Sciare Campus: Testa sì, testa no

Di Marco Di Marco

Già, bisogna sempre sciare con la testa. Sì, ma come? Molto dipende dallo sguardo…

Parliamo spesso di equilibrio e direzioni, poco si parla della testa e di come essa può intervenire nella nostra sciata. Quando sciamo, guardiamo ovviamente dove stiamo andando e lo sguardo risulta determinante durante l’esecuzione della curva per una serie di fattori, come ad esempio le direzioni e la capacità di anticipo motorio. Prendendo ad esempio un principiante: se ci mettiamo davanti, lui seguendoci con lo sguardo, comincerà a curvare. Lo farà per effetto di rotazione. Ad andature blande, la velocità, le forze e le inerzie che si creano sono ancora basse. Man mano che si aumenta la velocità e la precisione del vincolo degli sci con la neve, andando a fare la conduzione, c’è sempre meno tempo per costruire e disegnare le curve perché bisogna lavorare in anticipo motorio. Le forze e le inerzie che si generano, aumentano, quindi bisogna gestirle col giusto anticipo. Con l’incremento dell’andatura, lo sguardo, che deve aiutare a «prevedere» ciò che succederà, in base all’arco di curva che vogliamo fare e al terreno che si troverà , dovrà essere rivolto verso le curve successive.

GIUSTO E SBAGLIATO
Mauri Alessi è in asse con busto e testa. Lo sguardo è rivolto verso la nuova curva. Queste azioni aiutano a sviluppare una buona base d’appoggio con il carico prevalentemente sullo sci esterno. La spatola dello sci si deforma, consentendo ad esso di incidere la neve e quindi di curvare.

Non dimentichiamo, ciò che stiamo facendo lo abbiamo già impostato ed eseguito e lo stiamo soltanto sviluppando e gestendo. Per questo motivo dirigere lo sguardo nella direzione di curva che stiamo effettuando ci porterà automaticamente a rotazione e inclinazione in quanto forze e inerzie da gestire sono grandi. Soltanto atleti in possesso di una grande preparazione fisica riescono a gestire questo tipo di situazione, nel momento dell’errore. È interessante ampliare il bagaglio motorio e provare a inclinare la testa verso l’esterno della curva. Sarà subito evidente come spalle e busto seguiranno la direzione data dal movimento del capo. Stessa cosa avviene per lo sguardo. Se lo sciatore, mentre sviluppa la curva, rivolge lo sguardo nella direzione della nuova traiettoria di curva (proviamo a identificare un punto come la nuova massima pendenza) la direzione del nostro asse sagittale sarà più propenso a dirigersi verso quel punto stesso. Questa operazione permetterà di avere le corrette direzioni a fine curva con tutta la parte alta del corpo e di conseguenza ci consentirà di essere immediati e solidi sulla ricerca del nuovo sci esterno. Mi piace ricordare che le estremizzazioni dei movimenti, sia in positivo che in negativo, non sono idealmente corrette: permettono però di ampliare il nostro bagaglio motorio e successivamente di trovare il nostro punto di equilibrio.

Nella foto QUI SOPRA si nota come Giorgio Rocca inclini volontariamente la testa e lo sguardo all’interno della curva. Effetto: l’asse longitudinale è inclinato verso l’interno della curva e lo sci esterno di conseguenza è scarico. Nella foto 3 Provando anche a piedi nudi, se ci incliniamo verso destra con tutto il corpo, sentiremo il piede sinistro che diventa scarico

TESTA TROPPO INCLINATA VERSO L’ESTERNO
nell’immagine qui sopra, Barbara Milani accentua il movimento del capo verso l’esterno della curva. Questo movimento può causare la rotazione del bacino verso l’interno della curva e di conseguenza anche la spatola si scarica. se proviamo a fare questo movimento a piedi nudi, ruotando il bacino all’interno della curva, possiamo percepire come le dita del nostro piede opposto alla rotazione tenderanno a scaricarsi.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA 11 dicembre 2017
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