Lo sci è un gesto complesso che nasce dall’incontro di quattro dimensioni della persona: organica, neuromotoria, cognitiva ed emotiva. Il metodologo le analizza insieme, per migliorare efficacia, sicurezza e consapevolezza sulla neve.
Lo sci alpino può essere interpretato in vari contesti: è un gesto motorio eseguito in ambiente naturale, invernale e in condizioni non abituali per il genere umano. Si eseguono movimenti vincolati da un’attrezzatura, scivolando su un piano inclinato irregolare attraverso tecniche codificate, ben lontane da quegli schemi motori e posturali di base che hanno accompagnato l’essere umano nel corso della sua milionaria evoluzione sul globo terrestre.
Lo sci alpino è una disciplina sportiva praticata agonisticamente e da tutti conosciuta attraverso le gesta atletiche dei campioni. È passione per chi – senza cimentarsi in competizioni – dedica giornate, weekend e/o la classica settimana bianca, ricercando la discesa e/o la curva perfetta, quella che si vede sulle varie piattaforme social.
In questo caso l’intervento del metodologo è duplice: indica quanto un miglioramento tecnico si possa ottenere con maggior facilità attraverso dimostrazioni e suggerimenti erogati dal Maestro di Sci; individua, con i tecnici, la progressione pedagogico-didattica che l’insegnante applicherà nel corso delle sue lezioni.
Ma sciare è anche svago, divertimento e/o semplice attività ricreativa, dedicata a un salubre turismo all’aria aperta, vissuta in un contesto naturale fantastico, dedicando parte della giornata a un ottimale e sensato approccio eno-gastronomico, vissuto in allegra e serena convivialità… turismo puro, eseguendo un gesto motorio liberatorio, adrenalinico e adrenergico.
A volte, però, tale gesto è condotto con inesperienza e con non adeguata consapevolezza e conoscenza dei rischi e/o delle norme comportamentali corrette.
Anche in questo caso il metodologo potrebbe essere utile per coordinare un’equipe atta ad approfondire le dinamiche di sensibilizzazione comportamentale alla sicurezza.
Comunque tutti, anche il meno dedicato, vogliono «scendere bene»
e, se proprio non «fare la nera», cercare di divertirsi eseguendo, nel modo tecnicamente più efficace e adeguato, «l’arte di sciare». Spesso e volentieri, pensando allo sci, ci si concentra esclusivamente sui fattori esterni, ambientali e strutturali, senza approfondire quanto gli stessi possano incidere, in termini oggettivi e/o soggettivi, sull’elemento base di questa magnifica attività: lo sciatore, cioè la persona che pratica lo sci.
Quando ci si inoltra nel complicato sistema del movimento umano applicato a una complessa disciplina tecnica e adattiva, il metodologo è portato ad analizzare tutte le componenti che, in una persona, contribuiscono al gesto motorio. Le componenti caratterizzanti una persona possono essere identificate in quattro macro-aree: organica, neuromotoria, cognitiva ed emotiva.
Tutte queste componenti sono analiticamente studiate da una o più specifiche discipline scientifiche. Tale specializzazione porta ad elevate conoscenze, ma rischia di agire monotematicamente, se non per compartimenti stagni, perdendo di vista l’interazione che esiste tra le quattro macro-aree.
Una caduta durante una discesa può provocare un trauma fisico (area organica), risolvibile – a seconda della gravità – attraverso l’intervento medico-sanitario specialistico. Ma la persona non riprende più a sciare, seppur dichiarata idonea dopo aver effettuato le opportune verifiche cliniche.
Il problema non risiede più nel trauma «organico», ma in quanto lo stesso ha inciso sulle altre tre aree e nell’identificare quale di queste abbia maggior influenza sulla persona, compromettendo la possibilità di rimettere gli sci ai piedi o di riportare un atleta infortunato ai precedenti livelli di competitività.
Analisi, motivazione e quant’altro sono situazioni che richiedono ruoli e figure dedicate. Ma se ci si concentra esclusivamente su una sola componente, si rischia di perdere la visione d’insieme di cui atleta, appassionato e turista sono il risultato finale.
Ecco quindi quanto l’intervento del Metodologo – Sport Scientist – sia essenziale per capire le criticità presenti nelle forme di adattamento strutturale, funzionale, cognitivo e comportamentale che avvengono all’interno di ogni movimento umano eseguito dallo sciatore. r






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