Attrezzatura

Il significato dietro al logo di ogni sci

Impieghiamo questo tempo di preoccupazione totale offrendovi qualche spensierata curiosità, sperando di fare cosa gradita, come spiegarvi il significato che c’è dietro al logo di ogni sci. Quello che può fare Sciare in un periodo così è davvero poca cosa. Ma fermi non sappiamo stare. E forse non dobbiamo proprio farlo. Così permetteteci di far cadere dal cielo qualche fiocco di neve che i più appassionati potranno gradire. Così apriamo il nostro libro che andato in stampa per la prima volta il 1° dicembre del 1966.

È cosa assai curiosa capire il senso di quei loghi che animano e caratterizzano ogni azienda di sci.

Stelle, arazzi, aviogetti, un paio di baffi, un asso di quadri. Stilizzati, geometrici, disegnati, allusivi, i marchi degli sci a poco alla volta sono diventati più importanti dei nomi di fabbriche magari gloriose ma faticosamente leggibili se gli sci non sono fermi, esposti in una vetrina o a riposo in una ski room.

I marchi, intarsiati nelle punte degli sci, balzano invece sempre agli occhi di chi osserva una gara dal vivo, alla televisione, attraverso le fotografie. O anche più semplicemente di chi va a sciare e incontra in pista altri sciatori, altri sci, altri simboli.

Gli sci di oggi hanno quasi tutte mantenute i marchi originali. Altre li hanno lievemente resi più moderni, magari stilizzandoli un poco. Senza stravolgerli però.

Il logo sullo sci ha un’importanza strategica non indifferente. Possiede un significato panoramico, riproducente la più vasta immagine della Casa che ha alle spalle. A volte la sua storia, la sua fama, i suoi fini. E i costruttori lo avevano compreso fin dagli albori. La prima a capirlo con uno spiccato senso del marketing, è stata la Kneissl che depositò il marchio nel 1921.

Il marchio riproduceva una stella a cinque punte la cui immagine richiamava quella di un razzo che tendeva verso l’alto. Il razzo della Kneissl è stato, per tanti anni, Karl Schranz. Il razzo in ascesa, in questo caso e secondo le intenzioni della Kneissl, significava progresso, modernismo, vertice, prodotto di punta, il migliore…

A quel punto la scritta Kneissl poteva anche scomparire. Almeno sotto alla soletta. Non serviva più. E così è stato. Fu una vera e propria rivoluzione perché dopo le Olimpiadi del 1968, tutte le aziende scrivevano il loro nome sullo sci nel modo più grande possibile!

La Rossignol è stata una delle poche industrie a mantenere il proprio nome in piccolo. La “R” sulla punta di sci, così caratteristica, era più che sufficiente. Molte industrie ad un marchio grafico preferivano, appunto, l’iniziale del nome della casa che poteva essere riprodotto così com’era. Vedi Attenhofer, Erbacher, Freyrie, Fritzmeier, Marchio spariti dal mercato da tantissimi anni.

Oppure attraverso un’interpretazione stilizzata come Elan, Vittor e Trabucchi.

La Sohler aveva deciso di chiudere la “S” inziniziale tra due coronemche indicavano prestigio, aristocrazia. Anche Atomic e Lacroix adoperarono un marchio a forma di stella, a tre a quattro punte.

Altre come, ricordiamo la Holzner, Maxel, Rebell e Blizzard, avevano un marchio ispirato ad una freccia o a una saetta: velocità.

Head, Morotto e Kästle riproducevano sulla punta dello sci la sintesi di una seconda punta.

Un tempo il marchio dello sci poteva ricordare anche la zona e la località sede della fabbrica. Alcune industrie hanno mantenuto questa caratteristica. Il marchio della Dynastar, fondata nel 1962, era (ed è)  un paio di baffi: sono una “V” di vittoria ma voglio anche rappresentare lo stemma della città di Sallanche dov’era nata, ove confluiscono due fiumi.

Il marchio degli sci Lamborghini era un piccolo pino che ricordava la montagna, quello della Roy, la testa di un vichingo: l primo sciatore della storia!

E come dimenticare la Persenico, rappresentata da un asso di quadri, l’assopigliatutto, che vince tutto. Fischer scelse invece un marchio che aveva un valore puramente estetico: due linee, una moltiplicazione dei triangoli. Lo scopo di personalizzare lo sci è stato comunque raggiunto.

Ricordiamo ancora due marchi storici: Gartner si ispirò al famoso cane dell’Agip. Molto bello era quello dei Kazama: una “K” d’oro disegnata nella sagoma di un aviogetto: il simbolo più attuale della velocità al quale si sono ispirate anche Sfida e Hari.

Nella scelta dei loghi, un tempo come oggi, conta anche il giudizio dei negozianti, quotidianamente a contatto con il pubblico, contano parecchio.

Ma chi è che crea o ha creato i marchi degli sci?  A volte i grafici degli studi di pubblicità, a volte pittori, scultori. Altre volte sono i patron, i titolari delle stesse aziende.

Ma nella maggior parte dei casi è il risultato di un lavoro di gruppo. Ma possiamo assicurare che quel piccolissimo disegno che appare sulla punta degli sci è il frutto di un inimmaginabile mole di lavoro. Soprattutto quando si tratta di dover rendere più moderno un logo antico.

Che nessuno vuole snaturare perché dietro a quel simbolo, magari un po’ primitivo e antiquato, c’è tanta storia, tradizione e sudore.  Ci sono di mezzo addirittura architetti, mentre oggi tanto ci si affida anche a ingegneri del cad e a uffici stile esterni.

Per rendere l’idea, ritorniamo un attimo ai tempi che furono. Ebbene la Freyrie aveva in casa sua un architetto. Con due colpi di matita l’architetto Enrico Freyrie inventò una “F” inconfondibile. Tanto bella da meritare il Compasso d’oro!

 

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.