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L’ispiratrice di Munch: “Una gara da infarto”

Come darle torto, l’ispiratrice di Munch, nota alle cronache anche come Federica Brignone, dice: “Una gara da infarto“.

Un applauso a chi ha disegnato questo striscione. Christian, il gelataio di Pont St. Martin. Non una grande mano, non un gran pennello, ma l’iniziativa. Perché striscioni di questo tipo li ricordiamo al parterre di Sestriere soltanto ai tempi di Alberto Tomba. Federica Brignone non è Alberto. Scordiamocelo. Presso i tifosi sta però nascendo uno spirito di iniziativa molto simile.

Perché Federica è così. Solare, pura e semplice, praticamente spontanea. Entra facilmente dentro al cuore di tutti, come intingere un dito nella panna. Mai una frase costruita o artefatta. Mai un accenno di opportunismo. Federica è Federica, così come la vediamo sempre. Esattamente come era Alberto Tomba.

Ora, se Federica non potrà mai essere come Alberto, il fan club di Federica non potrà mai essere come quello di Alberto. Prima di tutto per una sostanziale differenza sociale. Un tempo, al di là della TV, se volevi vedere Tomba dovevi prendere armi e bagagli e raggiungerlo in pista.

Oggi, ti tuffi dentro a Instagram e Federica te la spupazzi come vuoi. Un amore digitale che prima non poteva esistere. Secondo, Alberto era diventato una specie di religione. Federica è una dea ma non un dio.

Detto questo a Sestriere è accaduto qualcosa di particolare. Federica si è impossessata dello sci italiano. Più di Dominik Paris che è un fenomeno, ma va talmente veloce da sembrare anche un po’ sfuggente. Lo amiamo perché vince, Federica ha qualcosa di più.

Anche se non vincerà sempre. Anche se non trionferà quanto Alberto. Però Federica piace da morire anche lontano dalla neve, con la sua spontaneità, col suo modo semplice ma sempre coerente e corretto di parlare.

Lo fa come qualsiasi persona. Ed è forse per questo che lascia il segno. Non siamo ancora arrivasti a livelli estremi. Forse nessuno si fermerà all’autogrill per vedere come finisce la gara. Già, ci sono i social. Però se questo fosse accaduto vent’anni fa lo crediamo possibile.

E non è probabilmente un caso che Alberto adori Federica più di qualsiasi altro atleta Azzurro oggi presente in Coppa del Mondo, maschio o femmina che sia.

Dunque quello che sta costruendo Federica è qualcosa di estremamente importante per lo sci italiano. Un vero faro ci mancava. Ora ce l’abbiamo e teniamocelo stretto, stretto. Anche quando non salirà sul podio. Incazziamoci come fa lei se accade.

Ci è concesso anche farle un urlo. Come quel faccione allungato che un geniale tifoso ha dipinto su un lenzuolo. Che poi è assolutamente identico a quello che ha lanciato lei quando ha superato il traguardo del gigante di Sestriere. laddove Alberto ha conseguito la sua prima vittoria di Coppa del Mondo. Laddove l’ultima vittoria italiana sul Colle l’aveva firmata Ninna Quario. Il caso vuole!

Le dichiarazioni del dopo gara di Brignone? Eccole:  “Seconda manche da infarto, sentivo tutta la gente urlare. Questa giornata è stata estenuante, ce l’ho messa tutta, ho fatto le cose che mi ero messa in testa di fare ed è bastato per vincere una gara sul filo del rasoio. Ancora non riesco a crederci, davanti a tutto questo pubblico. Quando sono arrivata ho visto che ero prima, poi ho visto che ero insieme alla Vlhova, poi che avevo un centesimo su Shiffrin. Sto sciando bene, mi sento bene e spero di continuare così“.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.