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Simone Sibille, l’allenatore chiave per il rilancio del Bardonecchia

Simone Sibille, dopo 13 anni passati come tecnico dei giovani atleti del Sestriere, è diventato l’allenatore chiave per il rilancio dello Sci Club Bardonecchia. Che come abbiamo già scritto un mesetto fa, ha rivoluzionato il settore tecnico. Mentre Dario Borsotti si occupa dei Giovani e Fabio De Crignis dei Children, Simone ha in mano l’intero settore dei Cuccioli, naturalmente con una folta schiera di tecnici al suo fianco.

Simone, che cambiamento…
Esatto, mi sono preso questa responsabilità con molto piacere. Qualche annetto di esperienza sulle spalle ora li ho, grazie allo sci club Sestriere e al suo direttore Maurizio Poncet. Ora cercherò di mettere in pratica i nostri “credo”.

Ma non è stato un po’ scioccante lasciare il Colle dopo 20 anni?
Diciamo che è stata una decisione presa con tanti pensieri… Ho fatto questo passo perché ho visto la possibilità di creare un team di lavoro molto positivo. Mi ritrovo con Fabio Deca (De Crignis – ndr) che stimo molto e tanti altri. Allenatori che poi subentreranno a me nella categoria ragazzi. Ci tengo a dire che non ho lasciato il Sestriere perché si erano create problematiche di qualsiasi tipo. Anzi, possono solo ringraziare quello che ho imparato. Di contro penso di aver fatto un buon lavoro.

Hai già prefissato gli obiettivi?
Quello finale è di essere pronti quando sarà ora, non certo nella categoria Super Baby! Perché l’aspetto tecnico e metodologico sono atti a creare quello che ci servirà dopo. È il caso però, di fare una precisazione. Come ho detto a una riunione fatta con i genitori, io non insegno a frenare! Ovviamente era una battuta, ma il senso era che non significa andare piano da baby e forte dopo.

Il programma è costruito per creare una piramide con una base molto larga. In modo tale che quando è il momento di crescere, tutti abbiamo gli “strumenti” necessari perché ciò avvenga con una certa solidità.

Hai già avuto modo di incontrare i tuoi nuovi mini atleti?
Proprio tutti no. Abbiamo fatto cinque uscite giornaliere sul Colle de l’Iseran e a Les 2 Alpes con una quindicina di ragazzini. È stato comunque sufficiente per farci pian piano un’idea su come impostare il lavoro.

Niente pali dunque per ora?
Esatto, solamente tanto campo libero e impostazione. Avremmo voluto fare anche sessioni di un paio di giorni, dunque con una notte in hotel, in accordo con i genitori, ma poi abbiamo cambiato direzione. Più che altro serviva per non stressare troppo i ragazzi con il viaggio. Comunque adesso inizierà un periodo un po’ più specifico, anche se dovremmo attenerci all’evoluzione di questa situazione Covid, ancora poco chiara.

La scelta di queste uscite così brevi fatte finora dipendono dal Coronavirus o da una strategia tecnica?
Tieni conto che anche quando allenato il Sestriere, con i pulcini non ho mai fatto più di quattro giorni. Sai, andare su e giù dal ghiacciaio è abbastanza stressante per i Pulcini. Il Covid ha accentuato solo questa impostazione.

Così abbiamo deciso di dedicarci molto alla pratica di tante attività fisiche. Dai roller al rafting, dalle camminate, al volley e a giochi di vario tipo all’aria aperta. Alternare lo sci ad altri sport è molto utile per ragazzi di questa età.

Simone Sibille è anche istruttore nazionale

E per l’autunno?
Sto programmando uscite di tre giorni, dal venerdì alla domenica per lo più a Cervinia, molto comodo per noi.

Capitan Borsotti dice di rimanere il più possibile a Bardonecchia, Che è ricca di piste per i giovanissimi, piuttosto che andare in giro per tutta la Via Lattea…
Questa è una cosa che sinceramente devo un po’ imparare. Dopo 20 anni di lavoro a Sestriere ho bisogno di un pochino di tempo. Devo capire bene quali sono tutte le possibilità e le alchimie che si possono creare in questa stazione, molto diversa rispetto a Sestriere.

Sul fatto delle piste concordo. Sul Colle mi sono allenato per anni con i bimbi ma anche con i Giovani, sulla Kandahar e Sises. Bardonecchia, invece, ha molte più piste con caratteristiche diverse. Quindi sono pienamente d’accordo con Dario.

