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Allenamento atletico: resistenza vs fatica

Allenamento atletico: resistenza vs fatica.
Fino non molto tempo fa, specialmente nelle categorie giovanili, l’unica figura tecnica con cui l’atleta entrava in contatto era l’allenatore.

Spesso si trattava di un maestro di sci che con (o senza) qualifica federale, si occupava dello sci alpino agonistico, unicamente sulla neve e tra i tracciati specifici, dove esercitava un ruolo rivolto, soprattutto, all’allenamento della componente tecnica.

Foto di repertorio per Angelica Bettoni, Nicole Spinelli, Leonardo Capelli e i fratelli Pizio, dove con esercizi equilibrio, anche sotto forma di gioco, si allenano la resistenza alla fatica nelle capacità coordinative, che con il controllo motorio sono le prime a risentire della fatica

Gli atleti più evoluti e le squadre nazionali avevano già presente, nello staff, figure professionali multiple. Una di queste era il prototipo dell’attuale preparatore fisico-atletico. Negli sci club era rappresentato spesso da un insegnante di educazione fisica che svolgeva l’attività di ginnastica presciistica, più orizzontata allo sci turistico che a quello agonistico.

L’aspetto interessante di questo passato vissuto è come dei giovani ed impreparati appassionati, cercassero di imitare nell’allenamento «a secco» quelle che potevano essere le costanti ritrovatili poi sulla neve.

Erano gli anni in cui l’allenamento estivo si limitava a 1/2 settimane, qualcuna di più per chi se le poteva permettere; era anche l’epoca in cui i ghiacciai erano frequentati più da turisti che agonisti.

Semplici tecniche di  sport di combattimento eseguite anche da sciatori diventa un valido metodo di allenamento alla resistenza alla qualità del movimento. L’attenzione «all’avversario» richiede una grande capacità di controllo, adattamento e trasformazione di cui la fatica è il primo nemico

Sembrano anni luce fa, ma era così. Così come al giorno d’oggi la presenza del preparatore fisico-atletico è una costante in ogni sci club che ritroviamo anche all’interno dei Team privati, presenti nelle categorie giovanili e non più solo per i Top Skier di Coppa.

Team privati dove – cosi come negli sci club – si trovano: mental e visual coach, fisioterapista, osteopata, boot-fitter e quant’altro di più sia effettivamente necessario, si voglia o ci si inventi !

Attenzione a non cadere nella rischiosa esasperazione che non deve essere assolutamente presente nelle fasce giovanile… Pena un precoce «affaticamento» all’agonismo, se non addirittura allo sci.

Sembra un paradosso, ma anche la fase di defaticamento è fondamentale per migliorare la resistenza alla fatica. Proprio perché senza recupero, l’accumulo di fatica rischia di impedire le successive performance. Qui, Francesco Calvi in un esercizio di stretching

Comunque tutto questo si chiama ricerca e miglioramento della prestazione agonistica, tutto questo si chiama allenamento.

E quando qualcuno ci domanda: «Cos’è l’allenamento?» o meglio: «Cosa allena un preparatore fisico-atletico?»… diventa sempre difficile rispondere in modo sintetico, senza interloquire nello scibile umano che si chiama scienza del movimento umano. E quando viene chiesto di rispondere con una sola parola che dia significato al lavoro che professionalmente si compie e di cui scriviamo su Senza Scarponi?

Beh, questa parola noi l’abbiamo identificata con FATICA, obiettivo principe di ogni buon preparatore atletico: allontanare l’affaticamento allenando la resistenza.

Vediamo anche un esercizio di Pilates, ottima metodologia per il recupero e ricondizionamento posturale 

Per resistenza alla fatica possiamo intendere quella capacità dell’essere umano di svolgere, per il più lungo periodo possibile, un qualsiasi tipo attività senza che si determini una diminuzione di efficacia e/o attenzione. Quindi possiamo indicare la resistenza come la capacità di contrastare la fatica e l’allenamento come l’attività atta a contrastare l’affaticamento.

