Roland Collombin è morto venerdì 10 luglio all’età di 75 anni. Da tempo combatteva contro il cancro. Negli ultimi due anni aveva affrontato un tumore alla gola e, successivamente, un tumore al fegato, sottoponendosi anche a un delicato intervento chirurgico. La notizia della scomparsa è stata annunciata dalla famiglia.
Lo sci perde uno dei grandi protagonisti della discesa libera degli anni Settanta. La sua carriera durò poco più di tre stagioni, ma bastò per conquistare due Coppe del Mondo di specialità, un argento olimpico e lasciare il proprio nome accanto a quelli di Bernhard Russi e Franz Klammer, gli uomini che in quegli anni segnarono la storia della velocità.
Nato il 17 febbraio 1951 a Versegères, nel Canton Vallese, Collombin si mise in luce molto giovane. Il primo risultato importante arrivò nel dicembre del 1971 a Val d’Isère, poi, pochi mesi dopo, la convocazione per i Giochi Olimpici di Sapporo. In Giappone chiuse secondo nella discesa libera, battuto soltanto da Bernhard Russi. Quella gara assegnava anche il titolo mondiale e gli consegnò anche la medaglia d’argento iridata.

La stagione successiva fu quella della consacrazione. Nell’arco di poco più di un mese vinse sulla Saslong della Val Gardena, due volte sulla Kandahar di Garmisch-Partenkirchen e sulla Streif di Kitzbühel. Quattro vittorie che gli permisero di conquistare la Coppa del Mondo di discesa libera davanti allo stesso Russi. In classifica generale chiuse terzo.
Il copione si ripeté l’anno dopo. Altri quattro successi, ancora Garmisch, poi Avoriaz, la Lauberhorn di Wengen e la Streif. Difese la Coppa di specialità precedendo Franz Klammer, destinato di lì a poco a diventare il nuovo dominatore della velocità. Otto vittorie in Coppa del Mondo, tutte in discesa libera, undici podi complessivi e due sfere di cristallo conquistate una dietro l’altra. Il meglio della sua carriera si concentrò tra il dicembre del 1972 e il gennaio del 1974.
Poi arrivò Val d’Isère.
L’8 dicembre 1974 cadde durante la discesa di Coppa del Mondo e riportò un grave infortunio alla schiena. Saltò l’intera stagione, lavorò per tornare e dodici mesi dopo si presentò di nuovo sulla Oreiller-Killy. Durante le prove della discesa libera del 7 dicembre 1975 la storia si ripeté. Cadde praticamente nello stesso punto dell’anno precedente. La frattura di due vertebre gli provocò una paralisi temporanea. Tornò a camminare dopo oltre due mesi, ma non avrebbe più rimesso il pettorale.
Quel dosso porta ancora oggi il suo nome: Bosse à Collombin. È uno dei pochi punti di una pista di Coppa del Mondo intitolati a un atleta.
La vita cambiò completamente. Tornò a Versegères e costruì una seconda carriera lontano dalle gare. Si dedicò al vino, alla ristorazione e all’ospitalità insieme alla moglie Sarah. Nel 2015 aprì a Martigny il ristorante La Streif, un nome scelto per ricordare la pista di Kitzbühel sulla quale aveva vinto due volte e che considerava uno dei luoghi simbolo della sua carriera. Lo sci, però, non uscì mai dalla sua vita. Seguiva ancora la Coppa del Mondo, incontrava gli appassionati e raccontava volentieri un’epoca nella quale la velocità si affrontava con materiali diversi, piste molto meno sicure e tanto coraggio.

Nella discesa di Garmisch
In Svizzera era rimasto un personaggio amatissimo. L’immagine del ribelle lo accompagnò fin dagli anni delle vittorie. Diretto, istintivo, poco incline alle convenzioni, rappresentava quasi il contraltare di Bernhard Russi. Col tempo, però, quella figura da guascone lasciò spazio al racconto di un professionista vero, capace di allenarsi con la stessa serietà dei grandi rivali e di costruire i propri successi con il lavoro prima ancora che con il talento.
Negli ultimi mesi aveva parlato apertamente della malattia, senza perdere il suo modo diretto di affrontare la vita. «Ho paura di morire, perché la vita è così bella», aveva confidato in un’intervista ai media svizzeri.
La discesa libera perde uno dei suoi uomini simbolo. Non soltanto per le vittorie, ma perché per due stagioni, fra Russi e Klammer, il riferimento della velocità mondiale portava il nome di Roland Collombin.






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