Trecentocinquantaquattro impianti, quasi quindici milioni di notti in albergo, un euro di skipass che ne genera nove nelle valli. La relazione di Helmut Sartori all’assemblea degli esercenti funiviari altoatesini fotografa una provincia che vive di funi, ganci e coraggio imprenditoriale.
Il 9 giugno scorso il MEC di Fiera Bolzano somigliava alla partenza di una cabinovia il giorno di Santo Stefano: posti contesi, gente in piedi, un brusio di attesa. Helmut Sartori, presidente dell’Associazione Esercenti Funiviari dell’Alto Adige e uomo della società Alpe di Siusi, ha aperto l’assemblea ordinaria con una relazione che sembra il cruscotto di un’auto da corsa: tutte le lancette puntano verso l’alto.

Primo dato, il più pesante. Lo scorso inverno l’Alto Adige ha registrato 14,77 milioni di pernottamenti, il 3,2% in più rispetto all’anno precedente. Per misurarne la stazza basta un confronto: la provincia conta poco più di mezzo milione di abitanti, e il conto equivale a un turista ospitato da ogni altoatesino per quasi un mese intero. Dicembre ha tirato la volata, febbraio ha aggiunto il carico olimpico, con qualche grattacapo per una parte dei soci e il segno più a fine mese. Sartori attribuisce il risultato a una filiera compatta, dove ogni anello tira l’altro: albergatori, agricoltori, maestri di sci, impiantisti. Dal palco ha ringraziato anche chi lavora nell’ombra delle piste, dalla Croce Bianca alla Croce Rossa, dal Soccorso Alpino dell’AVS alla Centrale di emergenza provinciale. Una vera cordata insomma.

Sessanta assunzioni e un collega che vede tutto
Il motore gira, e assume. Nell’ultimo anno i comprensori hanno creato 60 nuovi posti di lavoro, portando a 2.442 collaboratori e collaboratrici l’organico delle imprese associate. Allargando l’inquadratura all’intero turismo alpino, la provincia conta circa 32.270 impieghi a tempo pieno: più degli abitanti di Bressanone, tutti al lavoro sotto le stesse montagne. Nelle stazioni di partenza, intanto, ha preso servizio un collega instancabile. Negli ultimi due anni l’intelligenza artificiale si è radicata anche negli impianti a fune: riconosce al volo le situazioni, reagisce in un lampo, tiene gli occhi spalancati anche sulla millesima seggiola della giornata. La sicurezza nelle fasi di imbarco e sbarco, racconta Sartori, ha compiuto un salto netto.
Il presidente disegna una scala evolutiva semplice. Ieri il gradino si chiamava digitalizzazione, e oggi lo skipass elettronico è diventato irrinunciabile; adesso tocca all’IA, che affianca le persone, alleggerisce il lavoro degli addetti, alza la qualità del servizio e snellisce l’organizzazione aziendale. Qualche diffidenza è comprensibile, ammette Sartori, ma ogni cambiamento porta in dote un’opportunità, e il settore altoatesino ha sempre saputo incassarla. Lo dimostrano le aziende della provincia che costruiscono e gestiscono impianti: oggi siedono ai vertici mondiali.
Il sasso nello stagno
Lo studio firmato PricewaterhouseCoopers sull’impatto degli impianti di risalita trasforma una sensazione in aritmetica. Ogni milione di euro incassato dalle società funiviarie genera 5,63 milioni di spesa turistica locale, 9,36 milioni di fatturato sul territorio e 4,53 milioni di valore aggiunto per la provincia. Tradotto in moneta spicciola: un euro speso per salire in quota ne fa girare più di nove a valle, tra hotel, rifugi, botteghe, scuole di sci e artigiani. Funziona come un sasso lanciato nello stagno, con il tonfo alla cassa dello skipass e i cerchi che si allargano fino all’ultimo maso della valle.
Anche l’erario si ritaglia la sua fetta di montagna. Nella stagione 2023/24 gli utenti degli impianti hanno prodotto 284,5 milioni di euro di gettito fiscale, risorse che rientrano nelle tasche di tutti gli altoatesini sotto forma di servizi. Sartori la mette giù chiara: lo sci gode di ottima salute, e ogni inverno smentisce chi da anni ne prepara il funerale.

