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Blardone: ecco perché Hirscher e Kristoffersen sono di un altro pianeta

Marcel Hirscher ed Henrik Kristoffersen, un altro pianeta. Già lo si sapeva, ma lo slalom di Levi lo ha rimarcato ancora di più. Vediamo allora cos’hanno di così speciale i due fuoriclasse, capaci di lasciare al terzo posto Andrè Myhrer, lontano quasi un secondo e mezzo. E’ bene dividere l’analisi in due parti: quella sul ripido e quella sul piano, poiché in questi due tratti di pista si rilevano due atteggiamenti ovviamente differenti.
Marcel ed Henrik hanno un fisico decisamente diverso il che evidenzia un modo di sciare poco paragonabile: potenza e grinta per l’austriaco, stile ed eleganza per il norvegese. Il risultato che ottengono è similare, per non dire quasi identico, perché adottano il medesimo segreto tecnico. Dove incontrano pendenze più impegnative entrambi riescono a sfruttare nel migliore dei modi il sincronismo tra la forza in regime eccentrico e quella creata in concentrico, espresse in frazioni di tempo minime, istantanee, quasi nello stesso momento.

Ma cosa significa forza “eccentrica” e “concentrica”?
In termini tecnici la forza “eccentrica” si esprime nel momento in cui un muscolo si contrae e nonostante questo, la sua lunghezza aumenta; viceversa, quando si crea la condizione per cui un muscolo contraendosi si accorcia si parla di regime “concentrico”. Per intenderci meglio: concentrico si ha quando si effettua, ad esempio, un balzo, eccentrico è il lavoro compiuto dai muscoli quando si scende da una scale, magari con uno zaino molto pesante sulle spalle. La forza generata per contrastare, per non farsi schiacciare verso terra dalla discesa del gradino e dal peso dello zaino è appunto, quella eccentrica.

 

Questa alternanza di forze le troviamo anche nella sciata ma con una differenza: Il movimento di spinta verso l’alto, necessario per non finire a terra, deve però avere la giusta intensità rispetto alla forza che spinge verso il basso creata dalle forze in gioco.

Quindi è necessario un fine ed efficiente bilanciamento eccentrico/concentrico funzionale al gesto e al momento della sciata.

Non voglio addentrarmi in concetti troppo tecnici, ma tale esempio serve per afferrare il concetto: Marcel ed Henrik sono geniali a contrastare su tutta la curva la forza eccentrica che interviene, utilizzando la rete muscolare di tutto il corpo. Bene o male tutti gli atleti si trovano in questa condizione ma la differenza sta nel modo in cui Hirscher e Kristoffersen lo fanno. Ovvero, tenendo una postura corretta con gli angoli articolari sempre a valori ideali (in gergo “aperti”), in particolare quello del bacino-tronco rispetto a spalle e cosce. Difficilmente vedremo il busto dei due fenomeni “spezzarsi” come capita ad alcuni slalomisti che si trovano inclinati in avanti, quasi a impuntarsi .

Ski World Cup 2018/2019, Levi (FIN), 18/11/2018, Henrik Kristoffersen (NOR), Photo by Gabriele Facciotti, Pentaphoto

Allo stesso tempo la loro capacità di contrastare le forze subite non va a compromettere la prestazione perché hanno l’abilità di farlo senza eccesso di contrazioni muscolari, dette “rigidità”. Con la loro solidità riescono a lavorare sulle spinte ugualmente, rimanendo tonici ma fluidi. In definitiva, solidità del corpo e angoli aperti fanno sì che le forze che intervengono vadano a scaricarsi nei piedi, in ultima analisi nella deformazione dello sci.

Ski World Cup 2018/2019, Levi (FIN), 18/11/2018, Marcel Hirscher (AUT), Photo by Gabriele Facciotti, Pentaphoto

Ma questo non basta, perché lo sci non girerebbe facilmente solo con tale impostazione: sanno creare un qualcosa di concentrico per lavorare l’attrezzo su tutto l’arco di curva. Se paragoniamo la loro sciata a quella di Myhrer cosa rileviamo? Lo svedese cerca di rimanere solido con il corpo e di rispondere alla forza eccentrica che entra, ma non riesce a essere sciolto e concentrico, perché non riesce a dare la giusta attività muscolare all’azione.

Un fattore fondamentale e che vale ancora di più, lo troviamo nell’intervallo di tempo in cui i due fenomeni sganciano lo spigolo a fine curva e lo riagganciano per l’inizio della successiva. In quella fase di cambio, una analisi video tramite slow motion evidenzierebbe chiaramente che Hirscher e Kristoffersen grazie a un accumulo di forze create nella prima parte di curva fino al contatto con il palo, successivamente nella seconda parte di curva quando sganciano lo spigolo hanno immagazzinato talmente tanta energia, che il rebound dello sci fa si che si sollevino leggermente dalla neve e quando riprendono contatto con il terreno sono di nuovo sulla lamina. È in quel momento in cui non toccano la neve, che riescono a crearsi la giusta apertura di linea in entrata curva che gli permette di avere subito la conduzione e un’immediata deformazione e carico con grande sicurezza. Loro sono leggermente più aperti di linea rispetto a tanti altri, ma con una bella presa di spigolo e un marcato angolo di incidenza sulla neve con le lamine “sempre pulite”. Tutto provocato da una corretta posizione del corpo, dal bacino fino ad arrivare ai piedi. Quindi, gli angoli, le inclinazioni, dal bacino ai piedi, sono molto efficaci e questo provoca un’ottima conduzione con grande deformazione, col carico che aumenta sempre di più, fino a quando si ritrovano sul palo sempre con la direzione giusta. Non rimangono lì a tentennare con lo sci che sbatte sul ghiaccio, dovuto da una errata postura, una linea eccessivamente stretta prima del palo con angoli chiusi o quant’altro. Questo particolare “stare in aria” di HIRSCHER /KRISTOFFERSEN è impercettibile, perché stanno proprio sul pelo della neve, non stiamo parlando di un errato rimbalzo. E’ senz’altro un lavoro mirato. Hanno capito che, nonostante sia sempre meglio avere “i piedi” a terra, sul ripido conviene adottare tale sistema poiché in slalom le distanze sono ravvicinate e non c’è tempo per fare “lamina piatto lamina”, quindi, con questo tipo di tecnica riescono a rimanere sempre in conduzione e alla continua ricerca della velocità. Clement Noël “il francesino 1997” è molto vicino alla sciata di Hirscher e Kristoffersen. E’ ancora giovane e privo di esperienza, ma ha senz’altro capito qual è il segreto per ottenere risultati vincenti in slalom

Vediamo cosa accade invece nei tratti piano o di media pendenza.

Marcel e Henrik adottano una sciata molto alta con il corpo, con angolo del ginocchio al bacino sempre molto aperto, così come quello tra il bacino e le spalle. Entrambi vanno a cercare questa “voglia” di fare velocità in modo volontario. Li vedi proprio spingere come se volessero fare un balzo in avanti ma leggermente laterale con tutto il corpo, braccia e spalle comprese, e con questa apertura di angoli danno intensità allo sci, riuscendo a deformarlo anche nelle parti medio facili. E’ impressionante la velocità che riescono a creare sul piano.
In definitiva, l’idea del gesto tecnico è identica, ovviamente sulle parti ripide e piane la differenza tra i due sta nello stile, vuoi anche per la differente conformazione fisica. Hirscher è meno elegante e basa la sua prestazione sulla forza, Kristoffersen è invece un manuale tecnico scritto, interprete di una raffinatezza stilistica assai rara. Ma il risultato di entrambi è però molto simile

 

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.