Ieri, 17 gennaio, sulle nevi di Belalp, nel Canton Vallese, si è svolta la 44ª edizione della Belalp Hexe, manifestazione folkloristica popolare svizzera che ogni inverno porta in pista la leggendaria discesa delle streghe. Un appuntamento che unisce sci, tradizione e identità alpina, trasformando il villaggio – raggiungibile esclusivamente con ovovia e funivia – in un palcoscenico sospeso tra racconto e realtà.
Le Hexe sono le streghe della leggenda: figure bandite un tempo dalla vallata e tornate, simbolicamente, a prendersi la montagna in una giornata che intreccia sport, ironia e cultura locale. Nei giorni che precedono l’evento, Belalp vive di appuntamenti goliardici per grandi e piccoli, fino al momento culminante: la discesa in costume, tra campanacci, travestimenti e sci che solcano la neve.
Anche quest’anno il Team Italia ha preso parte alla manifestazione, con un numero ridotto di componenti per via di infortuni e impegni lavorativi. La partecipazione è stata vissuta con lo spirito giusto in una giornata segnata da nevicata continua e visibilità limitata, condizioni che hanno accentuato il carattere autentico dell’esperienza.
La squadra era composta da Chico “il Capitano”, Marcello, Alberto, Andrea, Miriam – la quota rosa – e da Gianmario Airaghi, tornato a Belalp con memoria e ironia: proprio qui, due anni fa, la Hexe aveva lasciato un ricordo pesante, un “bingo” di infortuni diventato parte del racconto personale.
Dal punto di vista agonistico, la 44ª Belalp Hexenabfahrt ha visto il successo di Nicole Eiholzer in campo femminile con il tempo di 2’39”08 e l’affermazione di Mathias Reber al maschile in 2’21”03. Tempi che a Belalp convivono con la leggenda e con il piacere di esserci.
Lo sguardo si sposta ora alla prossima settimana, quando sulle nevi di Mürren andrà in scena l’Internationale Inferno Skirennen, che nel 2026 raggiunge la 82ª edizione. Il Team Italia si presenterà al via al gran completo, pronto a confrontarsi con una delle discese popolari più iconiche dell’arco alpino.

Belalp intanto chiude la sua giornata lasciando il rumore delle campane, le sagome nere delle streghe sulla neve e quella sensazione che solo certe tradizioni sanno restituire: la montagna che racconta se stessa, sciando.






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