La montagna di casa
Il turista porta il fatturato, il cuore del sistema però batte in valle. Nella scorsa stagione i due principali consorzi sciistici dell’Alto Adige hanno venduto circa 110.000 abbonamenti stagionali, il 64% in più rispetto a dieci anni fa. Tessere comprate e consumate quasi soltanto dai residenti: per un altoatesino lo stagionale somiglia all’abbonamento del bus, un biglietto per la vita di tutti i giorni.
Il vivaio fa il resto. Cinquemila bambini e bambine hanno indossato il pettorale di uno sci club altoatesino nell’ultimo inverno, cinquemila caschetti colorati che passano il pomeriggio a respirare aria fina invece di fissare uno schermo. Sartori legge in questi numeri la funzione sociale degli impianti, e indica in quelli piccoli di paese il primo banco di scuola: lo skilift dietro la chiesa, la pista illuminata dopo i compiti. Per questo considera i finanziamenti pubblici destinati a loro un investimento sano e pienamente giustificato. Lo sci tiene la scena, accanto a lui crescono altri modi di vivere l’inverno. Escursioni, ciaspolate, passeggiate in quota guadagnano pubblico ogni stagione, e anche per loro la funivia diventa il primo passo della giornata.
La flotta cambia pelle
Oggi la provincia conta 354 impianti a fune. Il picco risale a metà anni Ottanta, con 440 tra funivie, seggiovie e skilift: da allora il numero si è asciugato, e la portata è cresciuta. Il grafico racconta la metamorfosi meglio di qualsiasi discorso.

La vecchia ancora di legno ha ceduto il passo alla cabina riscaldata, un po’ come una compagnia di navigazione che rottama le barchette e mette in mare traghetti. Accanto alle cabinovie corrono le seggiovie ad ammorsamento automatico, salite a 88, mentre le seggiovie tradizionali si sono dimezzate dal 2000 a oggi.
Il ricambio procede ogni stagione: lo scorso anno sono nati 6 impianti nuovi, 9 sono stati smontati e 16 sottoposti a revisione generale. Sulla mappa dei comprensori la Val Gardena con l’Alpe di Siusi guida la classifica con 75 impianti, seguita dall’Alta Val Badia con 49, l’area cresciuta di più dal 1970.
L’estate sale in cabina
La bella stagione ha smesso da tempo di fare la comparsa. Oggi oltre il 10% del fatturato annuo degli impianti arriva dai mesi caldi, e i passeggeri estivi sono passati da 3,7 milioni nel 1996 a quasi 11 milioni nell’estate 2023: triplicati, spinti da un turismo sempre più internazionale. La sfida, secondo Sartori, consiste nel guidare i flussi come un vigile al crocevia: alleggerire le località più celebri e accendere i riflettori sulle valli meno battute, così da spalmare benefici e pressione su tutto il territorio. Il progetto «Estate in funivia», costruito con la STA e la Provincia autonoma di Bolzano, va in questa direzione e guarda soprattutto ai residenti: con l’Alto Adige Pass lo sconto sulle funivie aderenti parte dal 30%. Lo scorso anno i biglietti agevolati hanno superato quota 100.000, e la lista delle società partecipanti si allunga ogni stagione.
Neve prestata, acqua restituita
Il capitolo dell’innevamento programmato Sartori lo chiude con una constatazione secca: ogni apertura puntuale di novembre, lo scorso inverno, è passata dai cannoni. Una finestra di freddo prima del via ha permesso di innevare e aprire circa il 90% delle piste, poi la stagione ha girato bene, con affluenze solide e un Natale generoso per commercio e servizi.
Sul consumo di suolo il presidente porta i numeri in aula. Le aree sciistiche occupano appena lo 0,5% della superficie provinciale, piloni, stazioni e piste compresi: su un foglio A4, uno spazio grande come un francobollo. Le piste lavorano pochi mesi l’anno e lasciano il terreno al prato. Una fetta minima di quel mezzo punto percentuale ospita i bacini di accumulo, molti dei quali già multifunzionali, pronti a fornire acqua anche agli interventi antincendio. E la neve stesa in inverno torna alle falde con il disgelo, come un prestito restituito puntuale a primavera.
Da qui il paradosso che Sartori mette sul tavolo. Proprio l’Alto Adige, patria della funivia e officina mondiale del settore, si interroga sulla sostenibilità dei propri impianti, mentre le sue aziende costruiscono funivie urbane in città di tutto il mondo, prese a modello per efficienza, sicurezza, innovazione e impatto ambientale minimo. Il profeta, insomma, conquista il mondo e fatica in patria.
Un puzzle da maneggiare con cura

