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Salta il crociato anche a Simon Maurberger

Una domenica da dimenticare, perché ieri 9 febbraio, nello slalom gigante parallelo di Chamonix anche a Simon Maurberger salta il crociato! Il bollettino medico enunciato dalla Fisi ieri parlava di distorsione.

Ma questa mattina, comunica la stessa federsci italiana, l’Azzurro è stato sottoposto a risonanza magnetica e l’esame ha evidenziato la rottura del legamento crociato e del menisco laterale del ginocchio destro.

Il 24enne dei carabinieri sarà operato in giornata. Chiude la sua miglior stagione in Coppa del mondo con tre top ten. Decimo nello slalom di Zagabria, quinto in quello di Schladming e ottavo ieri, nel gigante parallelo di Chamonix.

Ci si chiede perché quest’anno saltano così tanti legamenti. In realtà questa tipologia di infortunio capita da diversi inverni. L’elenco è infinito. Si dà colpa alle sciancrature, alle piste troppo ghiacciate, alla frenesia di un calendario che non concede all’atleta di riposare il dovuto e quindi di recuperare lo stress fisico. Le ragioni sono tante, compresa la fatalità.

Una bella botta per lo sci Azzurro che nella stessa giornata ha visto Sofia Goggia cadere nel superG di Garmisch. Una botta tremenda al braccio sinistro sul ghiaccio dell’Inferno della Kandahar 1. Stagione finita anche per la bergamasca perché la radiografia è stata implacabile: frattura del radio. Terrà compagnia dinnanzi alla TV a Viktoria Rebensburg, caduta anche lei ieri e andata all’ospedale con la testa della tibia fratturata

Ora un lungo stop attende Simon che purtroppo arriva nel momento migliore della sua carriera. Una serie di ottimi piazzamenti che stavano portando una certa euforia in seno a una squadra che si sta rifondando e riciclando. Viene una certa rabbia che l’infortunio sia capitato in una specialità che per ora non ha trovato ancora un’identità. E che subisce una critica via l’altra.

Non ultima, quella lanciata ieri da Alexis Pinturault, imbufalito per come si conceda spazio alla sorte anziché al gesto tecnico. I due percorsi non possono essere mai uguali, dunque è facile che non vinca l’atleta più forte, ma solo quello che ha avuto la fortuna di scendere per il percorso più veloce.

A fine stagione vedremo se la Fis troverà qualche soluzione. Non ce ne sono tante se non quella di lasciar perdere questo format. Ma questo difficilmente potrà accadere.

 

 

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.