Poi comunque non mancheranno le occasioni di uscire quando inizieranno le gare provinciali e regionali. Vedi il trofeo Kelemata, l’Uovo d’oro, i Giovanissimi, il Criterium cuccioli.

Tra l’altro rimanere in casa è anche più sicuro…
Sicuramente, ma il nostro concetto è anche quello di stressare i ragazzi meno possibile. Alla lunga, a quell’età, le trasferte pesano, compresa la responsabilità di ottenere risultati.

C’è un coordinamento con tutte le categorie cuccioli?
Assolutamente sì. Io traccio le mie linee guida, poi trovo molto positivo che i ragazzi siano seguiti da diversi allenatori che sì, le adottano, ma con la loro firma.

Ognuno ha il proprio modo di gestire l’allenamento e costruire i rapporti con gli atleti ed è giusto che non vi sia una voce monocorde. Anche questo contribuisce alla crescita dei giovani e a quell’allargamento della base di cui mi riferivo prima.

Per dirla tutta, non credo nel concetto di sposare un solo allenatore e basta. Dunque, con me, lavoreranno Andrea Mellano, Martina e Matteo De Crignis, Elisa Vettore e Federica Gatti.

Poi mi interfaccerò, assieme al mio team, con Fabio De Crignis per un accurato passaggio di consegne quando i ragazzi diventano Children. Con Deca ci sono suo figlio Davide e Daniel Allemand. La stessa cosa avverrà tra Deca e Dario Borsotti quando gli atleti entrano nella categoria Giovani. In questo caso subentrerà anche sua figlia Monica.

La storia dell’allenatore che vorrebbe seguire l’atleta in tutto il suo percorso… che tasto che hai toccato…
Lo so che è un argomento molto dibattuto. Però sai cosa può succedere? Che quando poi l’atleta entra in Comitato o nelle squadre senza più il tecnico con cui ha passato tanti anni, il rischio di crollare è elevato.

Invece come fai a gestire tra i ragazzi, gli eccessi di euforia o di delusione che scaturiscono dai risultati?
Certamente lo sport agonistico prevede entrambe le situazioni. Per ovviare a questo non ho mai fatto le squadre. Anche in presenza di oltre 50 bambini. Non c’è mai stata la prima, seconda, terza squadra in base alle capacità.

Ho sempre creato gruppi in base a quello che sapevano fare. Ovvero, una suddivisione che dipende dalla situazione di neve e dall’obiettivo della giornata, della settimana o anche del momento della stagione che si evolve. Quindi nessun gruppo chiuso. Poi lavoriamo sui ragazzi stessi. Il bel clima all’interno di un team si crea con i loro atteggiamenti.

È nostro compito far capire il vero valore di una vittoria e di una sconfitta. E far comprendere ai meno bravi che dinnanzi a quelli più forti di loro, devono impegnarsi a trovare maggiori stimoli per andare a prenderli. Poi ci sono diversi sistemi per non chiudere nell’angolo chi si sente meno forte.

Quando sciamo in campo libero, tutti dietro all’allenatore, c’è un continuo interscambio di posizione. Nell’arco di una mattinata, tutti sciano almeno una volta sulle code del coach. Funziona, te lo assicuro!

E poi c’è la lotta con i genitori…
Ahahahah, no dai, nessuna lotta. A dire il vero l’ho sempre fatta molto poco, ma ti dirò, è una questione di fiducia. Sai qual è il programma, conosci l’ambiente e i metodi, bene: devi lasciarmi lo spazio di agire per il bene dei bambini.

Se sono felici, si divertono e fanno quello che gli chiedo, sinceramente ascolto poco ciò che arriva dai genitori.

Sibille al centro, Fabio De Crignis a sinistra, Dario Borsotti a destra.

Molti chiedono vittorie subito per sperare in una carriera.
Se mi dai fiducia e mi lasci lavorare può darsi che questo avvenga. Altrimenti se vuoi ostinatamente metterci il becco, esistono tante strade… Non tutti capiscono che a questa età, il fenomeno può diventare brocco due anni dopo. E viceversa, chi rende poco, crescendo magari diventa molto forte.

Quanto tempo ti dai perché la tua impostazione inizi a dare frutti?
Non mi so dare un timing. Sicuramente nessuno ha la bacchetta magica. Ci vuole tempo e pazienza. E questi non ci mancano! Simone sibille l’allenatore chiave Simone sibille l’allenatore chiave Simone sibille l’allenatore chiave

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.