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Petra Vlhova ci ha preso gusto. Vince anche a Flachau

Petra Vlhola ci ha preso gusto. Vince anche a Flachau. E così siamo a sette slalom vinti in Coppa del Mondo (e nell’era Shiffrin è tanta roba), dodicesima in totale, terza quest’anno, sesto podio.

Sul secondo gradino del podio la svedese Anna Swenn-Larsson. Era destino che accadesse qui a Flachau. L’anno scorso aveva vissuto solo la gioia della Flower ceremony. Poi un giudice l’ha mandò all’inferno. Con la piazza d’onore si è prima di tutto scusata col pubblico, in seconda battuta, in cuor suo, ha ottenuto vendetta.

Mikaela Shiffrin le ha tentate tutte, rischiando al limite del possibile. Troppo perché a metà percorso ha perso la trebisonda andando lunga di linea. E siccome non è capace di gestire queste situazioni non ha saputo reagire concludendo la sua gara al terzo posto.  Un’altra sciata rispetto a quella un po’ incerta della prima. Ma con una Petra che di fatto scia al suo livello c’è ben poco da fare. Deve andare come ha sempre fatto in entrambe le manche. Perché Petra non molla mai. Ed ora anche le altre!

Appena giù dal podio una Wendy Holdener da sogno. Una furia su tutte le porte. Come spesso fa nelle seconde manche. È incredibile come la forte atleta elvetica passi nel giro di un paio d’ore da una sciata da outsider a un’azione da vera fuoriclasse. Con questa situazione davvero strana e il livello eccellente delle top five, ha concluso al quarto posto.

Quinta Katharina Liensberger che invece ha sbagliato quasi tutto. sicuramente le ultime 25 porte dove è andata fin troppo a spasso.

Questo ennesimo successo, il gioiello tecnico di Livio Magoni lo aveva costruito già nella prima manche, che aveva chiuso con 6 decimi di vantaggio su Shiffrin. Quando poi ha visto cosa diavolo aveva combinato l’americana, ha forse tirato un po’ i remi in barco. Tutta psiche naturalmente, comunque ha rischiato di arrivare dietro alla Swenn-Larsson.

Con una grande manche l’austriaca Katharina Truppe è passata dall’ottava alla quinta posizione. Bel ritmo, mai un’incertezza, anche in presenza dei segni che si sono formati come nella prima manche.

Si può dire una prova quasi impossibile da portare a termine quando non sei ancora diventata un fenomeno. Eppure ha commesso un errorino poco prima della doppia che immetteva sul piano finale. Senza quel piccolo intoppo sarebbe salita sul podio. Forse.

Irene Curtoni è riuscita a tenere un ritmo ottimo fino a una porta doppia che immetteva sul piano finale. E lì il suo vantaggio si è subito dissipato e la posizione è rimasta quella della prima manche: 13esima. La sensazione è però che stia aumentando di condizione e convinzione.

Bisogna poi spendere qualche parola per la prestazione di Marta Rossetti. Una ragazzina di 20 anni che si qualifica per la prima volta nelle trenta e che affronta la seconda manche in quel modo… Non è da tutte. Questa è la scuola Guadagnini che sicuramente non ha la bacchetta magica, ma oltre a insegnare a sciare sa anche come motivare le sue “bamboline”.

Arrivare non serve a nulla anche se porti a casa qualche punticino. Esiste sempre e soltanto il tentativo di vincere. E Marta ha risposto dando il massimo che aveva, nelle gambe, nella testa, nel cuore. Ha sette atlete davanti a lei racchiuse in 16/100 perché nel tratto finale non è stata così incisiva e decisa come nel resto del tracciato. Ha fatto registrare uno dei migliori tempi, il settimo. Aveva il pettorale 56 su un terreno che nella prima manche si è scavato manco fosse passata una ruspa.

È riuscita a recuperare 8 posizioni. Si è classificata al ventiduesimo posto. Praticamente un sogno! Non sarà sempre così. Forse farà ancora meglio. Non si sa, perché in questa fase di crescita è sempre tutto incerto. Sicuramente ora la osserveremo con occhi diversi.

Segnaliamo la bella prestazione di squadra delle canadesi, le ragazze allenato dal nostro Luca Agazzi che sta facendo proprio un gran bel lavoro. A partire da Laurence St-Germain, poi Erin Mielzynski e Ali Nullmeyer.

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.