LEGENDA: B – funivia bifune / C – funivia ad ammorsamento automatico / BC – funivia bifune con collegamento temporaneo delle cabine / CC – funivia monofune con collegamento temporaneo delle cabine / CS – funivia monofune con collegamento temporaneo delle seggiole / CCS – funivia monofune con collegamento temporaneo misto di cabine e seggiole (telemix) / M – seggiovia e cestovia / S – sciovia / F – funicolare / A – ascensore inclinato
Per spiegare l’economia altoatesina Sartori sceglie l’immagine del puzzle: ogni tessera si incastra nella successiva, e se una salta il quadro intero si sfilaccia. Alcuni imprenditori funiviari, confessa, si domandano anno dopo anno, conti alla mano, se valga ancora la pena tenere accesi i motori. Investimenti anticipati, rischio d’impresa, stagioni appese al meteo: molti continuano a caricarsi il peso sulle spalle, consapevoli di reggere un pezzo dell’intero sistema. All’associazione spetta ricordarlo, alla politica custodire questo equilibrio virtuoso.
Il terreno di gioco si chiama Piano di settore impianti di risalita e piste da sci, lo strumento previsto dalla legge per lo sviluppo del comparto. L’edizione attuale ha saputo conciliare molti interessi, ma dal primo schizzo al taglio del nastro di una funivia corre una maratona di autorizzazioni, livelli amministrativi e perizie. Una cura dimagrante per la burocrazia renderebbe più agile un sistema che, nella sostanza, funziona. Il dibattito politico, osserva il presidente, punta invece sulla possibile cancellazione di zone sciistiche esistenti.
Qui Sartori alza lo sguardo verso la memoria. Le valli più remote, prima degli impianti, conoscevano povertà ed emigrazione; oggi ospitano posti di lavoro, eventi culturali, ristoranti di alto livello e una vita associativa vivacissima. Il benessere, ricorda, ha radici precise. E per farlo crescere servono regole capaci di accompagnare le nuove idee: un’offerta più varia, un’estate più robusta, primavere e autunni più attraenti, con la popolazione locale coinvolta in prima fila, perché proprio la sua ospitalità rende l’Alto Adige una meta tanto ambita.
La nuova squadra al comando
Nella prima parte dell’assemblea le aziende associate hanno eletto il nuovo Consiglio direttivo. Accanto al presidente Helmut Sartori, in rappresentanza dell’Alpe di Siusi, siedono Christian Scartezzini (Bressanone), Hannes Kneissl (Merano), Egon Seebacher (Val Venosta), Benjamin Kirchmaier (Bolzano), Andreas Schenk (Val Gardena), Paul Eisendle (Alta Val d’Isarco), Andy Varallo (Val Badia), Mark Winkler (Alta Pusteria) e Andreas Dorfmann (Valle Aurina-Plan de Corones). Un consiglio giovane e motivato, nelle parole del presidente, affiancato dalla direttrice Johanna Hintner.

In chiusura, il giro dei ringraziamenti: all’ANEF nazionale e alla sua presidente Valeria Ghezzi, all’Ufficio Funivie provinciale guidato da Karin Brenner, al lavoro sul prossimo annuario «Funivie in Alto Adige», al presidente della Provincia Arno Kompatscher con la sua Giunta, ai deputati Dieter Steger e Meinhard Durnwalder, sentinelle del settore a Roma.
Fonte: Relazione di Helmut Sartori all’assemblea ordinaria dell’Associazione Esercenti Funiviari dell’Alto Adige, pubblicata su Professione Montagna n. 186 con il titolo «Un’assemblea all’insegna dell’orgoglio altoatesino». Dati sugli impianti: Ufficio Funivie della Provincia autonoma di Bolzano.






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