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30 anni fa Manuela Di Centa a Lillehammer ’94 vinceva la sua 5a medaglia nella stessa Olimpiade

30 anni fa Manuela Di Centa a Lillehammer vinceva la sua 5a medaglia nella stessa Olimpiade. Il 2024 è l’anno delle grandi ricorrenze. Abbiamo già ricordato i 50 anni della Valanga Azzurra, nata il 7 gennaio 1974.

Me ce n’è un’altra, se si vuole meno nazional popolare, ma ugualmente straordinaria perché trent’anni fa, alla data 27 febbraio 1994, alle Olimpiadi di Lillehammer, nello stadio stracolmo di tifosi fino all’inverosimile di Birkebeineren, Manuela Di Centa conquistò l’oro nella 30 km, la sua quinta medaglia messa al collo in un’unica edizione dei Giochi.

13 febbraio: oro nella 15 km, 15 febbraio argento nella 5 km, 17 febbraio argento nella 10 km, 21 febbraio bronzo nella staffetta 4×5 (con Bice Vanzetta, Gabriella Paruzzi e Stefania Belmondo), 27 febbraio oro nella 30 km!

Ingaggiò un duello senza precedenti con la russa Ljubov’ Egorova che l’aveva preceduta nella 5, nella 10 e in staffetta, vincendo, nella storica rivalità interna in pieno stile Coppi-Bartali, la sfida con Stefania Belmondo, altro monumento dello sport italiano con 10 medaglie (7 individuali)olimpiche vinte in 4 Olimpiadi!

Non ci sono dubbi che l’oro più prezioso è quello vinto nella 30 Km, conquistato cinque giorni dopo un’altra storica impresa: la vittoria della staffetta maschile con Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta e con Silvio Fauner che superò il traguardo a braccia alzate tenendosi alle spalle, l’eroe di casa Bjørn Dæhlie.

L’oro conquistato da Manuela nella 15 Km

Ma oggi il ricordo è solo per Manuela e di quel giorno che va ben oltre la conquista di una medaglia. È la raccolta di tutti i valori propri dello sport, scritti da una donna dalla personalità forte e forse anche un po’ complessa, sicuramente non comprensibile a tutti.

Non c’è da stupirsi se la sua più grande soddisfazione è essere riuscita a saldare quel duello rusticano con se stessa che aveva ingaggiato 12 anni prima. L’aver vinto la scommessa con l’insoddisfazione petulante che la pungolava come la peggiore delle rivali, che la provocava dentro, come un tarlo.

La cavalcata di Di Centa nella 30 e il viso sfinito dopo l’argento conquistato nella 5 klm

Quel giorno anche l’inflessibile, ingorda, testarda Manuela dovette ammettere che di più non era possibile fare. Poteva addirittura concedersi una lacrima! Schiantò qualsiasi ipotesi di resistenza. In quella 30 km dell’apoteosi, come nella 15 del primo oro, fece una gara a parte, prima dal primo all’ultimo metro, chiusa nel monastero del proprio orgoglio e di quella inesausta voglia di migliorarsi che la spinse in alto da quando mise per la prima volta un paio di sci ai piedi.

Il linguaggio dell’alternato non fece altro che attizzare il fuoco, con la sua originaria faticosità, con il suo gusto di autenticità e di verità. Massacrante fatica simulata da quel gesto di eleganza antica, la 30 KM delle donne. E quella Manuela era pronta alla sfida decisiva, al match più difficile e crudele.

Tutta la sua classe, la forza della sua mente e del suo corpo, si sprigionò nell’appuntamento finale, una rappresentazione da grande star. E nella sua scia, dietro i suoi ottimi sci, il resto del mondo si divise in briciole. Che storia quella di Manuela. Donna dal carattere impervio con una vocazione alla grandezza, con l’istinto della star. Innamorata della vita che ancora oggi guarda dritta negli occhi per sfidarla senza tremori. Non ha sempre vinto. Quando assunse la consapevolezza del suo valore sembrò che l’ebbrezza le desse alla testa.

Sbattè il muso contro le cose, ingaggiò battaglie con i Presidenti federali. Ma pagò sempre di persona, a testa alta, anche quando sbagliava. Sparì per un po’ di tempo ma quel periodo così complicato le servì per capire che la sua vita era su quegli sci stretti, tra i boschi e nella solitudine della gara, in un rapporto struggente di amore.

Manuela e Stefania Belmondo ai Giochi di Salt Lake City

Quando decise di tornare dopo quel ritiro spirituale gli angoli si erano un po’ smussati ma lei era cresciuta e aveva capito un po’ di cose. Era cambiata restando se stessa, con la sua intransigenza, il suo stakanovismo e il suo splendido progetto: «Dare il massimo di se stessa». Manuela portò femminilità in un mondo dove sciavano atlete che sembravano uomini.

Si truccava, orecchini di diamante ai lobi delle orecchie e la fatica che non la «sconciava» mai. Dentro di lei c’era già l’oro, il traguardo di quel 27 febbraio, arrivato dopo un percorso a ostacoli che forse avrebbe fermato chiunque.

Quando stava per spiccare il volo più alto il destino giocò uno scherzo crudele con un distubro alla tiroide che la costrinse a convivere con i farmaci, debilitandola, spegnendola, impedendole di allenarsi per bene e di essere al 100 per100 se stessa. L’oro era sicuramente in lei ma non riusciva ad arrivare.

Manuela col marito Fabio Meraldi, responsabile tecnico della squadra nazionale di Sci Alpinismo

Lo perse in Val di Femme ‘91, lo perse a Falun ‘93 lo vinse Belmondo, ma lei alla stampa sorrideva comunque. Perché è sempre stata dalla parte delle donne, facendo del femminismo non un’ideologia ma una pratica. Anche per questo e per tanto altro non detto, il 27 febbraio 2024 è un grande giorno! 30 anni fa Manuela Di Centa

Di Centa oggi, qui col Ministro dello Sport, Andrea Abodi. Nell’anno dell’exploit di Lillehammer vinse anche la Coppa del Mondo generale ripetendo l’impresa nel 1996. Dopo i Giochi di Nagano, nel 1998 si ritirò. Da quel giorno inizia una nuova carriera piena di iniziative. Tra queste, diventa deputato (Popolo delle Lobertà), conduttrice televisiva, è la prima donna a raggiungere la vetta dell’Everest con l’ausilio di ossigeno, membra del Coni anche come vice presidente, e in seguito membra onoraria del Cio, consigliere del Ministro Massimo Garavaglia per le materie turistiche di Sport e Montagna.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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