo già detto precedentemente sono diversi nei vari archi.

In linea generale, l’appoggio avviene a fine piegamento-inizio estensione e detta l’inizio della nuova curva. Se analizziamo bene ciò che facciamo mentre eseguiamo un arco corto rispetto a uno ampio, però, possiamo dire che nell’arco corto l’appoggio del bastone è leggermente anticipato rispetto ad un arco ampio dove invece appoggiamo a estensione già innescata. Questo avviene perché i tempismi sono molto più rapidi e veloci nell’arco corto rispetto all’arco ampio dove saranno più lenti verso la massima pendenza.


ANNACHIARA GEROLIMETTO

È nata a Bassano del Grappa (VI). Ha un discreto passato agonistico che è arrivato fino alla Coppa Europa (SuperG e discesa)dopo aver gareggiato prima con il Comitato Veneto e in seguito per l’Alto Adige.  Nel 2009 diventa maestra di sci, quindi allenatrice e nel 2014 istruttore nazionale.Insegna come libera professionista a Cortina e lavoro con la Regione Veneto per quanto riguarda la formazione maestri di sci. Laureata in scienze della comunicazione e marketing e in scienze dell’alimentazione. Ora è in magistrale in nutrizione umana. È promoter Rossignol, Helly Hansen e Smith. Sciare Campus: tutto sull’uso Sciare Campus: tutto sull’uso Sciare Campus: tutto sull’uso

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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