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1° trofeo EdoRide, 150 bambini, 16 sci club, finisce dieci a uno!

Sabato alla Presolana il termometro dice caldo, altro che stagione sugli sci. Centocinquanta bambini in maglietta, qualcuno con i pantaloncini sopra la calzamaglia, il freddo che non si vede. Sedici sci club, uno arriva dalla Slovenia. Sci, caschi, genitori alle transenne, urla, un cane che abbaia vicino al parcheggio, profumo di salsiccia e porchetta che si mischia a quello delle solette (lo sciatore riesce a sentirlo!).

Si corre il primo Trofeo Edo Ride, parallelo per Baby e Cuccioli. Edo è Edoardo Bertocchi, l’uomo di Neveplast, quello che ha messo lo sci dove la neve manca. Se n’è andato nel 2017. La famiglia, la moglie Camilla, il figlio Brando, il fratello Niccolò, i genitori, hanno pensato una cosa diversa dalle sedie in fila e dal minuto di silenzio: centocinquanta bambini sugli sci, tutti per lui. Parte la prima batteria. I bambini seri, gli allenatori che sussurrano l’ultima indicazione, il cronometro che scatta. Sembra la solita gara giovanile, quella dove dietro un Baby già c’è un progetto di Coppa del Mondo, dietro un Cucciolo una carriera scritta, dietro un centesimo una domanda enorme sul futuro campione.

Invece no. Guardi meglio e cambia tutto. I bambini ridono. Arrivano giù, cercano l’allenatore con gli occhi, si voltano a vedere chi scende dopo, hanno già dimenticato la manche prima. Uno vince, l’altro perde, si riparte. Voglia di battere il compagno accanto, tantissima, perché è un parallelo e funziona così. Ma il conto lo fai lo stesso: dieci a uno. È il genere di punteggio che, se lo dici in famiglia dopo cena, ti chiedono a che gioco stavi giocando. Gli allenatori restano allenatori, per carità. Correggono, seguono, consolano chi esce, accompagnano chi passa il turno. Cronometro, classifica, voglia di vincere, tutto regolare. Solo che cova anche dell’altro, e lo vedi negli occhi di ogni bambino che scende.

La Presolana Ski Arena aiuta. Neveplast, il bob lì accanto, la pista per il freestyle, i percorsi bike: non è una pista da allenamento, è un parco, il genere di posto dove il salotto buono resta chiuso e si vive tutti in cucina. E la domanda arriva da sola: si scia uguale che sulla neve? Curva uguale, sensazione uguale? Chi l’ha provata dice di sì, quasi. E se sotto gli sci cambia poco, forse la differenza è nella testa del bambino, non nelle gambe. Cosa gli passa per la mente quando lo sci arriva già mescolato al gioco, fin da piccolo?

Sulla neve, d’inverno, è un’altra storia. Pulmino all’alba, sveglia presto, freddo vero, attrezzatura da caricare, pista preparata, porte, cronometro, allenatore, programma della giornata. Tutto giusto, tutto serve. Ma il bambino finisce dentro un ingranaggio che spinge solo verso il risultato. Fateci caso: è lo stesso ingranaggio dei pranzi di famiglia dove si parla solo di voti a scuola.

Ieri era diverso. Ieri c’erano il sole, il caldo, le maniche corte, e intorno alla pista si respirava quella sensazione strana e bella delle giornate dove sci e divertimento vanno insieme, stesso minuto. Vincere piace, sempre, ai grandi come ai bambini. Battere chi parte accanto è una delle cose più belle dello sport, e va coltivata insieme alla tecnica, alla disciplina, alla capacità di perdere. Il problema arriva quando il risultato diventa l’unica cosa che conta. C’è chi lo fa anche a carte, la sera, con gli amici, senza riuscire più a smettere.

Il risultato c’era, ma non ha preso tutto lo spazio. Allenatori al lavoro, bambini in gara, sci club a fare gli sci club. E in mezzo, una cosa da portarsi dietro quando arriva la neve vera: quei bambini, prima di essere piccoli atleti, erano bambini che sciavano. E si divertivano da matti.

Forse è anche un modo di ricordare Edoardo Bertocchi, questo. Lui che ha inventato una pista per portare lo sci fuori dalla neve, ieri si è ritrovato davanti 150 bambini che correvano sulla sua idea. Meglio di una statua, meglio di una targa, meglio del minuto di silenzio. Rumore, il clak degli attacchi, lo sleng della leva sugli scarponi, qualche sciabolata di lamina, risate. Dieci a uno.


Detto questo unna gara rimane una gara con la sua cronaca e il suo risultato. La classifica Sci Club ha visto il dominio del Radici con 4360 punti. Poi il Clusone (2812) e il Bardonecchia (1988) di poco davanti al Rongai (1829) e al Pontedilegno (1919). Sesto posto per Smucarki Kulb Olimpia (1435) che anticipa lo Zanetti-Goggi (1382) e il Selvino (1338), lo sci club che ha organizzato l’evento. Bravi i giovani del Freemontain (1243), del GB Ski Aprica (1194) e del veronese Wonder Ski (1115). A seguire Orezzo, Time 4.2, Presolana Pora, Sedrina e Rovetta.
Maria Archetti (Freemontain) e Nathan Galizzi (Orezzo) hanno vinto tra i baby. Martina Conti (Radici) e Riccardo Casati (Rongai) tra i Cuccioli.

 

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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