Il trenino lascia lentamente la luce del giorno e si addentra nella montagna. Galleria dopo galleria, il rumore delle ruote accompagna un viaggio che per secoli ha portato i minatori verso il rame e che oggi conduce in un luogo dedicato alla salute. A oltre un chilometro di profondità, il silenzio prende il posto del frastuono, l’aria cambia consistenza e ogni respiro ritrova una leggerezza difficile da descrivere.
Predoi, all’estremo nord dell’Italia, custodisce uno dei luoghi più particolari delle Alpi. L’antica miniera, trasformata in Centro Climatico, rappresenta oggi uno dei riferimenti europei per la speleoterapia e proprio in questi giorni ha ricevuto una conferma di grande valore scientifico.

La rivista Scientific Reports, del gruppo Nature, ha pubblicato i risultati di uno dei più importanti studi clinici multicentrici dedicati alla terapia in ambiente ipogeo. Fra i nove centri europei coinvolti nella ricerca figura anche il Centro Climatico di Predoi, protagonista insieme a strutture di Germania, Austria e Italia di un lavoro destinato ad ampliare le conoscenze sulle patologie respiratorie croniche.
I risultati dello studio sono stati presentati il 17 e 18 luglio proprio in Valle Aurina, durante un convegno che ha riunito medici, ricercatori e specialisti del settore.
Coordinato dal dottor Joachim Schwarz insieme a un gruppo internazionale di ricercatori, con la partecipazione della dottoressa Beatrice Barbolan, specialista in Anestesia, Rianimazione e Malattie dell’Apparato Respiratorio e consulente del Centro Climatico di Predoi, il trial rappresenta una delle ricerche più estese mai realizzate sulla speleoterapia.
Lo studio ha coinvolto 208 pazienti affetti da asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e Long Covid. I dati raccolti evidenziano miglioramenti clinicamente significativi nel controllo dei sintomi, nella qualità della vita e nella regolazione della respirazione, indicando la speleoterapia come un prezioso trattamento complementare ai percorsi terapeutici tradizionali.

«L’incremento della forza dei muscoli respiratori e il beneficio della respirazione disfunzionale sono stati osservati in tutti i gruppi di pazienti» spiega la dottoressa Beatrice Barbolan. Nei pazienti affetti da asma sono emersi miglioramenti dei parametri spirometrici e della qualità della vita; nei soggetti con BPCO i benefici hanno interessato soprattutto la percezione dei sintomi e la qualità della vita; nelle persone con Long Covid sono stati osservati progressi nella respirazione, nella dispnea, nella riduzione dell’affaticamento da sforzo, insieme a effetti positivi sul sonno e sull’ansia.
Il valore di Predoi nasce anche dall’ambiente in cui si svolge la terapia.
Il Centro Climatico trova spazio all’interno della miniera, oltre 1.100 metri nel cuore della montagna, dove il microclima resta naturalmente stabile durante tutto l’anno. La temperatura si mantiene fra gli 8 e i 10 gradi, l’umidità raggiunge circa l’89% e l’aria, libera da pollini, polveri e altri allergeni, crea condizioni favorevoli per chi convive con patologie respiratorie.
Ogni percorso terapeutico inizia con una consulenza specialistica che permette di definire il trattamento più adatto al paziente. Un approccio che negli anni ha portato il Centro Climatico di Predoi a collaborare con numerose istituzioni scientifiche europee, contribuendo in maniera significativa allo sviluppo della ricerca sulla speleoterapia.
«I dati raccolti a Predoi hanno evidenziato un miglioramento della regolazione della respirazione, una maggiore efficienza della funzionalità polmonare, una riduzione dell’affaticamento e un incremento della qualità della vita» conclude la dottoressa Barbolan. «Nel complesso lo studio conferma un profilo rischio-beneficio favorevole della speleoterapia, trattamento complementare privo di effetti collaterali rilevanti e capace di offrire un valido supporto ai percorsi terapeutici dedicati alle patologie respiratorie croniche».
La Valle Aurina aggiunge così un’altra pagina alla propria storia. Accanto ai sentieri, alle cime e ai paesaggi che accompagnano ogni stagione, il cuore della montagna continua a offrire un contributo prezioso anche alla ricerca scientifica, dimostrando come natura e medicina possano procedere lungo lo stesso cammino.






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