La sprint olimpica in tecnica classica della Val di Fiemme rispetta i pronostici e incorona i grandi favoriti. Johannes Klæbo si conferma campione olimpico, aggiungendo un altro titolo alla sua collezione e dominando la gara maschile davanti all’americano Ben Ogden e al connazionale Oskar Vike. Al femminile è monologo svedese, con Linn Svahn a guidare la tripletta completata da Jonna Sundling e Maja Dahlqvist.
Per l’Italia il bilancio è fatto di semifinali e segnali incoraggianti, ma senza l’accesso alle finali. Alla quarta sprint olimpica della carriera, Federico Pellegrino chiude settimo, rimanendo a un passo dall’atto decisivo. Dopo il quindicesimo tempo in qualifica, il valdostano sfrutta il ripescaggio per entrare in semifinale e chiude terzo nella seconda, alle spalle di Tuz e Vike, pagando circa un secondo che lo esclude dalla finale. È comunque l’ennesima prova di solidità in un percorso olimpico che lo ha visto protagonista dal 2014 in avanti.
Nella stessa semifinale maschile restano coinvolti anche Simone Mocellini e Simone Daprà. Mocellini si ferma in una batteria di altissimo livello e chiude undicesimo, condizionato anche dal cambio delle condizioni della neve; Daprà arriva dodicesimo, dopo aver superato i quarti e aver pagato il salto di qualità richiesto in semifinale. Si ferma invece in batteria Elia Barp.
In campo femminile l’Italia resta a ridosso della finale. Caterina Ganz chiude nona, a soli due decimi dal ripescaggio, dopo una giornata convincente iniziata con l’ottavo tempo in qualifica e proseguita con un quarto corso nella scia di Svahn. Epilogo simile per Federica Cassol, che centra la prima semifinale olimpica in tecnica classica, dopo essere stata seconda nel proprio quarto. Si fermano invece nelle batterie Nicole Monsorno e Iris De Martin Pinter.
Le parole degli azzurri restituiscono il senso della giornata. Pellegrino rivendica la continuità del proprio percorso: «Devo essere contento di questa gara. Chiudo il mio ciclo olimpico nelle sprint con un’altra semifinale, come avevo cominciato 12 anni fa a Sochi. Sono rimasto lì con i migliori, quasi a potermela giocare per le medaglie».
Mocellini sottolinea le difficoltà legate alle condizioni della neve e ai materiali, mentre Daprà parla di una prova in linea con le proprie caratteristiche: «Mi è stata data la possibilità di giocarmela e credo di aver fatto il mio». Ganz e Cassol, infine, guardano al risultato come a una tappa di crescita, entrambe soddisfatte della prestazione e dell’atmosfera trovata lungo il tracciato.
La sprint classica olimpica consegna così un verdetto netto al vertice, ma lascia all’Italia la conferma di una squadra competitiva, capace di stare stabilmente nelle fasi calde e di alimentare prospettive anche oltre il risultato immediato






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