Nell’allenamento ci si concentra sulla resistenza fisica che è determinata da un insieme di fattori studiati nella fisiologia del lavoro e dello sport. La valutazione della capacità fisiologica di resistenza è compito della medicina dello sport, allenare a resistere è il fondamentale compito della preparazione fisico-atletica.

Del metodologo è il compito di analizzare tutte le componenti che devono essere allenate per migliorare la resistenza. Così com’è fondamentale analizzare tutte le componenti dell’affaticamento che comportano la fatica. Ovvero, controllare e gestire la fatica acuta. O evitare e allontanare il più possibile quella cronica. Che poi è lo spettro di ogni abbandono precoce all’attività agonistica e grande rischio per tutti.

Un’ancora «children» Ludovica Loda mentre esegue una tecnica di Bioginnastica

Nel giovane (ma non solo) sciatore, possiamo distinguere empiricamente quattro tipi di affaticamento:

Affaticamento mentale: non è solo quando dobbiamo risolvere problemi matematici o il troppo studio, ma è anche lo stato protratto di concentrazione determinato da lunghi allenamenti sommati, a studio o altri impegni di tipo mentale (non scordiamo anche gli impegni ludici, tipo i giochi elettronici).

Affaticamento sensoriale: si ha con la stressante attività degli organi di senso, per esempio l’affaticamento degli occhi dopo una lunga guida notturna o impegno allo schermo di dispositivi elettronici (vedi sopra) o anche nello sci in condizioni impegnative (scarsa visibilità), dove bisogna mantenersi sempre vigili; così come vivere nel rumore assordante o ascoltare musica a volume elevato può alzare la soglia uditiva rendendoci meno sensibili agli stimoli acustici.

Affaticamento emozionale: come conseguenza di situazioni emotive intense. La componente emotiva della fatica interviene sempre dopo la partecipazione ad una competizione importante, dopo o concausa di «pressioni», attese o aspettative elevate.
Oppure dopo l’esecuzione di un esercizio in cui debba essere vinta una paura, che nello sci è una costante.

Benedetta e Ludovica Loda in una sessione dedicata ad esercizi di respirazione e concentrazione. sono ottimi per favorire la resilienza, combattere lo stressor e contrastare la fatica pscicomotoria accumulati anche durante l’intenso periodo agonistico

Affaticamento fisico: è l’indebolimento fisico prodotta da un lavoro muscolare prolungato senza il necessario recupero. Come, assenza di sonno, riposo inadeguato, tecniche di rilassamento. E defaticamento tra un momento stressante e l’altro (principio di super compensazione).

Sebbene in ogni attività fisica siano presenti tutti gli stati di affaticamento, nell’attività sportiva, veniva finora particolarmente studiata la possibilità di sopportar meglio lo stressor fisico, migliorando la resistenza psico-fisica.

Seppur ci si alleni fisicamente, si è visto che spesso ciò non è sufficiente. Infatti la fatica nasce da una sommatoria di stati su cui bisogna agire con allenamenti specifici per ogni tipologia di eventi che la provocano.

Mentre per capacità di resistenza intendiamo soprattuto la possibilità di agire sui fattori fisici, siano essi metabolici che funzionali, per la resistenza alla fatica, alla sommatoria degli eventi affaticanti. E/o in risposta a tutto ciò, così come la capacità di opporsi a ogni possibile evento negativo, ora si utilizza un termine – forse inflazionato – che è resilienza.

Anch’essa si può e deve allenare, attraverso un approccio interdisciplinare e multilaterale che vede operare in sinergia diverse competenze ed esperti (possibilmente certificati). Allenamento resistenza vs fatica


Foto di apertura instagram @imsofiagoggia

About the author

Walter Stacco

Docente di Scienze Motorie e Sportive. Metodologo della Scuola Regionale dello Sport del CONI Lombardia. Docente facoltà di scienze motorie università di Pavia