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Valle d’Aosta, un patrimonio verde che sostiene la montagna

La Valle d’Aosta esprime il proprio carattere attraverso il verde. Un patrimonio vivo, silenzioso, verticale. Boschi e foreste strutturano il territorio, proteggono i versanti, producono ossigeno e mantengono un equilibrio antico tra natura e comunità.

Dal pioppo tremulo all’abete bianco, salendo di quota fino al limite in cui il bosco lascia spazio alla roccia, la regione più alta d’Italia racconta una biodiversità di rara concentrazione. Il verde accompagna i piccoli comuni, dove si trova la quasi totalità delle superfici boscate, e diventa parte integrante della vita quotidiana.

I dati descrivono questa ricchezza: circa 2.000 specie di piante e alberi, su 5.600 censite nell’intera flora italiana, e il 33% della superficie regionale coperta da boschi, pari a oltre 1.080 km² su 3.261 complessivi. Una densità che colloca la Valle d’Aosta tra i territori alpini più ricchi di varietà vegetale.

Il Gran Paradiso, origine della tutela alpina

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, fondato nel 1922, rappresenta il nucleo storico della conservazione alpina. La flora segue l’altitudine con chiarezza: nel fondovalle crescono betulle, frassini, pioppi tremuli e sorbi degli uccellatori; oltre i 1.200 metri dominano pini cembri e abeti bianchi. A Valnontey, a più di 1.700 metri di quota, il Giardino Alpino Paradisia concentra centinaia di specie alpine. Tra queste spicca la Paradisea liliastrum, il lilium bianco che dà il nome al giardino e diventa simbolo della ricchezza botanica del parco.

Nel territorio di Cogne, il bosco di Sylvenoire si estende come un altopiano verde sospeso. Abeti bianchi e larici secolari accompagnano sentieri che invitano a un passo lento, mentre la fauna trova habitat favorevoli: stambecchi, camosci, marmotte e, negli ultimi anni, il ritorno del lupo.

Boschi come infrastruttura di protezione

In Valle d’Aosta il bosco svolge anche una funzione difensiva. Molte foreste proteggono i villaggi da valanghe e frane attraverso un lavoro continuo e silenzioso. Il lariceto di Artalle, a Rhêmes-Notre-Dame, svolge questo ruolo da oltre quattro secoli. A Valsavarenche, la Flotta di Bien custodisce cento larici secolari, esempio di equilibrio duraturo tra intervento umano e dinamiche naturali.

Il Mont Avic, l’anima più intatta

Il Parco Naturale del Mont Avic, istituito nel 1989 e primo parco naturale regionale della Valle d’Aosta, si estende su oltre 7.300 ettari tra Champdepraz, Champorcher e Fénis. Il paesaggio appare modellato da tempi lunghi e processi lenti.

Qui dominano pino uncinato, pino silvestre, larice e faggio, dando vita alla più estesa foresta di pino uncinato della regione. Le zone umide alpine costituiscono l’elemento distintivo: laghi, torbiere e acquitrini ospitano flora rara e relitta, come la Drosera rotundifolia, insieme a carici boreali e muschi legati a climi antichi. Il Mont Avic trasmette una percezione precisa: un equilibrio delicato tra ambiente selvatico e presenza umana, dove il visitatore entra come ospite consapevole.

Riserve naturali, biodiversità concentrata

Accanto ai grandi parchi, la Valle d’Aosta tutela numerose riserve naturali, istituite soprattutto negli anni Novanta per proteggere biotopi rari. Stagni, torbiere, versanti aridi di origine glaciale e laghi alpini concentrano una sorprendente varietà di specie.
La riserva naturale del Mont Mars, nei pressi di Fontainemore, è la più estesa. Il territorio raggiunge i 2.600 metri di quota e ospita boschi di larici, pascoli fioriti, zone umide e laghetti glaciali. Qui convivono genziane, arnica, negritella e una fauna che spazia da anfibi e pesci alpini fino a rapaci, marmotte e camosci.
A Gressan, la Côte de Gargantua rappresenta un raro ambiente steppico alpino, con pendii aridi modellati dai ghiacciai e specie botaniche come Artemisia vallesiaca e Telephium imperati.

Alberi monumentali, memoria verde

La Valle d’Aosta conserva 109 alberi monumentali. Il larice emerge come specie dominante, testimone di secoli di storia e cambiamenti climatici. A Bionaz, il brenva foula, il “larice matto”, supera i 500 anni di età ed è il primo a rinverdire e l’ultimo a perdere gli aghi. A Donnas, due platani secolari crescono affiancati lungo via Roma, con chiome intrecciate e identità distinte. Ad Aosta, il tiglio di Piazza dei Santi Pietro e Orso, vicino ai cinquecento anni, accompagna la storia civile della città. Questi alberi costituiscono una memoria vivente del territorio.

Un patrimonio strutturale

Il verde valdostano assume un ruolo centrale. Protegge, ospita biodiversità, conserva il passato e sostiene il futuro. Boschi, parchi e riserve formano una rete continua che rende la Valle d’Aosta un laboratorio naturale di equilibrio alpino.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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